Licata, il difficile risanamento delle casse comunali

Gaetano Cellura

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Licata, il difficile risanamento delle casse comunali

di Gaetano Cellura
Pubblicato il Ago 11, 2018
Licata, il difficile risanamento delle casse comunali

Direte: e dove sta la novità? Lo stato delle finanze comunali lo conosciamo da tempo. Da tempo sappiamo che Licata, come la maggior parte dei comuni italiani, naviga in acque procellose e rischia di affondarvi.

La novità sta nel linguaggio con cui il dottore Raneri, assessore al bilancio, uno dei migliori che il sindaco Galanti poteva nominare, presenta la crisi dei nostri conti pubblici. Sa che è allarmante, che il comune di Licata rischia il default, ma lui usa parole semplici e serene per dirci (attraverso i giornali) che “con il contributo di tutti” ne usciremo.

Il “contributo di tutti”. Ma di chi ancora?

Quel che avevano da dare i licatesi responsabili l’hanno già dato. Pagando tributi sempre più elevati per servizi del tutto insoddisfacenti. Hanno visto aggiungere nelle buste paghe l’addizionale comunale alla già odiosa addizionale regionale. Artigiani, commercianti e ristoratori, già gravati da IVA e altro, pagano tasse di cui farebbero volentieri a meno per come vanno le loro attività. E ci riferiamo a chi paga, ovviamente. Perché l’evasione è forte (e in qualche misura anche giustificata). Quanti operano nel settore del turismo pagano il relativo tributo, vera boccata d’ossigeno per le asfittiche casse comunale.

Quale altro contributo ci si aspetta dunque dai licatesi? Far pagare gli evasori? Far pagare il cinquanta per cento di cittadini che evadono la tassa sui rifiuti per fare un esempio?

È chiaro che quanti non hanno pagato finora, non pagheranno mai. O perché indigenti e disoccupati cronici. O perché evasori di professione.

Il contributo richiesto a tutti dall’assessore Raneri, in realtà viene richiesto solo ai contribuenti di sempre, i soliti noti.

Fa specie leggere nella sua nota come ancora il lodo Saiseb gravi sulle finanze comunali. Pensavamo d’aver dato tutto a questa società che ancora è qui a parlarci del nostro lontano – e dispendioso e irresponsabile – passato politico. E invece sappiamo di un pignoramento pronto e superiore a un milione cui l’amministrazione Galanti dovrà far fronte. E questo si aggiunge agli altri dati impietosi sciorinati dall’assessore al bilancio: le altre azioni esecutive a danno del comune, un “massiccio stock di residui passivi e la rilevante mole di fatture non pagate, alcune delle quali risalenti al 2016”.

Ma siamo soltanto alla radiografia della situazione finanziaria del comune di Licata: gli scarsi introiti dovuti all’evasione e alla riduzione dei contributi statali, insostenibilmente inferiori alle uscite.

Il compito più difficile – la “terapia” del piano di rientro per scongiurare il default – viene ora per l’assessore al ramo e per la giunta. Perché presuppone nuove tasse o l’aumento di quelle esistenti, la diminuzione della massiccia spesa per i rifiuti. E tagli dove non c’è più assolutamente nulla da tagliare. In quel momento il tono sereno delle parole forse non basterà per rappresentare una realtà allarmante.


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