‘L’eucarestia mafiosa’ di Salvo Ognibene: premio Gattopardo della legalità

‘L’eucarestia mafiosa’ di Salvo Ognibene: premio Gattopardo della legalità

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Salvo Ognibene ed il suo bel libro

Il giovane scrittore siciliano Salvo Ognibene con il suo primo libro ‘L’eucarestia mafiosa. La voce dei preti’ è uno dei vincitori de ‘Il Gattopardo della legalità’, premio assegnato alle personalità che nel 2015 si sono impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Edito da Navarra Editore, il saggio indaga il rapporto tra la Chiesa e le mafie, il potere criminale e le questioni pastorali, in una serie di interviste e dialoghi raccolte dall’autore in tutta Italia: da Don Giacomo Panizza, sacerdote a Lamezia Terme (Catazaro) e fondatore di ‘Progetto Sud’, a don Pino Strangio, parroco del santuario della Madonna di Polsi, meta ogni anno in autunno del pellegrinaggio delle famiglie di ‘Ndragheta. “C’è una Chiesa che è stata per anni silente e connivente e sconta quindi una grossa responsabilità. Mentre c’è anche una Chiesa che fa sentire un’altra voce, ed è quella che con fatica ha costruito una nuova pastorale anti-mafiosa che si ispira ai valori del Vangelo”, racconta Ognibene a proposito del suo libro. a cerimonia di premiazione, svoltasi domenica scorsa in occasione dell’evento L’Alba della legalità’ promosso dall’associazione Giuseppe e Paolo Borsellino, Libera e A testa alta, si è svolta a Santa Margherita di Belìce (Agrigento) con il patrocinio del Comune. Alla serata di premiazione hanno partecipato, oltre ai vincitori, il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi, l’imprenditore antiracket Gianluca Calì, il testimone di giustizia Giuseppe Carini, lo psicologo Toni Giorgi e il movimento cittadino Scorta Civica Palermo, quotidianamente presente fuori dal tribunale del capoluogo siciliano in solidarietà al magistrato Nino Di Matteo. “Ricevere un riconoscimento nella propria terra, a due passi da casa, vuol dire tanto”, dice a LaPresse Salvo Ognibene. “L’alba della legalità – spiega Ognibene – l’ho seguita sin dalla sua prima edizione ed è stato un onore per me essere affiancato a chi ha ricevuto questo premio che si distingue soprattutto per nobili obiettivi di memoria e impegno in una terra ancora oggi martoriata e che vede come vicino di casa Matteo Messina Denaro. Il mio libro non vuole essere un attacco alla Chiesa, ma uno strumento di aiuto. Del resto l’Italia è un Paese per l’83% cattolico. E ci troviamo nella situazione in cui il clero, di fronte alla mafia, non ha direttive universali”. “In un momento così importate, dopo che Papa Francesco ha utilizzato parole chiare, non esistono più scuse per trincerarsi dietro a silenzi e mancate prese di posizione. Basterebbe seguire il suo esempio”, aggiunge Ognibene. Salvo Ognibene, 27 anni, è nato a Livorno. Dopo qualche anno torna con la famiglia a Menfi, in Sicilia. Ha studiato giurisprudenza all’Alma Mater Studiorum di Bologna, discutendo una tesi sui rapporti tra Chiesa, mafia e religione. Nel 2011 fonda il sito di informazione e dibattito Diecieventicinque.it e collabora, tra gli altri, con Telejato, l’emittente televisiva locale di Pino Maniaci, e il giornale ‘I Siciliani giovani’ diretto da Riccardo Orioles, uno dei ‘carusi’ di Pippo Fava, giornalista ucciso da Cosa Nostra a Catania il 5 gennaio 1985. Impegnato nella promozione della legalità e della cultura antimafiosa, Ognibene ha contribuito alla formazione di dossier di denuncia sul fenomeno mafioso in Emilia Romagna. “Per me e per il mio piccolo lavoro è un grande stimolo per fare sempre meglio in futuro e per ricordarsi che questa è la strada giusta – continua Ognibene a LaPresse -, una strada che non si rivolge ai singoli ma alla collettività. E che sto avendo la fortuna di percorrere insieme a molti amici e ai loro insegnamenti”.

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