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I rifiuti di Cosa nostra nel parco Etna: confisca beni per 3 mln di euro (video)

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Confisca azienda ad Antonino Sciacca

Beni per tre milioni di euro sono stati confiscati dalla Dia ad Antonino Sciacca di 64 anni, già condannato per associazione mafiosa, poiché inserito nel consesso malavitoso che opera a Bronte e nei comuni limitrofi, punto di riferimento per i pluripregiudicati Francesco Montagno Bozzone e Salvatore Catania tutti e due federati alla cosca mafiosa “Santapaola-Ercolano”.

Il provvedimento di confisca è stato deciso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale su proposta del direttore della Dia Nunzio Antonio Ferla.

Il patrimonio confiscato comprende un’impresa che si occupa della frantumazione delle pietre, rapporti bancari, quattro immobili e una decina di automezzi.

I rifiuti della mafia nel parco dell’Etna. E’ uno degli aspetti emersi nell’ambito della confisca dei beni per 3 milioni di euro eseguita dalla Dia all’imprenditore Antonino Sciacca, già condannato per associazione mafiosa, poichè ritenuto inserito nella cosca attiva a Bronte e nei comuni limitrofi, punto di riferimento per Francesco Montagno Bozzone e Salvatore Catania legati ai Santapaola-Ercolano. Rilevata la realizzazione e gestione illecite di una discarica abusiva di rifiuti speciali all’interno del Parco dell’Etna, nonchè l’attività estrattiva abusiva di materiale vulcanico in località gravata da vincolo ambientale.

Sciacca è ritenuto dalla Dia un elemento di primissimo piano e le indagini hanno riguardato anche le attività riconducibili ai familiari, in primis la moglie, titolare di un’impresa inserita nel settore dell’edilizia che sarebbe stata agevolata nella fornitura del materiale dall’alterato regime di concorrenza sul mercato. Accertamenti patrimoniali su Sciacca hanno evidenziato l’assenza di risorse lecite idonee a giustificare gli investimenti effettuati ed una cospicua e generalizzata sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio posseduto.

L’impresa confiscata, “Sicilia Inerti Di Barbagiovanni Giacomina” – che svolge una attività di frantumazione di pietre e minerali vari – era stata controllata dalla Dia nel giugno dello scorso anno in collaborazione delle altre forze di Polizia e altri enti che fanno parte del Gruppo Interforze istituito presso la Prefettura e gli investigatori avevano rilevato l’illecita realizzazione e gestione di una discarica abusiva di rifiuti speciali all’interno del Parco Regionale Naturale dell’Etna e l’attività estrattiva abusiva di materiale vulcanico in una località con vincolo ambientale. Per questa ragione la titolare dell’impresa era stata denunciata e l’intera area sequestrata essendo state rinvenute attività di scavo che erano state nascoste riempiendo i siti con materiali di risulta proveniente da altri luoghi e che hanno interessato anche zone a ridosso dell’acquedotto che serve i comuni della provincia di Enna. In particolare era stata individuata un’area di circa 400 mq per il tombamento di rifiuti speciali provenienti da demolizioni edili sulla quale risultavano scaricate decine di metri cubi di terreno vegetale per celare la modifica dei luoghi.

Nel video le operazioni di sequestro dei beni avvenuto nel 2014

 

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