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Leo Sutera: boss nel cuore di Matteo Messina Denaro (video)

Grandangolo ve lo aveva abbondantemente anticipato nel numero 5 del febbraio 2011: a comandare Cosa nostra in provincia di Agrigento c’era Leo Sutera.

E vi raccontavamo della mafia della Valle del Belice, dei presunti nuovi capi e delle nuove alleanze. Matteo Messina Denaro  – si affermava nell’articolo di prima pagina – ha un occhio di riguardo per i paesi della Valle del Belice e grandi rapporti e il classico “rispetto” con Pietro Campo e Leo Sutera. Riportavamo in esclusiva le dichiarazioni di Calogero Rizzuto, detto “cavigliuni”, il pentito della Valle del Belice, già capo mandamento di Sambuca di Sicilia, che aveva rassegnato ai Pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo e che ridisegnavano i nuovi organigrammi mafiosi in provincia di Agrigento, soprattutto dopo la cattura degli ultimi boss latitanti: Gerlandino Messina e Giuseppe Falsone.

Infatti, non si può non tenere conto dell’influenza del boss di Castelvetrano che esercita in quei comuni così come non si può non tenere in considerazione il rapporto personale e privilegiato con Leo Sutera, già a capo della mafia della zona, già condannato per mafia e libero (come adesso) in quel periodo.

Rizzuto risponde così alle domande dei giudici della Dda di Palermo: P.M.: Quanta influenza aveva allora Messina Denaro su Agrigento? Rizzuto: Eh, ce l’ha, poi proprio per questi paesi Matteo ha un occhio di riguardo, per Santa Margherita, Sambuca, è attaccato a questi paesi. Con Campo, con mio cugino (Leo Sutera ndr), almeno dai tempi di suo padre… P.M.2: Campo chi, di nome? Rizzuto:  Pietro Campo, c’era un’amicizia e quindi si sono sempre rispettati, ha visto sempre di buon occhio questi paesi lui. P.M.: Ma lui ci investiva in questi paesi? Rizzuto: Ma ultimamente ha investito sull’impianto di calcestruzzo”.

Il pentito spiega meglio ai magistrati rapporti e alleanze in atto nel momento in cui rivestiva la carica di boss mafioso, sino al 2008, cioè. E aggiunge altri particolari soprattutto sulla famiglia mafiosa di Ribera, in contrasto proprio con Messina Denaro per molte questioni a cominciare dall’ormai famosa vicenda del supermercato Despar del clan Capizzi rifornito con la merce di Giuseppe Grigoli (prestanome del boss Messina Denaro) e mai pagata. “Giuseppe Falsone è un pupo nelle mani dei Capizzi che per soldi non guardano in faccia nessuno” – aggiunge Rizzuto. Dunque, nella Valle del Belice, territorio che Messina Denaro conosce bene e ha frequentato, potrebbe esserci il nuovo padrino della provincia di Agrigento anche se – occorre sottolinearlo – l’unica forza territoriale che potrebbe contrapporre un nome di peso, per storia, tradizione e spessore, è quella canicattinese.

L’attività di indagine consente – fondatamente – spiegano gli uomini della Dia – di ritenere che il nuovo reggente della provincia di Agrigento sia stato Leo Sutera, già a capo della ‘famiglia” di Sambuca di Sicilia, e arrestato, nel luglio 2002, a seguito dell’importante summit mafioso compromesso dall’intervento della Polizia di Stato. La sua elevata caratura criminale, tra l’altro, fu espressamente indicata dal collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, allorquando riferì che il corleonese Leoluca Bagarella affidò a costui “il compito di tenere i contatti con il territorio agrigentino”, e che anche il latitante trapanese Matteo Messina Denaro gli raccontò dei suoi buoni rapporti con gli esponenti di Menfi. Un personaggio di notevole spessore criminale, indicato da Brusca come capo del “mandamento” di Sambuca di Sicilia. Tra le altre cose, costui avrebbe curato i rapporti tra Leoluca Bagarella e Salvatore Di Gangi, dopo che quest’ultimo si rese irreperibile alla Giustizia, mantenendo costanti contatti con Matteo Messina Denaro, al quale avrebbe fornito un sostegno in occasione di alcuni omicidi commessi nel corso della c.d. “faida di Partanna”.

Adesso le ultime novità condensate in alcuni recenti rapporti giudiziari che danno Leo Sutera ambasciatore di Matteo Messina Denaro ed alle prese con la ricostruzione di Cosa nostra in tutta la Sicilia. Le indagini, le foto e i filmati della Polizia sembrano confermare questa ipotesi. Così come resta viva la rabbia del procuratore aggiunto Teresa Principato, sempre più convinta che senza l’operazione “Nuova cupola” oggi per Messina Denaro le ore sarebbero contate.

 

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