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Lampedusa, Nicolini: “Io simbolo delle donne? No. Ho affrontato ogni emergenza”

Giusi Nicolini è la prima donna sindaco di Lampedusa. Fu eletta nella primavera inoltrata di cinque anni fa. “Quelli che mi avevano votato erano felicissimi – racconta oggi sorridendo – gli altri, invece, hanno cercato di combattermi in tutti i modi. Per dimostrare che una donna non è capace. Ricordo che le sfide che venivano lanciate erano: “Questa qui a un anno di sindacatura non ci arriva”, perché mi consideravano debole e pensavano che le guerre che mi facevano mi avrebbero fatto crollare. Mi hanno fatto trovare dell’antrace in una busta. Hanno incendiato una scuola, pensavano insomma che il crollo emotivo avvenisse più facilmente in una donna. Nei primi due anni è stato molto difficile perché dovevo dimostrare che non avrei mai ceduto”. Poi, le emergenze dei migranti: “Ho dovuto affrontare ogni tipo di emergenza, molte angosce sono state superate e la più grande emergenza è quella legata agli sbarchi ma ora è governata. L’isola respira e lo dimostrano i dati del turismo”. Sulla sua ricandidatura preferisce non sbilanciarsi: “Vedremo…”, si limita a dire. Ma cosa vuol dire fare il sindaco donna, e farlo a Lampedusa? “Non avendo figli mi sono buttata a pesce in questa attività amministrativa, forse se avessi avuto dei bambini da accudire sarebbe stato più complicato. Quelli che si meravigliano che le donne ‘in carriera’ siamo poche non tengono conto di una banalissim cosa. Che i servizi sociali per aiutare le donne non sono adeguati”. Il momento più bello per Giusi Nicolini in questi quattro anni e mezzo di sindacatura è stato l’arrivo del Papa a Lampedusa. Un annuncio arrivato a sorpresa, pochi giorni prima dell’evento. “E’ stata una emozione troppo grande, nessuno di noi si aspettava la visita”. E, parlando della citazione di Papa Francesco come esempio di donna e amministratrice, Giusi Nicolini dice: “Non me lo sarei mai aspettato. Mentre tutti blaterano del nulla, alla fine sono i piccoli territori che stanno salvando la faccia dell’Europa. Per questo il Papa ha voluto ‘premiarmi’ con quella citazione”.

“Il momento più difficile, da quando sono sindaca, è stato certamente quel tragico 3 ottobre del 2013, quando davanti alle nostre coste morirono quasi 400 persone, tra cui molti bambini. Quegli istanti non potrò mai dimenticarli, mai”. Giusi Nicolini fa ancora fatica a parlare del naufragio di Lampedusa, quando 368 migranti morirono annegati nel barcone della morte a meno di un miglio dalla costa. Riuscire a parlare con lei è sempre molto difficile, perché deve barcamenarsi tra gli impegni da sindaca delle sue isole delle Pelagie, ma soprattutto per accogliere i profughi che continuano a sbarcare a Lampedusa. Di recente è stata insignita, con il sindaco di Lesbo, del prestigioso premio ‘Olof Palme’ perché “insieme con i loro concittadini, hanno aperto i loro cuori e le loro comunità a coloro che fuggivano la guerra, il terrore e la miseria. In un mondo sempre più pericoloso e crudele hanno voluto affermare l’imperativo umanistico: è più importante proteggere gli esseri umani che le frontiere”. “E’ molto più facile accogliere i vivi che accogliere i morti, sembra quasi un paradosso – dice Giusi Nicolini all’Adnkronos – perché subentra una condizione di lutto e disperazione. Ti arrabbi perché sai che sono morti che potevano essere evitati. Ti commuovi perché sai che di questi ragazzi che muoiono le madri non sapranno mai che sono morti e senti l’ingiustizia di quelle morti, sulla tua pelle. Lo avverti e lo capisci che sei sola a sentire questo peso dell’ingiustizia. Perché chi è lontano non conosce, perché sente il migrante solo come un problema disumanizzandolo, e fa sentire solo anche chi deve convivere con questo dramma. Questa è la partita più disperante”. Ma cosa pensa Giusi Nicolini, donna battagliera, della festa della donna? Sorride, la sindaca dell’isola più a Sud d’Italia. La donna citata come esempio persino da Papa Francesco, che non indietreggia mai davanti ai problemi, e sono tanti. “Una donna non deve arrendersi mai – dice all’Adnkronos – perché incontra molti piò ostacoli degli uomini, sarà combattuta con strumenti più perfidi e sottili, ma deve resistere e continuare a lottare, non arrendersi mai. Bebe Vio è un esempio straordinario di donna”. Proprio Bebe Vio, l’atleta paraolimpica che è senza arti dopo una meningite fulminante, nei mesi scorsi, ha partecipato alla cena con Obama insieme con Giusi Nicolini. Furono scelte dall’allora premier Matteo Renzi come donne rappresentative dell’Italia migliore”

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