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L’altra Portella, stessi interrogativi e misteri

Salvatore Giuliano e la sua banda

Salvatore Giuliano e la sua banda

Due anni separano la strage di Portella della Ginestra, di cui il 1° maggio ricorre il settantesimo anniversario, da quella di Portella della Paglia nel territorio di San Giuseppe Jato.
E di mezzo c’è ancora lui: il bandito Salvatore Giuliano cui gli agenti del reparto speciale di Pubblica Sicurezza, di presidio nella zona, danno la caccia. Erano tutti giovani poliziotti. Giovani di vari paesi della Sicilia arruolatisi per un pezzo di pane. Il più anziano, il commissario Mariano Lando che li comandava, aveva 35 anni e fu uno dei sopravvissuti all’imboscata di quel 2 luglio del 1949. La banda Giuliano imperversava nella zona e la dominava; e solo dopo l’uccisione del capo verrà dispersa.
Carmelo Lentini – 23 anni, di Agrigento – fu il primo a essere colpito mortalmente dai banditi, insieme a Quinto Reda e a Carmelo Agnone di 27 e 28 anni. Altri due poliziotti, Michele Marinaro e Candeloro Catanese, muoiono dopo l’arrivo dei soccorsi e dopo lunga agonia. Oltre al commissario, sopravvivono all’agguato (benché seriamente feriti) Carmelo Gucciardo, l’autista della camionetta Fiat 1100 su cui viaggiano, e Giovanni Biundo, di tutti il più giovane.
Il reparto speciale di polizia era stato convocato d’urgenza alla questura di Palermo per una riunione di servizio alle otto e mezzo della sera. Gli agenti partirono dunque da San Giuseppe Jato nel tardo pomeriggio. C’è ancora abbastanza luce all’inizio della stagione estiva, ma devono affrettarsi per evitare che le ombre della sera rendano più rischioso il viaggio lungo quelle strade nella “tana del leone”. Ormai conoscevano quei luoghi di montagna, ma non come i banditi che li infestavano.
L’agguato scattò dopo pochi chilometri. Scattò a Portella della Paglia, luogo di montagna dove la camionetta era costretta a rallentare. Una decina di banditi, che vi erano appostati, si misero in azione con mitra e bombe a mano. Fu un’improvvisa esplosione di fuoco che costrinse gli agenti a scendere dall’auto e a farsene scudo.
Tutto durò non più di mezzora, ma fu una mezzora d’inferno con la sera che cominciava a calare. Il tentativo dei banditi di accerchiare la camionetta fallì grazie alla resistenza dei poliziotti sopravvissuti, così bravi ed eroici da passare al contrattacco con le loro armi automatiche e metterli in fuga. Finito lo scontro a fuoco, il commissario Lando si mise in contatto con la centrale di polizia per chiamare i soccorsi, che arrivarono quando si potevano soltanto contare i morti e i feriti e constatare il giorno dopo sul terreno il numero di proiettili e di bombe fortunatamente inesplose che avrebbero reso totale la strage.
Anche questa, come la precedente a Portella della Ginestra, produsse sgomento a Palermo e in Sicilia e chiamò in causa uno Stato incapace di combattere la delinquenza.
Incapace e complice.
Ci si chiese a lungo infatti se i banditi si trovassero per caso a Portella della Paglia o se qualcuno dei tanti amici e confidenti che Giuliano millantava di avere nella stessa polizia lo avesse informato del passaggio a quell’ora precisa della camionetta diretta a Palermo.
Certo è che il Ministero dell’Interno aprì un’inchiesta su possibili complicità istituzionali nella strage, ma senza approdare ad alcun risultato.

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