Cronaca

Licata, processo Ouster, Cassazione respinge i ricorsi: due condanne e tre assoluzioni

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi della Procura Genrale (per quanto riguarda le assoluzioni) e della difesa (per quanto riguarda le condanne) il procedimento scaturito dall’inchiesta antimafia denominata Ouster.
In primo grado erano stati condannati a pene pesanti: per Pasquale Antonio Cardella 8 anni e 4 mesi; per Angelo Occhipinti, 62 anni, sei anni e mezzo di reclusione e per Giuseppe Galanti, 58enne, sei anni.
Successivamente i giudici della Sezione sesta penale della Corte d’Appello avevano parzialmente riformato il verdetto: assoluzione per Pasquale Antonio Cardella (difeso dall’avvocato Lillo Fiorello) dal reato ascrittogli al capo a) della rubrica, limitatamente alla condotta in danno di Francesco Urso, perché il fatto non sussiste ed elimina le statuizioni civili di condanna nei suoi confronti; assoluzione per Angelo Occhipinti e Giuseppe Galanti (difesi dagli avvocati Giovanni Castronovo e Nino Gaziano) dal reato loro in concorso ascritto al capo e) della rubrica perché il fatto non sussiste e riduce la pena inflitta all’Occhipinti ad anni cinque e mesi quattro di reclusione (sei anni e mezzo in primo grado) ed euro 5.000,00 di multa e quella inflitta al Galanti ad anni quattro e mesi tre di reclusione (sei anni in primo grado) ed euro 4.300,00 di multa; elimina nei confronti del Galanti la pena accessoria dell’interdizione legale e sostituisce quella dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici con quella temporanea.
Il resto della sentenza di primo grado è stato confermato, compresa l’assoluzione di Giuseppe Cardella e Giuseppe Claudio Cardella.
Angelo Occhipinti e Giuseppe Galanti sono stati condannati alla rifusione delle spese del secondo grado del giudizio sostenuto dalle parti civili costituite, che liquida per le parti civili Francesco Urso e Beton Mix s.r.l. in complessivi euro 1.500,00, oltre Iva e Cpa come per legge, e in favore di ciascuna delle altre parti civili in complessivi euro 900,00, oltre Iva e Cpa come per legge.
Erano già usciti definitivamente dal processo Marcello Bulone, 36 anni e Gianluca Vedda, 41 anni, entrambi accusati di intestazione fittizia di beni e Michele Giorgio 58 anni di Canicattì.
Il processo inquadra un’inchiesta antimafia della Dda di Palermo ed eseguita dalla Polizia di Agrigento e Licata a carico di otto esponenti ritenuti vicini a Cosa nostra ed accusati di estorsioni e intestazione fittizia di alcune imprese a prestanome di mafiosi.
A raccontare tutto, costituendosi parte civile al processo è stato l’imprenditore licatese Francesco Urso che è stato visibilmente sostenuto in tutte le fasi del processo da Confindustria Centro Sicilia, il Centro studi Pio La Torre, Sos Democrazia e l’associazione antiracket Libere Terre tutte costituitesi parte civile.

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