Immigrati: etiope capo traffico Libia, coinvolto nella strage di Lampedusa

Immigrati: etiope capo traffico Libia, coinvolto nella strage di Lampedusa

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Ermias Ghermay, ricostruzione volto

Sarebbe un etiope, Ermias Ghermay, l’uomo che dalla Libia organizza e guida il traffico di immigrati clandestini che dalle coste libiche arrivano su quelle italiane. Un etiope che agisce nelle zone di Tripoli e Zuwarah e non e’ nuovo alle forze investigative italiane: e’ infatti considerato latitante dal luglio del 2014, da quando cioe’ e’ diventato destinatario di un provvedimento restrittivo, esteso anche in campo internazionale, emesso nell’ambito delle indagini condotte dopo il tragico naufragio avvenuto, il 3 ottobre 2013, nei pressi di Lampedusa e nel quale persero la vita almeno 366 migranti, evento del quale il trafficante in questione e’ considerato organizzatore e responsabile. A riportare d’attualita’ il nome di Ghermay e’ ora anche un’inchiesta della giornalista britannica Alex Crawford di Sky News che cita come fonti la polizia italiana ed il magistrato Geri Ferrara, membro della Dia di Palermo e componente del pool antiscafisti.

Ermias Ghermay, identikit
Ermias Ghermay, identikit

Sempre a proposito di Ghermay, lo scorso aprile la Polizia di Stato ha ‘incrociato’ il suo nome nel corso di una inchiesta che ha portato a diversi decreti di fermo emessi dalla Procura della Repubblica, Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti di persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione e permanenza clandestina, aggravati dal carattere transnazionale del sodalizio malavitoso. Le indagini, svolte dalle Squadre Mobili di Palermo, Agrigento, Catania, Milano e Roma, coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, permisero di ricostruire, anche attraverso mirate attivita’ tecniche, la struttura organizzativa e le dinamiche criminali di una pericolosa organizzazione malavitosa transnazionale, composta da soggetti eritrei, etiopi, ivoriani, guineani e ghanesi, che ha favorito, traendone ingenti profitti economici, l’immigrazione illegale di diverse centinaia di connazionali. Con Ghermay anche un eritreo, considerato uan sorta di braccio destro e anch’egli tra i piu’ importanti trafficanti di migranti che operano sulla “rotta libica”. La reporter britannica (che per la cronaca fu la prima ad entrare a Tripoli dopo la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011) nel servizio mostra anche l’identikit di Ghermay, ritenuto appunto il “most wanted” tra i trafficanti di esseri umani. La reporter riferisce che la polizia italiana sta impiegando le stesse tecniche usate contro i padrini di ‘Cosa Nostra’, riuscendo ad intercettare le telefonate tra Ghermay e i suoi luogotenenti. Tra queste appunto anche una chiamata che collega direttamente l’etiope all’affondamento del barcone a largo di Lampedusa nell’ottobre del 2013. Nella trascrizione delle telefonata Ghermay discute con uno dei suoi luogotenenti a Kahrtoum, in Sudan, della perdita del barcone come di “un problema minore nel loro traffico di esseri umani”.

Ferrara, riferisce Crawford, ha condotto per 18 mesi un’inchiesta su Ghermay ma denuncia che l’uomo conduce le sue attivita’ criminali in libia agendo impunemente perche’ “al momento non c’e’ alcuna collaborazione da parte della Libia”. Tornando alle investigazioni della polizia italiana, hanno consentito di individuare una cellula della medesima associazione criminale, complementare a quella operante sul territorio africano, composta da cittadini eritrei operanti in Italia, in particolare in alcune province siciliane, che ha favorito la permanenza illegale di migranti clandestini sul territorio nazionale e ne ha agevolato il successivo espatrio, sempre illegalmente, verso altri Paesi dell’Unione europea, in particolare Norvegia, Germania, e Svezia. Sempre dalle indagini e’ emerso che l’etiope e l’eritreo si sono occupati della partenza dei clandestini dagli Stati africani e sono stati garanti della “rotta terrestre”, dei viaggi cioe’ che attraverso vari passaggi portano i migranti in territorio libico, e da li’ pronti ad imbarcarsi per l’Italia. E’ stato calcolato, e per difetto, che l’organizzazione dei due in occasione di ogni partenza di migranti guadagni mediamente la somma di ottantamila dollari. Una dimostrazione della caratura non indifferente dei due personaggi in tema di organizzazione di viaggi clandestini e’ resa anche dalle tante accortezze adottate per sfuggire ad eventuali controlli e catture, come quella di spegnere il cellulare, subito dopo la partenza di imbarcazioni dalla Libia, per evitare di essere intercettati. Le indagini della Polizia di Stato hanno accertato anche numerosi contatti “intercontinentali” tra i vari livelli dell’organizzazione presenti sulle opposte rive del Mediterraneo tramite programmi che usano protocolli VOIP, come Skype, Whatsapp o Viber, al fine di rendere rendere piu’ difficile la captazione delle comunicazioni o conversazioni. Nel corso delle indagini della Polizia italiana emersero inoltre transazioni di denaro, prevalentemente movimentato tramite canali illegali, per centinaia di migliaia di euro. Il circuito illegale privilegiato e’ quello cosiddetto “hawala”: strutturato in modo semplice, si fonda essenzialmente su un rapporto fiduciario al trasferimento di denaro e, naturalmente, consente di evitare la tracciabilita’ di circuiti bancari e finanziari leciti.

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