Il carabiniere scrittore: Renato Candida
Al comando del Gruppo Carabinieri di Agrigento rimane dal 1955 – in cui viene disposto il suo trasferimento da Torino – al 1957. Anni trascorsi a combattere la mafia senza indugi, a studiarla e a scriverne. Della nuova sede di servizio il maggiore Renato Candida sapeva che era stata una “opulenta città della Magna Grecia” e che aveva dato i natali a Pirandello. Nient’altro. E poco sapeva di mafia. Accetta, dunque, il trasferimento di contraggenio. Ma l’esperienza che ne ricava gli è utile non solo ai fini professionali. Senza quell’esperienza, infatti – ed è lui stesso a riconoscerlo – mai avrebbe pensato di scrivere un rigo, di dare libri alle stampe. Questa mafia è del 1956. Centocinquanta cartelle sulla mafia in provincia di Agrigento: in città e paesi come Sciacca, Siculiana, Bivona, Favara, Canicattì, Licata, Palma di Montechiaro. L’opera – dedicata “alla memoria dei Carabinieri, umili eroi caduti nella lotta, ininterrotta e cruenta, contro la delinquenza mafiosa” – viene ristampata nel 1983 con una prefazione di Leonardo Sciascia che aveva favorito la prima edizione. Mafia insoluta, che mi trovo tra le mani, è il secondo libro che Candida dedica all’argomento, pubblicato nel 2000 dal Centro Culturale Editoriale Pier Paolo Pasolini di Agrigento. E altro non è che il diario dei suoi due anni agrigentini. Della conoscenza del fenomeno mafioso, dell’omertà che lo circonda, delle protezioni politiche di cui gode: una realtà triste e disgustosa di rapine, sequestri di persona, impunità, complicità a vari livelli, inosservanza delle leggi. Il maggiore porta nella Città dei Templi, nelle città della provincia interessate dalla mafia che nessuno ancora osa chiamare per nome il suo senso della giustizia contro la legge del più forte. E se è vero, come diceva Cervantes, che la penna è la lingua dell’anima, questo senso della giustizia, in Candida connaturato, bene si coglie nel racconto della sua esperienza professionale ad Agrigento. Vedendolo all’opera in Mafia insoluta in paesi e luoghi della nostra provincia sulla campagnola di servizio, impartire ordini, dialogare con i subalterni, interrogare i delinquenti, la sua figura ricorda quella del capitano Bellodi de Il giorno della civetta di Sciascia – e di Franco Nero che lo interpreta nella versione cinematografica. Del Capitano il Maggiore è il “doppio”. Come Bellodi lo era di lui. Sciascia si ispira a Candida quando traccia il profilo del suo fortunato personaggio: ambedue continentali e animati dallo stesso senso della giustizia, ambedue sospettati di comunismo. E forse, mentre in Mafia insoluta scrive di se stesso, ma a trent’anni di distanza dai fatti che racconta, Candida pensa davvero a Bellodi, che già aveva, e da diversi anni, una sua vita letteraria: e in quel personaggio di finzione, in quel suo “doppio”, a sua volta si specchia. Nel 1956, quando Renato Candida batte le centocinquanta cartelle di Questa mafia, era appena uscito Le parrocchie di Regalpetra di Sciascia. E il Maggiore volle conoscerne l’autore. Fece da tramite il maresciallo dei carabinieri di Racalmuto. Il Maggiore e lo Scrittore si incontrarono ad Agrigento o a Racalmuto. Il primo incontro di quella che sarà una lunga amicizia. Sciascia visionò il manoscritto del Maggiore, ne approvò il contenuto e insieme si recarono a Caltanissetta, dall’editore Salvatore Sciascia che poi lo pubblicò. Ma un carabiniere che scrive di mafia, anche se in modo “controllato”, genera reazioni: ché il suo compito è di combatterla e basta. Indispettita la reazione del cardinale Ruffini, per il quale il saggio di Candida gettava fango sulla Sicilia. Un anno dopo la pubblicazione il Presule colse l’occasione di un incontro ufficiale, di una pubblica cerimonia per negare al Maggiore la benedizione che concesse alle altre autorità presenti.
(Nota tratta dal libro di Gaetano Cellura, Licata Contemporanea, edito nel 2008).
P.S. Ricorre il cinquantenario della pubblicazione de Il giorno della civetta, l’opera dello scrittore di Racalmuto più conosciuta e tradotta all’estero. Per celebrarlo, un convegno di studi internazionali, che si terrà al castello Utveggio di Palermo il 18 e il 19 novembre 2011, è stato promosso dall’Associazione Amici di Leonardo Sciascia, www.amicisciascia.it, in collaborazione con il Centro Ricerche e Studi Direzionali.
A Renato Candida è dedicato il libro “Trent’anni di mafia nell’agrigentino”, di Franco Castaldo, edito dal Centro Culturale Editoriale Pier Paolo Pasolini di Agrigento







