Inchiesta assenteismo Ravanusa, niente carcere per il medico Antona ma…

Inchiesta assenteismo Ravanusa, niente carcere per il medico Antona ma…

0
SHARE
Il medico Armando Antona

Il Gip del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, non ha accolto la richiesta di misura cautelare in carcere avanzata nei confronti del medico di Licata Armando Antona, 45 anni, coinvolto direttamente nella vicenda che ha già portato in carcere (fermo poi non convalidato) l’ingegnere Giuseppe Gabriele, 64 anni) accusato di falso e truffa perchè  ha utilizzato falsi certificati medici (sottoscritti da Antona) usati per assentarsi dal lavoro per 265 giorni. Per il Gup del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, la misura cautelare non va accolta perché Antona non è più nelle condizioni di reiterare il reato. Scrive il Gip: Il Gabriele – dipendente del Comune di Ravanusa risulta essersi indebitamente assentato dal luogo dì lavoro per assecondare i propri interessi imprenditoriali in Romania, producendo all’ufficio di appartenenza false certificazioni mediche a firma, per l’appunto, del medico di base dott. Armando Antona. In particolare, dall’esame degli atti emerge che l’Antona e il Gabriele formavano  – per poi utilizzarli, ai finì della contestata truffa nei confronti del Comune di Ravanusa e dell’Inps – nell’arco di un anno e cinque mesi circa (in particolare, dal gennaio 2014 al maggio 2015) ben 18 certificati (il primo risalente al 7 gennaio 2014 e l’ultimo al 28 maggio 2015) attestanti pretese malattie e/o necessità di cure odontoiatri che, da parte del Gabriele, da svolgersi in Romania, per complessivi 256 giorni.

Orbene tali certificazioni devono reputarsi false oltre che relativamente alla diagnosi e alla prognosi (ad esempio, problemi odontoiatrici del Gabriele con cure da svolgersi per più giorni continuativi stranamente ed esclusivamente in Romania) anche sotto altri e diversi profili: a) esistenza e veridicità delle visite mediche effettuate dall’Antona, nei confronti del Gabriele, tenuto conto della circostanza che, nelle stesse giornate delle visite, il predetto si trovava già in Romania, oppure l’Antona non effettuava visite in quelle date; b) dichiarazione contenuta nei diversi certificati alla stregua della quale il certificato (viene) rilasciato in forma cartacea per impossibilità di effettuazione tramite server dell’Inps, posto che nelle stesse giornate, invece, lo stesso medico risulta avere effettuato, per altri pazienti, tali invii telematici senza problema di sorta”.

Poi aggiunge: “Ebbene, dall’esame della citata documentazione emerge che l’odierno indagato – proprio con riferimento ad uno dei certificati medici dallo stesso rilasciato in forma cartacea, e non mediante trasmissione telematica, in favore di Gabriele Giuseppe – è stato raggiunto da un formale provvedimento di censura, per la descritta condotta, a firma del dott. Vincenzo Pezzino, Direttore del Distretto Sanitario di Licata. Il predetto dott. Pezzino, peraltro, sentito dai militari della Guardia di Finanza, ha precisato che il detto provvedimento dì censura è stato formalmente comunicato all’Antona

– che ha presentato delle controdeduzioni scritte – nonché, per l’ulteriore corso, all’Ordine dei Medici di Agrigento, al Collegio Arbitrale Regionale e/o  Assessorato Regionale  alla Sanità, al Servizio Personale dell’ASP di Agrigento e all’ufficio del Personale del comune di Ravanusa (cfr. censura formale del 16/6/2015;  controdeduzioni  dell’Antona  del 19/6/2015; copia verbale convocazione UCAD del 22/6/2015; comunicazione al Presidente dell’Ordine dei Medici di Agrigento del 24/6/2015; copia  certificazione inviata al Collegio Arbitrale Regionale Servizio n. 2 del 26/6/2015; comunicazione ufficio personale del comune di Ravanusa del 29/5/2015) .

Ed allora, appare evidente che – alla luce delle indicate sopravvenute emergenze istruttorie – debba ritenersi ormai venuto meno lo stesso necessario ed imprescindibile presupposto, in particolare, della attualità delle prospettate esigenze cautelari dì reiterazione del reato. Non vi è dubbio, infatti, che l’Antona è stato ormai posto, di fatto, nella impossibilità

di reiterare la propria condotta sia perchè raggiunto dal provvedimento di censura sia perché la descritta condotta è stata formalmente comunicata a tutte le competenti autorità sanitarie: a livello provinciale e regionale, per i provvedimenti del caso, oltre che allo stesso ufficio del personale del comune di Ravanusa . Inoltre, deve sottolinearsi – ad ulteriore conferma della insussistenza, quanto meno, del requisito dell’attualità del pericolo – che al coindagato Gabriele Giuseppe, fruitore dei certificati medici rilasciati dall’Antona oggetto di contestazione, è stata applicata, in data 29 giugno 2015, proprio per i fatti in imputazione, la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel territorio della provincia di Agrigento.

Non vi è dubbio, infatti, che tale sopravvenuta evenienza abbia, ovviamente, vieppiù eliso ogni possibile potenziale dubbio in ordine al rischio concreto e, soprattutto, attuale di reiterazione da parte dell’Antona delle condotte contestate. Deve, infine, sottolinearsi, ad ulteriore corroboro della insussistenza delle ritenute esigenze  cautelare  che l’Antona  è  un  soggetto  incensurato  e, in particolare, che  al predetto sono state contestate le descritte condotte falsificatorie-truffaldine solo in favore del coindagato Gabriele Giuseppe e non anche di altri soggetti”.

L’inchiesta che è coordinata dal procuratore capo Renato Di Natale e dal sostituto Andrea Maggioni. intanto, si allarga.

Sul registro degli indagati, oltre a Gabriele e al medico Armando Antona che avrebbe attestato le patologie ritenute false ci sono sette fra dirigenti e funzionari del Comune di Ravanusa, ente che sarebbe stato truffato dal professionista cinquantaquattrenne di Licata. Gli indagati avrebbero avuto un atteggiamento omissivo nello svolgimento dei controlli. In particolare i finanzieri, nella informativa consegnata al Pm Andrea Maggioni e al procuratore Renato Di Natale che hanno coordinato le indagini, ipotizzano la mancata predisposizione di visite fiscali o altre forme di “giusto controllo reso necessario dalle reiterate assenze per malattia”. Gli altri indagati sono l’architetto Sebastiano Alesci, dirigente dell’Ufficio tecnico di cui Gabriele è dipendente; il segretario comunale Laura Tartaglia, l’ex segretario comunale Giuseppe Vella, responsabile di posizione organizzativa Rocco Erba e i responsabili dell’Ufficio personale che si sono alternati fra il gennaio del 2014 e lo scorso maggio, periodo in cui Gabriele sarebbe andato a Romania a curare i suoi interessi imprenditoriali attestando falsamente, sostiene l’accusa, di avere una patologia odontoiatrica che necessitava di cure. Si tratta di Concetta Maria Surrenti, Giuseppe Aronica e Domenico Ninotta.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *