Licata, dal Consiglio comunale un moto d’orgoglio?

Gaetano Cellura

Licata

Licata, dal Consiglio comunale un moto d’orgoglio?

di Gaetano Cellura
Pubblicato il Giu 28, 2018
Licata, dal Consiglio comunale un moto d’orgoglio?

Solo il Consiglio comunale può dimostrare che a Licata dal voto del 10 giugno non sia uscita una “dittatura della maggioranza”. Ha due strade di fronte a sé il massimo consesso cittadino il cui debutto è previsto il prossimo 6 luglio.
La prima è seguire le indicazioni del gruppo di maggioranza, guidato dall’onorevole Pullara e dal sindaco Galanti, e dunque eleggere come presidente il consigliere Russotto, premiato dagli elettori con un numero impressionante di preferenze. La seconda è scegliere autonomamente il proprio presidente a costo di spaccare la corposa maggioranza attorno al sindaco uscita dalle urne: diciannove consiglieri su ventiquattro.
Dietro questo risultato elettorale c’è un progetto politico iniziato l’anno scorso e forse ancor prima. Che prevedeva, visto dall’esterno, la sfiducia all’ex sindaco Cambiano, l’elezione di Carmelo Pullara alla regione e di Pino Galanti a sindaco di Licata. Tutte le tappe di questo percorso sono state rispettate. E alla prima vittoria sono seguiti due trionfi. Ma tutto è partito da lì, comunque. Da quella sera d’agosto dell’anno scorso, comprese alcune intese politiche rivelatesi durature: e non è casuale che oggi almeno tre dei consiglieri che hanno sfiduciato Cambiano, direttamente o per interposta persona, fanno parte della nuova Giunta.
Ora manca l’ultima tappa. E potrebbe servire a ricordarci che la democrazia non è solo una questione di numeri.
Un’opposizione ridotta a soli cinque consiglieri (due della Lega e tre del M5s) è motivo di preoccupazione. Troppa disparità di forze tra funzioni di governo della città e funzioni di controllo. Per questo crediamo opportuno, per un piccolo riequilibrio dei poteri e per scongiurare dittature della maggioranza, che l’elezione del presidente del Consiglio comunale proceda, se non proprio nel rispetto dell’esigua minoranza cui sarebbe giusto dare questa carica, almeno nel rispetto dell’autonomia dei consiglieri. Liberi di scegliere, con un moto d’orgoglio politico, il loro presidente.
Da questa scelta – sperabilmente per i consiglieri su una terna di nomi piuttosto che su un solo nome – si può capire meglio se è stato un progetto politico per la città a vincere le elezioni.
Oppure un mero progetto di potere.


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