Giustizia, Zambuto: “Basta con i populismi ora si cambi la Severino”

Giustizia, Zambuto: “Basta con i populismi ora si cambi la Severino”

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Marco Zambuto

“Non cambia molto tra il Tar e i Tribunali, io dico solo che si deve cambiare al più presto la legge Severino. Basta con questo populismo. Io personalmente sono stato ‘vittima’ di questa norma, perché mi sono dimesso da sindaco dopo la condanna di primo grado, salvo poi essere assolto definitivamente”. L’ex sindaco di Agrigento Marco Zambuto commenta così, la decisione della Cassazione secondo cui non sarà più al Tar che potranno rivolgersi gli amministratori pubblici sospesi in base alla legge Severino, ma ha stabilito che la competenza in materia spetta al giudice ordinario. Di conseguenza, non si potranno più fare ricorsi ai Tar. Nelle motivazioni, il relatore Stefano Petitti scrive che la Cassazione ”dichiara la giurisdizione del giudice ordinario dinanzi al quale rimette le parti previa riassunzione nei termini di legge”. Zambuto era stato condannato per abuso d’ufficio a due mesi di reclusione e poi definitivamente assolto per non aver commesso il fatto. “Io ho sempre avuto grande rispetto per la legge – dice Zambuto – e dopo la condanna di primo grado mi dimisi subito, prima ancora di aspettare la sospensione del Prefetto. Dura lex, sed lex, ma non c’è dubbio che sul piano politico questa norma va rivista”. “I pubblici amministratori sono i più esposto nell’affrontare i problemi dei comuni - dice – e adesso ‘asticella della punibilità è troppo alta, andrebbe escluso per alcuni reati il fatto che già in primo grado si preveda la sospensione. Lì ci vuole la capacità della politica di battere qualunque forma di populismo, e io ho le carte in regola per poterlo dire”. “Perché al momento si blocca troppo spesso la vita amministrativa dei vari eventi – spiega ancora Zambuto - E lo dice uno che quando è stato condannato in primo grado non ha aspettato il provvedimento di sospensione, non mi sono posto il problema se fare ricorso, nonostante sapessi di subire una condanna ingiusta, come poi fu riconosciuto dalla Corte d’Appello di Palermo. Ma nell’esercizio delle funzioni si deve essere d’esempio. La politica deve avere il coraggio di una scelta chiara e netta, forte, altrimenti si finisce in un vicolo cieco”.

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