Mafia, 32 anni fa uccisione di Pippo Fava, giornalista dalla “schiena dritta”

Mafia, 32 anni fa uccisione di Pippo Fava, giornalista dalla “schiena dritta”

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urono cinque i colpi di pistola calibro 7,65 che colpirono a morte il giornalista Pippo Fava il 5 gennaio 1984, nella sua Catania. Un calibro non usato dalla mafia, dissero all’epoca.

“La mafia a Catania non esiste”, fu il passa parola che circolo’ tra le elite della citta’. Il delitto, infatti, fu etichettato come passionale prima e come economico poi. La sera del 5 gennaio Giuseppe Fava (per i colleghi Pippo) poco dopo le 21 lascia la redazione del suo giornale, “I Siciliani”, e sale in macchina per andare a prendere sua nipote, quella nipote che aveva ereditato la sua stessa passione per il teatro, la nipote che recitava in “Pensaci, Giacomino!”.

L’esecuzione di Pippo Fava inizio’ molto prima di quel 5 gennaio e continuo’ ben oltre. Da tempo, infatti, era in atto una strategia di discredito sulla figura del giornalista, con minacce neanche troppo velate e una vera e propria campagna di delegittimazione – che continuo’ per anni dopo l’omicidio – in cui si mescolarono, con perizia, verita’ e menzogne. La verita’, quella che cancellera’ ogni dubbio sulla brutale esecuzione mafiosa di Fava, arrivera’ solo dieci anni dopo quando un pentito, Maurizio Avola, inizio’ a parlare e si auto accuso’ dell’omicidio del giornalista.

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