Garanzia Giovani? Flop per chi cerca lavoro, affare per le imprese che...

Garanzia Giovani? Flop per chi cerca lavoro, affare per le imprese che provano a darglielo

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L’Italia ha a disposizione 1,5 miliardi del piano europeo per gli under 29. Ma l’impatto del piano è nullo. Le offerte, spesso grottesche o al limite della legalità, non vengono controllate. E il portale si trasforma in uno strumento usato dalle aziende per risparmiare sul costo del lavoro. A spese dello Stato. Ad Agrigento? La siutazione è uguale. Tirocinanti a lavoro in attesa dei rimborsi mentre chi fa l’affare sono solo le piccole aziende che navigano in un oceano senza controllo.
COME FUNZIONA. Garanzia Giovani è un piano europeo rivolto ai giovani tra i 15 e i 29 anni che ha come scopo quello di proporre un’ offerta di lavoro “qualitativamente valida” entro 120 giorni dalla presa in carico. Il progetto punta a dare risalto alle esperienze lavorative fatte in passato, ai curricula e alla possibilità di completare un percorso non del tutto finito. Le Regioni, in questa fase, giocano un ruolo fondamentale essendo loro che, successivamente , predispongono i cosìddetti “Piani attuativi” . I giovani che rientrano nei paramentri stabiliti si recano al CPI (Centro Impiego per Lavoro) a livello provinciale dove usufruiscono di una prima forma di orientamento. In questa fase i Cpi si incaricano di “profilare” i soggetti, facendo conoscere il funzionamento di Garanzia Giovani e cercando di conoscere i giovani, le loro competenze e aspirazioni. A questo punto verrà proposto un percorso di inserimento personalizzato che spazia sulle varie offerte del programma: Formazione, Accompagnamento al lavoro, Tirocinio, Apprendistato, Servizio Civile, Autoimprenditorialità, Bonus occupazionale alle imprese. È infatti dopo l’iscrizione che le opportunità si fermano nel setaccio della burocrazia. Solo la metà degli iscritti viene “preso in carico”, cioè richiamato per un colloquio dai centri per l’impiego o dalle agenzie per il lavoro. Con quali risultati? Non è dato sapere. Perché, se Garanzia giovani fornisce un costante monitoraggio quantitativo, ignora invece la qualità dell’offerta. Qui, iniziano i conti di chi ci guadagna.
CHI CI GUADAGNA. Al momento di accettare il percorso, l’utente firma un “Patto di servizio” con il quale entrano in gioco le società accreditate, gli enti di formazione o agenzie per il lavoro. È infatti dopo l’iscrizione che le opportunità si fermano nel setaccio della burocrazia. Solo la metà degli iscritti viene “preso in carico”, cioè richiamato per un colloquio dai centri per l’impiego o dalle agenzie per il lavoro. Per quanto riguarda, per esempio, la nostra Regione sono previste due misure: “Orientamento specialistico e Accompagnamento al lavoro”. Nel primo caso, l’orientamento viene condotto da un operatore del soggetto accreditato che per questo servizio ha un compenso di 35 euro l’ora. I programmi sono di 4 o 8 ore a giovane con compensi, quindi, di 142 euro e 284 euro per ogni giovane euro che usufruisce del servizio di orientamento. Molto più caro, invece, il servizio di “Accompagnamento al lavoro”. Qui la società è retribuita in due forme: ha un rimborso elevato in caso di “raggiungimento del risultato”, cioè la stipula di un contratto di lavoro ma, in subordine, ha una “quota fissa” in caso di mancato raggiungimento. Il rimborso è differenziato a seconda del tipo di contratto e del profilo dell’utente. Nel caso di un tempo indeterminato o apprendistato si va da 1.500 a 3.000 euro a utente (a seconda della difficoltà a collocare il soggetto interessato), nel caso di tempo determinato, apprendistato o somministrazione di 12 mesi si va da 1.000 a 2.000 euro che scendono, rispettivamente, a 600 e 1.200 se il contratto è tra i 6 e gli 11 mesi. La “quota fissa” invece, è stabilità al 10% delle cifre sopra descritte facendone una media: si tratta di 130-160 euro a utente.
Poi c’è l’altro rivolo dei finanziamenti, il bonus occupazionale. Questa misura è finanziata con 190 milioni. Alle aziende che si fanno carico del contratto di lavoro proposto, viene riconosciuto un “bonus” consistente. A essere finanziati sono i contratti a tempo determinato per 6-12 mesi, a tempo determinato superiore a 12 mesi e a tempo indeterminato. In quest’ultimo caso, a seconda della difficoltà del soggetto, si va da 1.500 a 6.000 euro a lavoratore, mentre per i tempi determinati a 6 mesi si va da 1.500 a 2.000 euro e per quelli fino a 12 mesi da 3.000 a 4.000 euro. Si tratta di soldi freschi, che finiscono nelle casse delle imprese, non al lavoratore, e che possono essere cumulati con altri incentivi pubblici, ad esempio quelli per il contratto a tutele crescenti. Infine, il tirocinio (minimo 300 euro) che viene erogato dalla Regione alle aziende che spesso utilizzano i giovani a tempo pieno.
OPPORTUNITA’ O SFRUTTAMENTO? Secondo le regole di Garanzia Giovani le offerte di contratti o tirocini dovrebbero essere di “qualità”. La qualità dell’impiego è data dall’aderenza alle competenze che un giovane ha sviluppato durante il proprio percorso di studi e dalla presenza di un contratto di lavoro che rispetti requisiti minimi di legalità e di diritti. Spesso invece alcune modalità sono utilizzate per impiegare manodopera a basso costo e senza intenti formativi. Sì, perché assumere passando da Garanzia giovani conviene. Le aziende ricevono bonus di cui parlavamo sopra ma, soprattutto, nessuno monitora le offerte che vengono inserite nel portale. Al continuo monitoraggio degli iscritti corrisponde una totale assenza di controllo sulle aziende. I concetti di formazione o di “offerta di qualità” sfuggono facendo si che questo piano diventi solamente un incentivo per le aziende a ricercare figure non tanto preparate qualitativamente bensì disposte a svolgere manzioni extra-lavorative.
OLTRE IL DANNO, LA BEFFA? Arrabbiati, sconsolati, delusi e amareggiati. Stiamo ovviamente parlando di migliaia di tirocinanti nella provincia di Agrigento che , una volta aderito al programma di Garanzia Giovani, si stanno chiedendo che fine abbiano fatto i loro soldi. Si perchè oltre al danno c’è anche la beffa. Basti fare un giro all’interno di Facebook per capire che aria tira. Sono nati numerosi gruppi sul famoso social per confrontarsi in merito a questo tema e, soprattutto, per tenersi in costante aggiornamento sulla situazione relativa ai pagamenti. Ebbene sì, la maggior parte dei tirocinanti non ha visto l’ombra di un quattrino. Precisamente nella provincia di Agrigento i tirocinanti si sono iniziati a muovere e a chiedere spiegazioni dal mese di Agosto facendo peraltro avanti – indietro dall’Inps di Agrigento al Cpi provinciale. Il risultato? Un continuo tira e molla con una mortificante quanto snervante opera di rimbalzo fra i vari uffici. Dunque dove sta il problema? La questione è capire dove sono questi soldi. Come spiegato l’Inps effettua i pagamenti solo dopo aver ricevuto i profili da parte dei Cpi. All’Inps di Agrigento dicono di non aver ricevuto finora nessuna pratica e che si aspetta la mossa del Cpi. Viceversa, da questo ufficio, ci fanno sapere che tutto è in stand by. E’ curioso,però, vedere sempre sui social foto di bonifici o commenti con i quali solamente alcuni “eletti” esprimono soddisfazione per aver ottenuto il saldo, come nelle zone di Casteltermini o Licata dove ci fanno sapere che circa 1200 pratiche sono state saldate.
A vigilare su questa faccenda sembra non ci sia nessuno. Di occupazione, prospettive e saldo degli arretrati neanche l’ombra. Grandangolo vuole vederci chiaro e andrà fino in fondo a questa situazione. Come sempre.

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