L’avvocato detenuto si mette la toga e fa il difensore: accade solo...

L’avvocato detenuto si mette la toga e fa il difensore: accade solo ad Agrigento

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Giuseppe Arnone

Non era mai accaduto in nessuna parte d’Italia, anzi del mondo, che un detenuto (per quanto avvocato) potesse presentarsi in udienza (senza alcuna autorizzazione) ed invece di indossare le manette (proprie del detenuto) indossasse la toga e intervenisse nella qualità propria dell’avvocato ed assistere davanti ad un Tribunale la propria cliente.

Ad Agrigento, ed è stato superato ogni limite, è accaduto anche questo, stamani, davanti al Tribunale ed ha avuto per protagonista (e non poteva essere diversamente) Giuseppe Arnone da dieci giorni detenuto (prima nel carcere di Petrusa ora ai domiciliari) per una brutta storia di tangenti.

Arnone, in realtà, un permesso lo aveva ottenuto per recarsi in Tribunale ma solo ed esclusivamente per presenziare a due procedimenti in cui era imputato (come vuole la legge).

Il Gip, Francesco Provenzano, che dieci giorni fa aveva firmato il provvedimento di cattura, lo aveva effettivamente autorizzato, a decorrere dalle 10 di ieri, a recarsi a Palazzo di giustizia esclusivamente per prendere parte ai processi in cui risultava imputato finiti i quali, percorrendo la via più breve e senza altri indugi, avrebbe dovuto ritornare a casa e scontare gli arresti domiciliari. Tassativa, inoltre, la prescrizione contenuta nel provvedimento autorizzativo che impediva ogni contatto con chicchessia escluse le persone indicate nell’ordinanza di custodia cautelare, ossia i familiari e il medico curante.

Tutto questo non è avvenuto: nel mezzo dei due processi in cui Arnone era imputato, ha smesso le vesti di detenuto e indossato i panni dell’avvocato, con tanto di toga sulle spalle, ha partecipato come difensore al processo che vedeva come parte offesa la collega Daniela Principato.

Il giudice Giuseppe Miceli, verificato che l’Arnone, per quanto detenuto non risultava sospeso dall’ordine di appartenenza, lo ha autorizzato a prendere parte al processo.

Sbigottimento in tutto il Tribunale nel vedere il detenuto Arnone svolazzare con la toga e anticipare richieste istruttorie messe pure a verbale. Tutto questo, tuttavia non è passato inosservato e la Procura ha avviato già gli accertamenti del caso.

La vicenda si è arricchita di un nuovo capitolo quando tramite e-mail, l’avvocato Daniela Principato ha scritto alle redazioni di mezzo mondo per rendere noto, suo tramite (e non aveva il permesso per colloquiare con Arnone) il pensiero minaccioso dell’avvocato-detenuto: “La sottoscritta avv. Daniela Principato che ha avuto mandato di curare, anche con querele ed esposti disciplinari l’immagine dell’Avv. Giuseppe Arnone – e che già stamattina ha depositato la prima querela di cui si dirà domani – ritiene opportuno ricostruire, per evitare ulteriori fraintendimenti la giornata processuale odierna dell’Avv. Arnone”.

Per poi concludere così: “Infine avanti al Giudice Miceli si è appreso che l’ordinanza del Giudice Provenzano non prevede nessun colloquio né incontro con nessun difensore, neanche con i difensori per il procedimento per cui Arnone è agli arresti domiciliari. Per cui l’Avv. Arnone si è recato presso la cancelleria del Dott. Provenzano per chiedere di essere autorizzato, per come prevede il codice e la Costituzione ad incontrare i propri difensori”.

Incredibile ma vero.

La storia, riteniamo, non terminerà qui.

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