Inchiesta servizi informatici, interrogato Crocetta: “Vicenda pirandelliana”

Inchiesta servizi informatici, interrogato Crocetta: “Vicenda pirandelliana”

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L'arrivo di Crocetta nella caserma della Guardia di finanza (foto livesicilia)

Il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta è stato interrogato, come indagato, all’interno del Comando provinciale della Finanza di Palermo, ed era accompagnato dal suo legale Vincenzo Lo Re, dai Pm di Palermo nell’ambito dell’indagine che lo vede indagato per abuso d’ufficio in relazione alla vicenda della società partecipata regionale “Sicilia e-servizi”, che si occupa dell’informatizzazione dell’amministrazione. Domani pomeriggio sarà interrogato l’ex pm Antonio Ingroia, a capo della società regionale, anche lui indagato. L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto dopo che il Gip aveva respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura.

Il confronto con i magistrati è durato circa un’ora e mezza. Il presidente ha risposto alle contestazioni e alle richieste di chiarimento sulla vicenda delle assunzioni alla società regionale Sicilia e-servizi.

A fine interrogatorio, Crocetta ha dichiarato: “Ho chiarito la vicenda. Il reato di ‘abuso d’ufficio sarebbe stato commesso solo se si fosse prorogato l’affidamento alla società senza gara pubblica o se si fosse interrotto il pubblico servizio, cosa che sarebbe accaduta se non avessimo assunto quel personale, unico ad avere competenza a gestire i flussi informatici. “L’ex socio privato in cinque anni non ha mai formato, come da accordi, i dipendenti della Regione, quindi non esisteva altro personale qualificato. Comunque la delibera di Giunta era pienamente rispettosa del parere dell’Avvocatura dello Stato che è un soggetto terzo. Rispetto il lavoro dei magistrati, ma questa è una vicenda pirandelliana. Chi ha sprecato denaro pubblico non viene toccato dall’inchiesta. Mentre io che ho agito nell’interesse del servizio pubblico, facendo risparmiare denaro, sono coinvolto nell’indagine. A meno che governare non sia un reato”.

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