Ignazio Cutrò: “Devono essere i mafiosi ad andare via”

Ignazio Cutrò: “Devono essere i mafiosi ad andare via”

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Posso dire che la mia lotta ha avuto un senso”. Cosi’, nei giorni scorsi, annunciando di essere stato assunto dalla Regione siciliana in base ad una legge regionale, il testimone di giustizia, Ignazio Cutro’, 47 anni, di Bivona nell’agrigentino, che grazie alle sue accuse ha consentito che venisse arrestata e condannata una banda di estorsori. “Il prossimo mese – ha reso noto l’imprenditore – verro’ assunto dalla Regione Siciliana in seguito alla legge regionale dedicata proprio all’assunzione dei testimoni di giustizia. Ma la cosa ancor piu’ bella e’ un’altra: andro’ a lavorare in un ufficio regionale che ha sede a Bivona, nel mio paese, nello stesso centro in cui abitano le persone che ho indicato nelle aule giudiziarie”. “In questi momenti – ha aggiunto – mi tornano in mente le parole del procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Vittorio Teresi, che alcuni anni fa – in occasione di un incontro con gli studenti proprio a Bivona – disse che la mia scelta di entrare nel programma di protezione testimoni ma di non accettare il trasferimento in localita’ segreta e di dire ‘no’ ad una nuova identita’ era la scelta giusta per combattere nel territorio la criminalita’ organizzata. Devono essere i malavitosi ad andare via dai centri abitati; devono essere loro a far le valige e lasciare i paesi in cui hanno tentato di comandare con la prepotenza e con la violenza tipica mafiosa. Le persone perbene devono poter vivere ovunque”.

“Al momento dell’ingresso nel programma di protezione, al sol pensiero di abbandonare la mia Bivona per assumere una nuova identita’ e recarmi in una localita’ segreta dove nessuno conosceva la mia storia, mi sentivo uno sconfitto – ha ricordato Cutro’ -. Era come se a vincere fossero stati i mafiosi che mi avevano reso la vita difficile. Restare nella mia citta’ e’ stata, invece, una grande vittoria. E lo e’ ancor di piu’ lavorarci onestamente e da impiegato pubblico. Mi sento di rivolgere un ringraziamento alla Magistratura, al Prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, e al presidente Rosario Crocetta che con la scelta di farmi lavorare in un ufficio regionale con sede nella mia Bivona ha lanciato un chiaro messaggio: le persone oneste e perbene restano libere e vivono dove vogliono. I malavitosi e i mafiosi devono andar via. In culo alla mafia”, ha concluso.

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