Livatino: Arcivescovo Agrigento: “Mentalità mafiosa pericolosa come armi”

Livatino: Arcivescovo Agrigento: “Mentalità mafiosa pericolosa come armi”

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Il cardinale Franco Montenegro

L'abbraccio tra don Ciotti e il cardinale Montenegro
L’abbraccio tra don Ciotti e il cardinale Montenegro
L'omelia di monsignor Montenegro
L’omelia di monsignor Montenegro
“Un esempio non solo per la Sicilia ma per tutta l’Italia”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano, intervenendo a Canicattì alla commemorazione per il 25esimo anniversario dell’assassinio del giudice Rosario Livatino, ucciso da un commando mafioso il 21 settembre del 1990, lungo la statale 640 Agrigento-Caltanissetta. Alfano ha preso parte alla messa celebrata nella Chiesa Madre del paese natale del magistrato pe ril quale e’ in corso il processo di beatificazione, dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento. Successivamente si è svolta la cerimonia davanti la stele eretta lungo il vecchio tracciato della statale, nel punto dell’agguato. Numerose le manifestazioni in questi giorni per commemorare Livatino e Antonino Saetta, il magistrato, anche lui di Canicattì, ucciso il 25 settembre del 1988 sempre lungo la Statale 640, in territorio di Caltanissetta.
Livatino: Arcivescovo Agrigento: “Mentalità mafiosa pericolosa come armi”
“Il ricordo del giudice Livatino ci deve interrogare non solo su ciò che è avvenuto quel giorno ma se davvero abbiamo preso le distanze da una mentalità mafiosa, così diffusa tra noi, altrettanto pericolosa quanto la violenza delle armi”. Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, nella sua omelia nella chiesa madre di Canicattì, in occasione del XXV anniversario dell’uccisione del giudice Rosario Livatino. “Perchè se è vero che fanno male le pistole che uccidono, è altrettanto vero che fanno ancora più male le abitudini, e le forme di pensiero che sono mafiose – ha aggiunto Montenegro -. La mafia non è solo quella delle stragi di sangue ma e’ anche quella del silenzio, dell’omertà, dell’ingiustizia, delle raccomandazioni, delle scorciatoie a discapito dei piu’ deboli, degli abusi. Anche questa mafia uccide. Per quanto tempo questa nostra terra deve restare ferma a causa di questa mentalità dilagante? L’anniversario della morte di Livatino – ha sottolineato l’arcivescovo di Agrigento – susciti in tutti noi uno scatto di orgoglio civile e religioso e ci porti a dire con le parole e con i gesti che non vogliamo avere più nulla a che fare con la mafia, che non vogliamo piu’ alimentare una mentalità mafiosa, che non vogliamo condividere niente con chi pensa di organizzare le cose, gli affari, i lavori con la logica della mafia. I suoi tentacoli, lo sappiamo, entrano dove ci sono interessi economici: droga, traffico e gestione dei migranti, negli affari di un certo tipo”.
“Il giudice Livatino ha dato la vita perchè è stato dalla parte della giustizia sempre e comunque. Non ha accettato la logica del compromesso, non ha chiuso gli occhi su alcune carte, non ha fatto finta di non vedere o di non sapere – ha detto Montenegro -. E’ andato avanti, non si è lasciato piegare dalla mediocrità, ha creduto nella giustizia senza ‘se’ e senza ‘ma’. Allora se non vogliamo vanificare il suo ricordo dobbiamo chiederci: ‘io da che parte sto?’ Lui ci chiede di essere ricordato non tanto con le lapidi – la nostra terra è piena di lapidi – ma con l’esempio”.

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