Frodi all’Ue, arresti e sequestri a Lecce: soldi anche per i beni...

Frodi all’Ue, arresti e sequestri a Lecce: soldi anche per i beni confiscati al clan Guarneri

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La conferenza stampa a Lecce e i due arrestati Giovanni De Matteis e Vincenzo Cagnazzo

I militari della Guardia di Finanza del Nucleo di polizia tributaria di Lecce, coordinati dalla Procura della Repubblica, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare a carico dei presunti capi di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato e del bilancio dell’Unione Europea. Sequestrate tre unità immobiliari, tre terreni e disponibilità finanziarie per una somma di oltre 800mila euro, corrispondente agli importi percepiti in modo indebito. Le persone arrestate sono Giovanni De Matteis, di 33 anni, e di Vincenzo Cagnazzo, di 57 anni, il primo domiciliato a Veglie, il secondo residente a Surbo, accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità materiale e ideologica. Le due ordinanze di custodia cautelare sono scattate su richiesta del pm presso la Procura della Repubblica di Lecce, Donatina Buffelli, e disposti dal gip Stefano Sernia.
I due arrestati sono stati ritenuti a capo di un’associazione a delinquere finalizzata ai raggiri ai danni delle casse italiane e di quelle europee. I militari del Nucleo di polizia tributaria leccese, guidati dal colonnello Nicola De Santis, hanno posto sotto sequestro tre immobili, altrettanti terreni e disponibilità finanziarie per svariate centinaia di euro, somma corrispondente agli importi che l’associazione avrebbe percepito in maniera indebita. Altre quattro persone sono state denunciate a piede libero: si tratta di padre, madre e fratelli di uno degli arrestati.

Le domande, munite dei visti di conformità apposti falsamente dal responsabile del Centro, sono state trasmesse all’Agea per ottenere i finanziamenti. I fondi sono stati accreditati sui conti correnti dei conduttori fittizi e poi ripartiti tra gli associati. I finanzieri, grazie a sequestri di documenti e ai riscontri presso i reali proprietari e conduttori dei terreni, hanno dimostrato la falsità degli atti allegati alle circa 150 domande inoltrate nel periodo dal 2009 al 2014. In un caso è stato accertato che l’associazione aveva richiesto contributi anche su terreni confiscati ai noti esponenti della famiglia mafiosa Guarneri di Canicattì (Agrigento) e successivamente assegnati al Comune di Naro per finalità sociali. La truffa protrattasi per circa otto anni ha permesso di intascare oltre 800.000 euro che i finanzieri hanno intercettato sui conti correnti personali e aziendali degli arrestati.

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