“Io killer mancato”: Francesco Viviano ospite del caffè letterario della Polizia

“Io killer mancato”: Francesco Viviano ospite del caffè letterario della Polizia

0
SHARE
Francesco Viviano

Francesco Viviano
Francesco Viviano
Intervento del questore Finocchiaro
Intervento del questore Finocchiaro

“A mia madre Enza che non ha voluto “vendere” il sangue di mio padre”.

E’ la dedica del libro  di Francesco Viviano “Io killer mancato” A 17 anni, Francesco Viviano stava per vendicare il padre, ma la vista di un bambino in braccio alla sua vittima designata gli fece cambiare idea. Da qui dopo varie vicissitudini inizia la  storia di un giornalista (del quotidiano Repubblica) che  oggi capisce la mafia come pochi. Tutto questo Viviano lo ha raccontato nell’incontro dedicatogli dal Caffè letterario organizzato dalla Questura di Agrigento e dall’Associazione Emanuela Loi. E un pubblico numeroso lo ha ripetutamente applaudito insieme al questore Finocchiaro che fa sempre gli onori di casa, diversi magistrati del tribunale agrigentino e alti ufficiali delle istituzioni. “Lì , dinanzi la vista di quel bambino-confessa Viviano-credo sia cambiato tutto: potevo essere un killer, magari essere affiliato da Cosa Nostra, e invece divenni giornalista. Di mio padre non ho ricordi, sono cresciuto all’Albergheria, a Ballarò, a casa dei miei nonni, e poi al Villaggio Ruffini a casa della sorella di mia madre, che per mantenermi ha fatto la donna delle pulizie per tutta la vita Nonostante mio padre fosse un ladro, non c’era nel mio dna la naturale predisposizione al furto, e nemmeno all’assassinio. Per questo non so se la mia vita poteva essere migliore se mio padre fosse rimasto in vita. Magari sarei rimasto in quel mondo che vive di furti ed espedienti. Mia madre al contrario mi ha cresciuto lavorando notte e giorno per una vita intera: il mondo addosso, però, mi crollò quando ho dovuto abbandonare la scuola, lasciare il sogno di diventare comandante di una nave, per cercarmi un lavoro. La miseria nera e lavoretti mal pagati da una parte, gli amici che già collezionano i primi redditizi colpi dall’altra. Avevo una tale rabbia dentro che sarebbe bastato poco per cedere e diventare rapinatore di gioiellerie e invece… Lavoravo in un negozio in centro a Palermo, e ironia della sorte stavo pulendo le vetrine utilizzando dei giornali, quando ecco che arriva mia madre con le lacrime agli occhi per dirmi che volevano assumermi: in quel periodo faceva le pulizie nella redazione dell’Ansa”.  E da qui inizia l’avventura sociale e professionale di Viviano: “fattorino, telescriventista, praticante, e poi finalmente giornalista.   Erano gli anni della mattanza di Totò Riina, e affrontare la cronaca di quegli anni in cui  venivano uccisi poliziotti, carabinieri, magistrati e politici, non fu una cosa facile.  E sulle macerie degli attentati al tritolo, Viviano si forgia come giornalista. “Non c’è dubbio che crescere per strada mi abbia aiutato in questo mestiere: io conoscevo la psicologia dei boss mafiosi, capivo cosa pensassero quando dicevano qualcosa in un determinato modo. È stato un vantaggio, anche se le minacce o i momenti di paura non sono mancati”. E sarà proprio lui l’inviato di Repubblica in Sudafrica a intervistare Vito Roberto Palazzolo, deus ex-machina di Cosa Nostra oggi detenuto in Italia. “Con le fonti- prosegue Viviano- ho sempre un rapporto di rispetto: quando fanno una replica smentendo lal stessa notizia che mi hanno dato il giorno prima, oppure quando mi danno una notizia che si dimostra falsa, ovviamente in privato mi arrabbio, ma non li sputtano mai pubblicamente. C’è una sorta di onore e di rispetto reciproco che probabilmente solo noi siciliani possiamo capire”.

Prossimo appuntamento il 10 luglio con “Felicia e le sue sorelle” di Gabriella Ebano e “Vittime di mafia” di Fabiano e Morici, due libri che parimenti raccontano storie tragiche e dolorose dei familiari  vittime in prima persona.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY

* Copy This Password *

* Type Or Paste Password Here *