Agrigento

L’inferno della viabilità agrigentina, tre grandi problemi da risolvere: Akragas, Petrusa e Petrulla

Un viadotto crollato, uno costruito e subito dopo demolito e un altro ancora chiuso in fretta e furia con le immagini ancora nitide di piloni che sembrerebbero sgretolarsi. 

Il collasso dei tre grandi viadotti ha messo in ginocchio il sistema della viabilità nell’agrigentino: il viadotto Petrulla, che collega Licata ai paesi dell’entroterra; il viadotto Morandi, imponente opera che collega Agrigento e Porto Empedocle e ne regola l’enorme flusso di auto; il viadotto Petrusa, strategico collegamento per raggiungere la zona nord di Agrigento, che in realtà non esiste più dopo la decisione di abbatterlo e ricostruirlo. 

I lavori dell’Anas nell’agrigentino (fonte Anas)

Così potrebbe capitare che se si volesei raggiungere il capoluogo da Favara – 10 km di strada – bisognerebbe impiegare circa tre volte in più il tempo necessario per farlo con il viadotto Petrusa aperto; potrebbe anche capitare di percorre circa quindi chilometri – la distanza che c’è dal lido di San Leone alla zona nord  di Agrigento – in anche più di mezz’ora tra file di auto e traffico in tilt. Per non parlare del Viadotto Petrulla, in sostanza l’unica strada moderna per collegare le città dell’entroterra a Licata ed alle sue zone balneari. Una situazione che, oltre a cambiare coercitivamente le abitudini e le rotte delle migliaia di persone che affollano queste zone, ha provocato un danno certo all’economia di un territorio già sofferente.

VIADOTTO AKRAGAS. L’imponente struttura conosciuta anche con il nome di “Ponte Morandi” viene chiusa a marzo. A far scoppiare il caso è un reportage dell’associazione ambientalista “Mareamico” che documenta, anche grazie l’ausilio di emittenti nazionali che ne danno enorme risalto, lo stato in cui versano i piloni che sorreggono il viadotto: le immagini fanno il giro d’Italia, già scossa in quel periodo da casi in cui ponti si sgretolavano come sabbia, e scoppia il caso: nonostante le rassicurazioni di qualche giorno prima l’Anas decide di chiudere il Viadotto Morandi affermando in una nota che “l’interdizione è finalizzata a consentire il più celere avvio dei lavori per gli interventi di manutenzione già programmati.”.

Dopo i timori emersi, accompagnati da polemiche, il procuratore Luigi Patronaggio ha aperto un fascicolo  “per accertare se il viadotto costituisca un pericolo per la pubblica incolumità”.

Stupisce, in effetti, la celerità di questo cambio di prospettiva ma – sempre Anas – ha assicurato un investimento da 30 milioni di euro per la manutenzione straordinaria dei viadotti lungo la ss115, compreso il viadotto Akragas. Passi avanti sono stati fatti con la riapertura di un unico tratto – ma fondamentale per gli sbocchi – del viadotto lo scorso 22 luglio. La riapertura totale dovrebbe avvenire entro il 2 ottobre.

VIADOTTO PETRUSA. Lo chiamano il “Ponte della vergogna”. Costruito e poi deciso di demolire. E’ questa la sorte toccato al viadotto che consente alla strada statale 122 “Agrigentina” di sovrappassare il tracciato della Ss 640 “La strada degli scrittori”.

Diverse sono state le manifestazioni portate avanti dai sindacati per tenere alta l’attenzione sul  “Ponte della vergogna”, l’ultima delle quali davanti la Prefettura nel luglio scorso. Anche il deputato nazionale del Pd, Tonino Moscatt, ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro delle infrastrutture. Ad oggi, però, sono 281 i giorni di inattività del viadotto secondo quanto riporta il “contagiorni” voluto dalla Cisl. L’Anas, dopo aver abbattuto il viadotto a marzo, ha comunicato che “in autunno potrà essere avviata la procedura di appalto per l’affidamento dei lavori». 

VIADOTTO PETRULLA. Un sovrappasso, risalente alla fine degli anni 70 composto da 12 campate. Una di queste, era il 7 luglio 2014, cede proprio mentre transitavano diverse automobili. Due di queste finiscono sotto la voragine aperta, altre rimangono coinvolte in un tamponamento a catena: i feriti, fortunatamente, sono lievi. Un bilancio, viste le condizioni, che poteva essere molto più pesante e fortunatamente non lo è stato. Certo è, però, che il crollo del viadotto ha comunque comportato delle conseguenze spiacevoli. La Procura, anzitutto, ha aperto immediatamente un fascicolo – titolare il pm Carlo Cinque – per accertare eventuali responsabilità sulla caduta della campata. La conclusione delle indagini portò all’iscrizione nel registro degli indagati di due tecnici, Angelo Cammarata (era il progettista) e Stefano Orlando (direttore dei lavori).

Dopo più di tre anni dal crollo – che ha danneggiato e non poco anche il tessuto economico della zona di Licata – si intravedono spiragli di luce circa la riapertura dell’importante viadotto. I lavori, che comprendono la ricostruzione di due campate, dovrebbero essere consegnati 240 giorni dopo il verbale di consegna per un valore complessivo di 2,2 mln.
mi-piace

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