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Licata, Rosa e Camillo, coetanei d’altri tempi

Locandina  Rosa Balistreri

Locandina Rosa Balistreri

Rosa Balistreri avrebbe compiuto oggi novant’anni: e c’è ormai – tra celebrazioni, testimonianze varie, ricordi, interviste, articoli e sue biografie – un’ampia pubblicistica che la riguarda, non solo a Licata.
Un libro su di lei, e di cui ingiustamente si parla poco, vorrei non fosse mai dimenticato. Il libro di un amico.
A dicembre di quest’anno U Cuntu ca cuntu compie quindici anni.
Il compianto Camillo Vecchio lo scrisse con una passione per la voce e l’estro di Rosa, un’attenzione per la ricerca, necessariamente rigorosa quando si scrivono biografie, e una gamma ordinata di ricordi personali, molti dei quali legati alla sua infanzia vissuta proprio negli stessi luoghi della Marina in cui Rosa viveva, che non so se hanno eguali in tutte le altre cronache sulla cantante folk licatese. Non lo so perché non ho letto altro sul conto di Rosa scusandomi con quant’altri ne hanno scritto.
Camillo e Rosa erano coetanei: uno del ’28, l’altra del 27. E insieme potrebbero oggi raccontarci – un ricordo va e l’altro viene – quella Marina in cui anche noi saremmo poi cresciuti, e quando Rosa già pensava alla fuga e a rifarsi una vita – degna del suo talento – lontano da Licata.
Abitava nell’umida via Martinez, dove viveva Angilina A ‘Ncilora, l’amica con cui condivideva la passione per le canzoni e la musica, e di cui tanti nel quartiere ancora ricordano la bella voce. Cantavano per gioia, e forse per dimenticare la povertà, le privazioni della vita.
Camillo Vecchio parla di Angilina e di Rosa con lo stesso affetto. E con lo stesso rispetto. Nel suo libro, oltre ai ricordi, alle tante foto di Rosa e di Licata com’era, trovi anche tradizioni e storie, credenze e superstizioni popolari, lo spaccato antico e genuino della città nostra: prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale. Rileggi il racconto di U sceccu fascista e ritrovi personaggi come Ciciu a Moscia. Quasi a colpi di pennello viene rappresentato l’onesto ritratto di Gioacchino Torregrossa, il marito di Rosa.
Comandante della Guardia di Finanza di Licata, Medaglia d’oro per meriti di servizio, Camillo Vecchio è stato anche giornalista estroso e sempre ironico, appassionato di calcio e di ciclismo. In soli dieci minuti scriveva una corrispondenza per L’Ora o Il Mattino o un articolo per La Vedetta di cui era condirettore.
U Cuntu ca cuntu, biografia di Rosa Balistreri, è l’unico libro che ci lascia. Unico e prezioso.

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