La dormiente Agrigento e l’immoto sud nelle “contaminazioni” di Linda Saporito

La dormiente Agrigento e l’immoto sud nelle “contaminazioni” di Linda Saporito

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Contaminazioni, ricerca pittorica di Linda Saporito: opera

Contaminazioni di Linda Saporito: opera
Contaminazioni di Linda Saporito: opera
Contaminazioni di Linda Saporito: opera
Contaminazioni di Linda Saporito: opera
Contaminazioni di Linda Saporito: opera
Contaminazioni di Linda Saporito: opera

Contaminazioni” è la ricerca pittorica di Linda Saporito, artista al quale il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento sta dedicando una mostra a cura di Anna Maria Ruta, in programma nell’ex scuola rurale dal 19 Agosto fino al 15 Settembre 2016.

Contaminazioni di Linda Saporito: opera
Contaminazioni di Linda Saporito: opera
Contaminazioni di Linda Saporito: opera
Contaminazioni di Linda Saporito: opera

“E’ un percorso in salita quello di Linda Saporito, spiega Anna Maria Ruta nel saggio critico relativo alla mostra , un’ascesa nella ricerca artistica. Linda si è impegnata prima molto di più sul piano dei contenuti che su quello della forma. Ha abbandonato alcune iconografie dei suoi inizi, più realisticamente legate alle sue riflessioni filosofiche e alle sue esperienze di architetto e scenografo, sotto l’influsso degli amati maestri Munari e Luzzati, dello studio del corpo umano, astrattizzando i segni di un tempo, che ormai solo come larve di immagini compaiono sulle sue tele e, talvolta, anche con taglio ironizzante. In un lento processo di scarnificazione dell’immagine, credo che, a breve, tutto sarà per lei pura astrazione e i segni perderanno gli apparenti legami con le meditazioni di partenza”.

Partita qualche anno fa con “i cantieri della fantasia”, un laboratorio sperimentale insieme a Teresa Lo Nobile e Tonino di Falco, oggi l’architetto Saporito viene indicata da Anna Maria Ruta come protesa verso l’astrazione mentre Dario Orphèe precisa che l’artista “fornisce la ricerca di un segno sempre più personale, volto quasi a tradursi in un codice che è traduzione di un pensiero della pittrice”.

Di certo un osservatore esterno non può fare a meno di pensare che giova alla Saporito staccarsi magari per trenta giorni dalle Fabbriche Chiaramontane (di difficile metabolismo) al cui staff appartiene, dotata com’è di capacità manageriale non comune, così come giova alla Galleria (molto più digestiva) che Minacori ha realizzato nella sua ex farmacia e che ha ospitato nei giorni scorsi una bella mostra di acquerelli di Di Marco dove un’Agrigento sfumava, si dissolveva sotto le dolci pennellate  del giovane artista.

Linda Saporito si distingue altrimenti per una serie di figure compresse, stipate e immobilizzate come in una calca immane e comunque dormienti come la dormiente Agrigento, l’immoto Sud che attende il lanciafiamme di Renzi.

Un’umanità dolente tra ghigni, smorfie, urla represse  e sorrisi rassegnati.

Ciò non tanto per un celato e forse involontario appello all’arte pop, cui richiamerebbe l’assembramento eteroclito delle figure, quanto piuttosto per l’effettività simbolica, per noi siculo-acragantina, dipinta a cromi puri e lisci, fatta più di spazio  che di materia e che rimanda ad emblemi di vita interiore.

Fuori da questa contestualizzazione, difficilmente l’opera della Saporito potrà essere compresa appieno.

Una categoricità che rimarchiamo e che ci è suggerita anche dalla scelta fatta dalla Saporito che non è quella del parossismo espressivo di un tempo ma dalla plausibilità della proposta senza ricaricare forme esautorate da scorie culturali. Certo tutto questo conferisce  all’opera della Saporito, almeno per ora, una difficile ma persuasiva patente di attualità. E dopo?

Il diluvio della scarnificazione, come profetizza la Ruta?

Per fortuna  i fenomeni artistici non soffrono mai di obsolescenza come ci insegnano la storia e la cronaca e i “cantieri della fantasia“ potranno  ballare non una sola estate.

Testo e foto di Diego Romeo

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