Immigrati: almeno 40 morti su barcone soccorso dalla Marina

Immigrati: almeno 40 morti su barcone soccorso dalla Marina

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I migranti soccorsi dalla Marina militare

Gli immigrati  soccorsi dalla Marina militare
Gli immigrati soccorsi dalla Marina militare
Ci sono almeno 40 morti su un barcone carico di immigrati soccorso dalla nave “Cigala Fulgosi” della Marina militare nel Canale di Sicilia. Lo rende noto la stessa Marina su Twitter. Ci sono 45 donne e 3 bambini tra i 312 superstiti del barcone dove 40 immigrati sono morti soffocati nella stiva. Lo riferisce la Marina militare, a conclusione delle operazioni di soccorso condotte dalla nave “Cigala Fulgosi”. L’unità italiani ha poi raggiunto la nave norvegese “Siem Pilot” impiegata dall’agenzia europea Frontex, e ha trasbordato su questa i profughi.
“Una scena terribile che ha colpito molto l’equipaggio: decine di cadaveri ammassati nella stiva, le donne che piangevano i loro uomini”. Sono le parole del capitano di fregata Massimo Tozzi, comandante del pattugliatore della Marina Militare Cigala Fulgosi, che oggi ha soccorso a circa venti miglia dalla Libia un barcone a bordo del quale c’erano alcune decine di cadaveri nella stiva. “Per ora – spiega – ne abbiamo recuperati 8, ora proseguiremo nel trasbordo dei corpi fino all’ultimo, ma sono ammassati uno sull’altro ed il numero esatto delle vittime ancora non è chiaro. Potrebbero esserci anche bambini”. La richiesta d’aiuto alle autorità italiane è avvenuta, come al solito, tramite un telefono satellitare. La nave della Marina è stata così dirottata sul posto. Alle prime ore della mattina un elicottero del pattugliatore ha individuato il barcone. “Era – spiega il capitano Tozzi – un’imbarcazione di 14 metri stracarica di persone: in pochissimi avevano il salvagente. Non è chiaro se a bordo c’erano scafisti o qualcuno che la governava. Il barcone era comunque fermo quando siamo arrivati noi”. Inizialmente, dunque, sembrava un intervento come altri che in questo periodo si susseguono nel canale di Sicilia. Ma quando gli uomini della Marina sui gommoni sono intervenuti, i passeggeri hanno subito parlato di morti a bordo. E quando i militari sono saliti ed hanno ispezionato la stiva si sono trovati di fronte a qualcosa che non dimenticheranno facilmente. “Corpi senza vita ammassati uno sull’altro, mentre le donne si disperavano per i loro cari morti”, racconta il comandante del Cigala Fulgosi. La probabile causa di morte è l’asfissia per inalazione di combustibile, dato che i corpi esaminati finora non presentano segni di ferite. Come avviene in questi viaggi della disperazione, chi può permettersi di pagare di più ottiene un posto all’aperto e magari anche un salvagente o un giubbotto di salvataggio; per gli altri c’è la stiva. Il barcone era partito presumibilmente da poche ore, non era in mare da tanto. Ma era talmente carico che la sua sorte era segnata. L’intervento della Marina ha evitato che la tragedia fosse ancora più pesante. “Ma è questo che facciamo – ha osservato il capitano Tozzi – prestare soccorso a chi è in difficoltà in mare è il nostro compito”.
“Non sarà l’ultima tragedia se non si risolve il problema della Libia”, ha commentato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, nella tradizionale conferenza stampa di Ferragosto. Il pattugliatore Cigala Fulgosi è intervenuto in mattinata a circa 20 miglia dalle coste della Libia, dove una piccola imbarcazione con quasi 400 persone stipate si trovava in difficoltà. Tratti in salvo 312 persone, tra cui 45 donne e 3 minori, ma nella stiva c’erano tanti cadaveri. Otto sono stati finora recuperati. Morti probabilmente per l’inalazione di combustibile. Scena raccapricciante, secondo i soccorritori della Marina. E a morire è stato chi non poteva permettersi di pagare abbastanza per stare sul ponte del barcone. “Il mondo – ha sottolineato Alfano – non può attendere di fronte alla crisi della Libia che è un vulcano acceso non di fronte all’Italia, ma all’Europa. O la comunità internazionale è in grado di risolvere la situazione li’ o la tragedia di oggi non sarà l’ultima”. Il ministro ha risposto anche alle critiche del segretario generale della Cei, mons. Galantino, che nei giorni scorsi aveva accusato il Governo di essere del tutto assente sull’immigrazione. “Noi – ha detto Alfano – facciamo un mestiere diverso dalla chiesa e comunque dò per buona la rettifica delle parole di monsignor Galantino e non quello a lui in un primo momento attribuito”. E comunque, ha aggiunto, “noi facciamo fino in fondo quello che è il dovere di una grande democrazia: salviamo vite e rimpatriamo chi non fugge da guerre o da persecuzioni, ma arriva illegalmente sul nostro territorio”. Proprio ieri l’Oim (Organizzazione internazionale migrazioni) aveva definito il canale di Sicilia “la rotta più letale al mondo” per chi fugge da violenze disastri e povertà: almeno 2.300 le vittime dall’inizio dell’anno, 500 in più dello scorso anno. Ed oggi il numero sale ancora.

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