Licata, Galanti e le incognite di una maggioranza bulgara

Gaetano Cellura

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Licata, Galanti e le incognite di una maggioranza bulgara

di Gaetano Cellura
Pubblicato il Giu 11, 2018
Licata, Galanti e le incognite di una maggioranza bulgara

Da quando è entrata in vigore la nuova legge, il dottor Giuseppe Galanti è a Licata il settimo sindaco eletto direttamente dal popolo e il secondo senza bisogno del ballottaggio.

Ha ottenuto una percentuale del 54.42 e può godere d’una maggioranza (al momento bulgara) di 19 consiglieri su ventiquattro.

È l’effetto dell’onda lunga delle regionali del novembre 2017 che hanno dato a Licata il terzo deputato regionale della sua storia. Quell’onda, appena scalfita dalle elezioni politiche del 4 marzo, è ricomparsa al momento delle scelte decisive, quando il voto si conquista porta a porta, quartiere per quartiere, famiglia per famiglia. Quando persino vecchi e malati vengono accompagnati al seggio quasi fossimo di fronte a una scelta di campo tra democrazia e comunismo, occidente e oriente come nel ’48.

Le elezioni comunali a Licata sono sempre state il vero termometro della sua maturità o immaturità politica. Il voto più condizionato e meno libero.

Lo dice la storia.

Quando la città ha voluto protestare, esprimere la propria rabbia contro la classe politica ha scelto altre consultazioni: le politiche oppure le regionali, come nel ’67. Mai ha tradito l’amico o il parente, neppure quando proprio l’uno e l’altro sono stati i diretti responsabili del suo sfascio. Li ha votati e rivotati, salvo lamentarsene il giorno dopo.

Il dottore Galanti è nuovo alla politica.

Ci aveva provato tre anni fa a diventare sindaco di Licata. Ma gli era andata male. È l’uomo di fiducia dell’onorevole Carmelo Pullara che sulla sua candidatura ha messo d’accordo il fronte interno e ha costruito una macchina elettorale rivelatasi troppo forte per la concorrenza.

C’era dietro il lavoro di mesi, la seconda tappa di un progetto politico che dopo il posto all’Ars prevedeva proprio la “conquista” del municipio.

Ma in un tutto questo è possibile scorgere un limite, un’eccessiva concentrazione di potere.

La maggioranza attorno a Galanti è bulgara, ma non è detto che possa restare tale. E cioè coesa e compatta. Almeno cinque o sei consiglieri non sembrano dei “fedelissimi” del nuovo sindaco né dell’onorevole Pullara. Il che vuol dire che non sarà facile tenerli uniti su un progetto politico e che, al momento della spartizione di cariche e incarichi, più d’una contraddizione potrà esplodere. Anche in questo caso è l’insegnamento della storia a dirci che più una maggioranza è bulgara, più difficile è tenerla unita. Più è bulgara, più si riducono gli spazi dell’opposizione e del controllo.

Ma sono discorsi che riguardano il futuro. Per ora fermiamoci al presente. Rilevando alcune cose significative e che riflettono in qualche modo, a livello locale, quanto accade a livello nazionale. A Licata le elezioni sono state un fatto tutto interno al centrodestra. Il centrosinistra non esiste più e non ha presentato nemmeno una sua lista.

È la prima volta che succede.

Com’è la prima volta che M5S e Lega (rispettivamente con tre e due consiglieri) entrano nel Consiglio comunale.

Un ultimo cenno alle due candidate che hanno sfidato Galanti. Annalisa Tardino e Annalisa Cianchetti hanno voluto vivere questa sfida pur conoscendone le difficoltà.

L’hanno affrontata senza risparmiarsi e ne sono uscite entrambe a testa alta.


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