Il ruggito dell’arch. Tuzzolino, pentito (ma non troppo) e amico di Matteo...

Il ruggito dell’arch. Tuzzolino, pentito (ma non troppo) e amico di Matteo Messina Denaro

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Tuzzolino (nel riquadro) in un articolo pubblicato, qualche tempo fa, dal Fatto Quotidiano

In principio, ieri, è stato “Il fatto quotidiano” con un pregevole articolo di Peppino Lo Bianco a rompere gli indugi e mettere nero su bianco le ultime rivelazioni del pentito Giuseppe Tuzzolino, l’architetto che dà del tu (così sostiene) a Matteo Messina Denaro, la primula rossa della mafia ancora oggi latitante che proprio a Tuzzolino ha affidato (sempre secondo il pentito) soldi e confidenze. Poi, i siti www.dagospia.com e  www.agrigentonotizie.it che hanno rilanciato le dichiarazioni del collaboratore di giustizia pur con mille distinguo e tanti verbi al condizionale. Precauzione legittima tenuto conto della credibilità mdel collaborante non sempre considerato attendibile. Ed anche in questo caso, con le dichiarazioni che seguono pubblicate da Agrigentonotizie la verifica dell’attendibilità di Tuzzolino e relativi riscontri, affidati ai carabinieri del Ros di Catania, sembrano impietosi. Non (quasi) tutto quadra. Ed è un formidabile assist per gli accusati o se vogliamo, più opportunamente per i citati senza il doveroso riscontro.

Ecco cosa pubblica www.agrigentonotizie.it:

Progetti per centri commerciali, rapporti con Cosa nostra e StiddaMassoneriaimprenditori e politici agrigentini, droga, incontri riservatissimi e addirittura l’interessamento dei servizi segreti.

Giuseppe Tuzzolino continua a collaborare con la giustizia.

E continua a raccontare fatti e misfatti di uno spaccato che vedrebbe coinvolti apparati della politica, dell’imprenditoria, della massoneria e della criminalità organizzata. Ma non solo. Elementi che l’autorità giudiziaria avrà il compito di accertare, ma che intanto vengono messi nero su bianco. 

L’architetto 36enne di Agrigento, genero dell’architetto Calogero Baldo, ex assessore al Comune di Agrigento nell’Amministrazione Sodano, stavolta si “confida” con i magistrati della Procura di Catania. E le sue dichiarazioni, che risalgono a pochissime settimane fa, si trovato già tra gli atti del processo a carico dell’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo. 

Tuzzolino venne arrestato il 2 giugno del 2013 per “gravissimi reati commessi all’interno dell’ufficio tecnico del Comune di Palma di Montechiaro”. Poi il patteggiamento, la scarcerazione e l’inizio della collaborazione con la magistratura, in cui Tuzzolino (le cui dichiarazioni al momento non hanno avuto un concreto vaglio dagli inquirenti) racconta i tempi vissuti al fianco del suocero, Calogero Baldo. 

«LA COCAINA ARRIVAVA AD AGRIGENTO TRA I MATERASSI» – Giuseppe Tuzzolino è un fiume in piena. E parla anche del traffico di stupefacenti verso Agrigento e la provincia, compresa l’isola di Lampedusa. “Ho incontrato Massimiliano Salvo per la prima volta presso la sede del comune di Regalbuto (Enna), – ha detto ai magistrati - nel periodo 2005/2006 ,in occasione delle attività relative al Parco Tematico di Regalbuto. So che Calogero Baldo aveva avuto nel tempo rapporti con il padre del Salvo. L’ho poi incontrato ad Acireale per la medesima ragione e a quel punto Baldo mi disse che si trattava di un appartenente al clan Cappeddi; ho incontrato Salvo anche a Santa Venerina laddove mi recai presso un concessionario della Porsche, su ordine di Baldo, per portare a Salvo che si trovava in sua compagnia la somma di 8.500 euro. L’ultima volta ho incontrato Salvo nel 2009, se ben ricordo, a Sacchitello, presso un’area di servizio dell’autostrada nella zona di Enna, perchè su indicazione di Lino Vetro di Favara, volevo mettere in contatto Salvo con Sciabica il quale intendeva acquistare cocaina a chili. Salvò fornì la droga tramite una persona di sua fiducia, tale Melo, che vendeva materassi al mercato di Favara. Posso dire che Salvo è il principale fornitore di droga del mercato di Favara. Ho già riferito nei miei precedenti interrogatori le informazioni che avevo circa il traffico dì sostanze stupefacenti, sia per la zona di Agrigento che per la zona Trapani e Catania, fornendo anche particolari sui doppi fondi che Sciabica Giosuè ha nell’autovettura in suo uso, una Bmw X3, “ribattuta” in un gommone utilizzato per trasportare chili di droga a Lampedusa”.

GLI IMPRENDITORI AGRIGENTINI, I “SERVIZI” E L’AFFARE NEL FOTOVOLTAICO. “Ho conosciuto Morgana Rinaldi, figlia di Leonardo Rinaldi, a New York e la frequentai per circa un mese; in quel periodo, mentre un giorno lei si trovava a casa mia, io ricevetti la visita di Leonardo Lo Verde, rappresentante della famiglia Gambino; lei si rese conto delle mie interessenze con Cosa nostra e mi disse che il padre era dei servizi segreti e che anche lei aveva un passaporto di servizio; aggiunse di essere vicinissima a Lombardo Raffaele e, in particolare, mi spiegò che il padre e Raffaele Lombardo partecipavano ad una impresa che operava nel settore dei pannelli solari, costituita subito dopo le elezioni regionali. La stessa Rinaldi mi chiese di partecipare con 400.000 euro all’affare. Io chiesi a omissis che non mostrò di fidarsi di Lombardo, e decisi di investire 40.000 euro; altro denaro, fino alla concorrenza di circa 340.000 euro, venne investito da Cottitto e da altri imprenditori agrigentini, tra cui Salvatore Moncada, tramite il fratello. L’affare venne definito a Milano nel 2011 circa, presso lo studio dello stesso Rinaldi, ed in quella occasione egli ci disse egli era il solo che poteva ottenere le licenze per il fotovoltaico dall’amministrazione Lombardo. La conversazione venne registrata da me, ma la micro sd dovrebbe essere nella disponibilità di mio cognato Sciabica Giosuè.

E qui si apre un piccolo capitolo con la chiamata in causa dell’on. Riccardo Gallo indicato come vicino ai servizi segreti e vicino a Sciabica che ha già fatto scattare le prime reazioni e le prime querele.

 MASSONERIA, ROMANIA E PRESTANOME. E’ sempre Tuzzolino a raccontare ai magistrati di un viaggio in Romania, a Bucarest, per pianificare gli investimenti all’estero che la massoneria - di cui lui stesso faceva parte – intendeva sviluppare.

“L’intento di Gasperino Valenti, delegato magistrale della Loggia La Sicilia, e l’intento di Alessandro Averna e da Mario Scarlata, dell’Oriente di Bergamo, i quali si occupava degli interessi dei massoni medici - racconta Tuzzolino agli investigatori – era quello di creare una nuova provincia massonica a Bucarest e di trasferire all’estero i guadagni in nero in Romania per farli poi ritornare in Italia con fatturazione da società cartiere. Io, inoltre, mi interessai con la BIR, controllata dalla Antonveneta, di acquisire per il tramite di un prestanome le quote della Zeus spa che ha immobili a Timisoara, per poi comprare degli immobili che fungevano da garanzia per la concessione di mutui con l’intento, realizzato, di non pagare le rate una volta incassata la cifra. Le famiglie mafiose si fidavano di me perché io avevo una stabilità economica che mi poneva a riparo da tentazioni e perché ero massone e perché ero vicino a Carmelo Vetro, il cui padre era vicino a Giovanni Brusca, partecipe anch’egli dell’Oriente di Trapani. Alla fine, però, io mi appropriai di somme che non mi appartenevano e che, invece, erano della mafia e della massoneria. Giuseppe Vetro, padre di Carmelo, e amico di Calogero Baldo era un mafioso importante che ci consentiva l’accesso alle famiglie mafiose con cui la massoneria aveva interesse ad entrare in contatto”.

QUELL’INTERESSE DEI POLITICI AGRIGENTINI PER I CENTRI COMMERCIALI CATANESI. “Per quanto concerne i centri commerciali di Catania, - racconta ancora l’architetto agrigentino - ho appreso dal mio ex suocero Baldo che egli aveva preso contatti con Nino Strano, assessore, che era la persona che si occupava dell’aspetto amministrativo dei centri commerciali per conto dei Santapaola. In una occasione partecipai anche io ad un incontro con Nino Strano insieme a mio suocero a Catania che si tenne a piazza Duomo, in un bar. L’incontro è avvenuto nel corso della campagna elettorale per le elezioni a presidente della Regione di Raffaele Lombardo; mio suocero chiese di poter progettare un centro commerciale tra quelli che vi erano in programmazione, ma Strano fu evasivo. Il mio ex suocero mi disse che Strano si era interessato per il centro La Tenutella che era un affare della famiglia di Aiello Vincenzo. So che Baldo aveva conosciuto Aiello anni prima, lo aveva poi incontrato casualmente in Toscana, forse a Grosseto. lo, invece, incontrai Aiello in una sola occasione, se ben ricordo presso gli uffici della Politecnica di Catania per l’appalto del comune di Gravina di Catania (omissis). So che Aiello ha un fratello o comunque un parente di nome Alfio che, però, si occupava di altro, forse di droga. Conosco il geologo Barbagallo Giovanni di Catania che mi venne presentato intorno all’anno 2006 dall’ingegnere Romiti, allorchè quest’ultimo aprì uno studio a Catania. Romiti mi disse che Barbagallo faceva da cerniera tra politica e mafia. Fu proprio Barbagallo che propose a Romiti l’appalto per il comune di Gravina di Catania di cui ho già parlato. Ho dichiarato che Barbagallo era vicino alla mafia perché, per quanto mi disse Romiti, egli si occupò di introdurre le imprese ed i tecnici graditi ad Aiello Vincenzo negli appalti del Policlinico di Catania e del pronto soccorso dello stesso nosocomio; ricordo che si trattava dell’impresa Pozzobon di Bosco Alessandro, la Cogip di Mimmo Costanzo e l’impresa Lo Re; questa imprese davano il 2% alla mafia per il tramite di Barbagallo. La direzione dei lavori, ossia la Politecnica, aveva l’indicazione assoluta di evitare problemi con le imprese che eseguivano i lavori. Ciò è accaduto, se ben ricordo, dal 2007 al 2013. Barbagallo, per quanto egli stesso diceva, aveva una amicizia stretta con l’on. Angelo Lombardo. Ricordo che il nome di Barbagallo venne fatto nel corso di una riunione a Canicattì come di persona che si occupava di sostenere la campagna elettorale di Lombardo Raffaele. La riunione venne indetta per sostenere elettoralmente Lombardo Raffaele prima del 2008; tale riunione fu realizzata per volere di Gianfranco Giugno, che era amico intimissimo di Raffaele Lombardo, comunicata a Cottitto per quanto lui stesso mi disse. La riunione venne organizzata Cilia Luigi presso la casa di Diego Cipollina, un imprenditore nel settore tessile, e parteciparono oltre me, e Cipollina, la moglie di questi Stella Marchese Aragona, Luigi Cilia, Calogero Lo Giudice, Cottitto Francesco Gioacchino, e tale Di Gioia della famiglia di Cosa nostra omonima di Canicattì, rappresentata da Buggea”.

GLI INCONTRI, I “BIG” E I MASSONI. E così Tuzzolino inizia a parlare di incontri e accordi per varie ragioni e situazioni, tirando in ballo anche il segretario generale della Regione Sicilia, Patrizia Monterosso. “Lo Giudice – dice l’architetto parlando ai magistrati – disse che avrebbe contattato Barbagallo da per sapere cosa stesse facendo a Catania per l’elezione di Lombardo. So che Barbagallo ha lavorato per la SAFAB, una società di Roma, come consulente esterno e, a dire dello stesso Barbagallo, nella detta società aveva una partecipazione Lombardo Raffaele. Ho incontrato Barbagallo negli uffici della Presidenza della Regione quando mi sono recato dal presidente Lombardo per la progettazione della RSA di Grammichele. L’incontro avvenne casualmente e nell’atrio del palazzo della Regione. In effetti noi ci eravamo recati in quel luogo per parlare con Patrizia Monterosso (segretario generale della Regione Sicilia, ndr) che era una nostra sorella in Massoneria. e che si occupava degli interessi di tutti i componenti della Loggia La Sicilia, di cui ho già parlato. Si è occupata per altro di far comunicare la massoneria di Trapani con Raffaele Lombardo, ad esempio nell’interesse della società Vento Divino, di Nicastri, poi sequestrata”. Poi continua: “Partecipai anche ad una riunione organizzata nello studio medico del dott. Vella da Di Mauro Roberto – poi deputato regionale dell’Mpa dal 2008 al 2012 – con gli esponenti della Stidda per ottenere il loro sostegno per votare Lombardo alle elezioni regionali. Erano presenti Angelo Romano (massone, si occupa di immigrati), il dottor Vella, Salvatore Catania (il cognato di Romano, imprenditore, iniziato alla Stidda di Palma di Montechiaro), Roberto di Mauro (l’onorevole), Rosario Bonfanti (ex sindaco di Palma di Montechiaro), Angelo Scicolone (capo di uno dei gruppi, detti paracchi, che operano all’interno della Stidda) e poi i stiddari Giuseppe Allegro, Michele Castellana in rappresentanza del fratello Luigi, Tonino Chiazza e Giuseppe Chiazza, i cugini che si chiamano entrambi Paolo Criscimanno, Rosario Cutaia, Saro Scerra detto ‘u riccu’ che è il cognato di Criscimanna, u Zi Diegu (di recente oggetto di attentato a Palma dì Montechiaro); a fine riunione intervenne Francesco Ribisi, appartenente a cosa nostra di Palma di Montechiaro (già arrestato nell’ambito dell’operazione Nuova Cupola della squadra mobile di Agrigento), Rosario Bellanti, Salvatore Puzzangaro detto “Musca”, Carmelo Vetro, Salvatore Minio, Roberto di Falco in rappresentanza di Condello, Mimmo Paci, detto Cucciuvì, e Giuseppe Amato”.

IL PARCO TEMATICO DI REGALBUTO. Un grande parco divertimenti che avrebbe dovuto vedere la luce nei pressi del lago Pozzillo, nell’Ennese, nei primi anni del 2000. Ma che non è mai stato realizzato. Eppure Tuzzolino ha detto ai magistrati di aver gestito direttamente quel progetto nel 2005, facendo parte della società “Well tech” del suocero. “In un primo momento – racconta Tuzzolino agli inquirenti - mi sembrava un’opera splendida. A poco a poco mi resi conto, però, che si trattava di una truffa nei confronti della Regione che avrebbe dovuto essere indotta a dare il contributo pari al 20% delle opere anche se le imprese in questione non avevano mai avuto la volontà di realizzarla effettivamente. Alle riunioni che si sono tenute per concordare i particolari relativi al progetto, partecipavano di solito l’avvocato Mario Cavallaro, un tale Rosario Musumeci, siciliano di nascita ma proveniente dalla svizzera, e l’onorevole Gianfranco Miccichè. Le imprese interessate alle opere erano solo di Catania. Nel 2006/2007, dopo la realizzazione del progetto di massima e la posa della prima pietra, l’avv. Cavallaro e gli altri interessati si sono allontanati da noi. L’arch. Baldo, che avrebbe avuto diritto a 4 milioni di euro per la progettazione, non si lamentò più di tanto perché sapeva che dietro le imprese vi erano le famiglie mafiose di Catania. Le riunioni che si sono tenute nel tempo presso l’hotel Atlantis di Fiumefreddo, vedevano tra i partecipanti anche Rosario Russo, della zona di Giarre, persona che sembrava essere più importante degli altri, persino dell’avvocato Mario Cavallaro. I campi da golf, previsti nel progetto del parco tematico, dovevano essere realizzati da tale Giovambattista Scidà, originario di Catania con uno studio a Roma e in Romania, che gestiva più imprese che avrebbero potuto concretamente operare. Gli studi geologici vennero realizzati su ordine di Cosa nostra agrigentina, nella persona di Cotitto Francesco Gioacchino, dallo Studio di Alba e Giambra di Favara (quest’ultimo professionista era inserito nella struttura della “Welltech”, ma lavorava anche in proprio). Non so spiegare come sono stati ripartiti i lavori e gli incarichi professionali tra gli imprenditori gravitanti nelle famiglie mafiose interessate”.

Dopo l’inizio della collaborazione con la magistratura, Tuzzolino inizialmente rifiutò la sottoposizione al programma di protezione, continuando quindi a rendere le dichiarazioni rimanendo nella sua abitazione siciliana. “Fu un periodo difficile – raccontò – nel quale alle mie dichiarazioni seguivano delle perquisizioni presso la mia abitazione. Cosa che mi turbò alquanto. Tra l’altro venne perquisito lo studio del mio avvocato, Salvatore Pennica. Devo puntualizzare che sono attualmente sottoposto a procedimento penale a seguito di una denuncia per calunnia dell’avvocato Pennica, il quale sostiene di non aver ricevuto da me alcun supporto informatico”.

Già lo scorso anno AgrigentoNotizie pubblicò le prime dichiarazioni rese ai magistrati da Tuzzolino e pubblicate in anteprima dal settimanale Grandangolo. In quel caso l’architetto agrigentino parlò a ruota libera anche di festini a base di prostitute e cocaina, di appalti truccati e studiati a tavolino al Comune di Agrigento, di killer ingaggiati per uccidere e di tangenti pagate per comprare silenzi e false testimonianze.

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