Il fondo oscuro dell’America e dell’Occidente

Il fondo oscuro dell’America e dell’Occidente

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Donald Trump

Il confronto/scontro, più scontro che confronto elettorale, tra un uomo e una donna candidati alla Casa Bianca è stato vinto da un uomo che disprezza le donne (vero o falso, questo ci hanno detto le ultime cronache).

E così l’America perde l’occasione storica di eleggere una donna per la prima volta come suo presidente.

Hillary Clinton non era il meglio da scegliere, da preferire.

Filo establishment, e magari troppo; espressione di un paese dinastico e in fondo stanco delle dinastie come il voto ha dimostrato. La candidata democratica era piuttosto il sintomo di un paese che da tempo non ha più un presidente in cui quasi interamente riconoscersi. Dal tempo di JFK. Dal suo omicidio è cominciato il declino dell’America, che altri indicano nella guerra del Vietnam ma che, in realtà, è iniziato prima: e proprio quel giorno funesto a Dallas.

Hillary era anche la crisi di un partito – il Partito democratico americano – che non sa rinnovarsi e che, ibis redibis, ruota attorno agli stessi nomi: il marito presidente dietro cui c’è la moglie intelligente, che poi perde le primarie con Obama ma ne diventa ministro. Hillary che vince le ultime primarie, sostenuta dai poteri forti, i soliti, quando una scelta di tipo diverso avrebbe potuto dare un segnale di discontinuità. E questo può essere uno dei motivi per cui ha perso lei e hanno perso i Democratici. La stanchezza americana di vedere e rivedere gli stessi volti, gli stessi poteri a sostenerli.

Dall’altro lato, c’è un nuovo Presidente che è una sorpresa fino a un certo punto.

Forse per l’America e per il mondo soprattutto l’elezione di Trump è un salto nel buio. Un presidente isolazionista, dalle amicizie internazionali pericolose. Un presidente in netto contrasto con le politiche degli ultimi otto anni di presidenza Obama. Un presidente inviso al suo stesso partito – il Partito repubblicano pur vittorioso – che da lui aveva preso le distanze durante la campagna presidenziale, la più accesa, dura e divisiva  della storia americana. Un presidente che in fondo vince da solo e che incarna l’anima ultraconservatrice dell’elettorato.

Ma è lui ad aver vinto o la Clinton ad aver preso?

C’era molto da capire in questa campagna elettorale e dell’America di oggi. C’è molto da capire dell’ondata populista e di destra che la sommerge come sommerge l’Occidente. Ed è il fondo oscuro di quel ventre sociale – stanco, povero, disorientato e a suo modo ribelle – cui i democratici americani, come le sofferenti socialdemocrazie europee, non sanno dare risposte adeguate.

Questo ventre oscuro delle società occidentali, non ancora capito dai democratici, rischia di diventare maggioranza ovunque, vittima della demagogia dell’uomo forte.

O che tale sembra.

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