Il pentito Bucceri e il ‘pizzo’: “Prima mettevo la bottiglia, poi, se non pagavano davo fuoco”

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Il pentito Bucceri e il ‘pizzo’: “Prima mettevo la bottiglia, poi, se non pagavano davo fuoco”

di Redazione
Pubblicato il Nov 5, 2018
Il pentito Bucceri e il ‘pizzo’: “Prima mettevo la bottiglia, poi, se non pagavano davo fuoco”

Collabora con la giustizia e lo fa raccontando tutto quello che sa su cosa nostra agrigentina, in generale, e su quella del versante del Belice, in particolare.

E’ un fiume in piena Vito Bucceri, il pentito di Menfi che sta squarciando il velo di omertà e paura di cui si ammantano le famiglie mafiose, boss e picciotti.

Parla di come ha iniziato, di come ha conosciuto il boss dei boss della provincia di Agrigento, Leo Sutera, e di quello che lui, agli inizi della sua “carriera” faceva.

Bucceri racconta particolari su come avveniva la procedura che portava poi alla richiesta del pizzo alle imprese: Io su Menfi, dopo che Sutera mi aveva incaricato, mi occupavo di individuare le imprese impegnate nei lavori, di avvisare lo stesso Sutera, di avvicinare gli imprenditori, di mettere la “bottiglia” con del liquido infiammabile come segnale per convincere gli imprenditori a pagare.
Dopo qualche giorno che mettevo il segnale intimidatorio, avvicinavo l’imprenditore e con questo mi mettevo d’accordo per il pagamento della tangente. Se l’imprenditore non aderiva, prima davo fuoco ad un mezzo da lavoro piccolo (escavatore o gruppo elettrogeno) e qualora l’imprenditore non si convinceva passavo ad effettuare danni più consistenti.

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