Giudiziaria

Licata, processo “Ouster” chiesta condanna di tutti gli imputati

Per il pubblico ministero della Dda di Palermo, Rita Fulantelli, tutti gli imputati del processo “Ouster”, scaturito dall’inchiesta che ipotizza un giro di estorsioni mafiose e l’intestazione fittizia di beni di alcune imprese a prestanome di boss, devono essere condannati.

La pena più alta, 16 anni, di reclusione, è stata proposta per il licatese Pasquale Antonio Cardella, 63 anni, ritenuto dalla Dda “la figura di riferimento di Cosa Nostra nella sua città”; 12 anni di reclusione per il figlio Giuseppe Claudio Cardella, 39 anni; 12 anni e 6 mesi per Giuseppe Cardella, 34 anni, nipote di Pasquale Cardella; 6 mesi per l’imprenditore canicattinese Michele Giorgio, 58 anni, accusato solo di favoreggiamento; 6 anni ciascuno per Giuseppe Galanti, 56 anni, e Angelo Occhipinti, 60 anni, entrambi di Licata; 4 anni ciascuno per Marcello Bulone, 35 anni e Gianluca Vedda, 40 anni, anche loro licatesi.

A raccontare tutto, costituendosi parte civile al processo in corso di svolgimento davanti ai giudici del Tribunale di Agrigento (presidente Luisa Turco, a latere Francesco Paolo Pizzo e Francesco Gallegra), è stato l’imprenditore licatese Francesco Urso.

Il 20 aprile è prevista la sentenza.

 

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