Immigrati: spari a gommone, scafisti fermati accusano polizia Libia

Immigrati: spari a gommone, scafisti fermati accusano polizia Libia

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Il cadavere dell'immigrato ucciso dai libici e gli scafisti fermati, Jobis Jammeh e Mohammed Lamin Jawneh

Il cadavere dell'immigrato ucciso dai libici
Il cadavere dell’immigrato ucciso dai libici
I due scafisti arrestati, Jobis Jammeh e Mohammed Lamin Jawneh
I due scafisti arrestati, Jobis Jammeh e Mohammed Lamin Jawneh

L’immigrato morto durante una sparatoria al largo della Libia lunedì è stato colpito al cuore da un colpo di arma da guerra di grosso calibro a carica singola, che ha procurato una lesione toracica penetrante. Lo riferisce la Squadra mobile di Ragusa, che ha arrestato i due scafisti del gommone bersagliato dagli spari, Jobis Jammeh e Mohammed Lamin Jawneh. Uno di loro ha dichiarato che il natante è stato avvicinato da persone che si sono qualificate come polizia libica e che hanno aperto il fuoco. Oltre alla vittima, che aveva 32 anni, nelle sparatoria c’è stato anche un ferito, un giovane ghanese. Secondo la testimonianza da lui resa al suo arrivo nell’ospedale di Agrigento nella stessa giornata di lunedì, gli agenti libici avrebbero tentato di rapinare i passeggeri del gommone e alla loro reazione hanno esploso vari colpi contro gli immigrati per poi allontanarsi in direzione della costa.

Un’aliquota di Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno concluso le prime fasi delle indagini in poco più di 16 ore. Al momento dell’approdo della “Dignity I” sono stati sentiti come persone informate sui fatti il comandante e la responsabile italiana dell’operazione umanitaria che aveva coordinato il soccorso. La prima ispezione cadaverica al cimitero di Pozzallo, dove giace ancora la salma del giovane ucciso, è stata riscontrata la “lesione toracica da arma da fuoco a carica singola” al cuore. Il ragazzo è stato riconosciuto da alcuni connazionali e sono in corso le procedure di comunicazione all’ambasciata competente in Italia. Uno dei due fermati, Jawneh, è il ferito. La Squadra mobile di Ragusa ha ricostruito, in base alle testimonianze, che a qualche ora, raggiunte le acque internazionali, il natante degli immigrati è stato avvicinato da un gommone battente bandiera libica, con a bordo più uomini, alcuni in uniforme mimetica e altri in abiti civili, e munito a prua di una grossa mitragliatrice. Lo scafista, fingendo di non capire la richiesta di invertire la rotta, avrebbe cecato di proseguire. I libici hanno allora speronato lateralmente il gommone, che ha comunque potuto continuare a navigare, e poi uno di loro ha imbracciato un grosso fucile e ha sparato prima in aria, poi contro il timonieri, ma ha sbagliato mira e ha colpito il passeggero rimasto ucciso, infine contro l’altro scafista. A quel punto sul gommone dei profughi si è scatenato il panico mentre i libici minacciavano: “Adesso morirete tutti”. Infine, dopo aver sparato ancora in aria, si sono allontanati. La Procura di Ragusa sta cercando di determinare dove esattamente siano avvenuti i fatti, per verificare la procedibilità dell’azione penale per omicidio e tentato omicidio.

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