Mafia, Addiopizzo: “Assistiti 300 imprenditori, 5 di Agrigento”

Mafia, Addiopizzo: “Assistiti 300 imprenditori, 5 di Agrigento”

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“In questi ultimi anni abbiamo assistito a un crescendo di denunce contro il pizzo: basti pensare che dal 2008 oltre 300 persone si sono rivolte ad Addiopizzo e Libero Futuro, e la meta’ dei casi, circa 150, tra commercianti e imprenditori, hanno avuto esito processuale. Il resto sono stati assistiti dalle nostre associazioni a vario titolo. I numeri di Bagheria, pero’ pesano doppio”. E’ il bilancio che Enrico Colajanni, presidente dell’associazione antiracket Libero Futuro, fa degli ultimi anni di lotta al racket in Sicilia dopo l’ultima operazione di oggi a Bagheria (Pa) che ha portato a 22 arresti e 50 estorsioni. Dati che svelano una mappa del racket sempre piu’ fitta, a cominciare dalle cifre finora a disposizione dell’avvocato Salvo Caradonna, legale dell’associazione Addiopizzo: “Dal 2013 ad oggi Addiopizzo e Libero Futuro hanno assistito 89 tra imprenditori e commercianti nelle costituzioni di parte civile nei processi per estorsione – spiega – di questi, 84 sono tra Palermo e provincia, 5 tra Trapani ed Agrigento. Un crescendo continuo, se si pensa che da gennaio 2013 a gennaio 2014 le nostre associazioni hanno assistito 34 persone, mentre da febbraio 2014 a febbraio 2015 sono stati 55 gli imprenditori seguiti”. A Bagheria si sta verificando una situazione quasi irripetibile che rivela la capillarita’ del fenomeno estorsivo, come spiega Colajanni: “Almeno 70 imprenditori hanno collaborato con le forze dell’ordine, e almeno una quarantina si sono costituiti parte civile nei procedimenti. Nei piccoli centri questi numeri pesano il doppio, perche’ la societa’ civile e’ piu’ intimorita”. Il comitato Addiopizzo ha determinato una rivolta tra i consumatori, aumentando la consapevolezza sulle pressioni del racket. Fondamentali, poi, sono state le dichiarazioni del pentito Sergio Flamia che a Bagheria hanno permesso di ricostruire gli assetti del clan. “Questa e’ la quinta operazione antiracket in quel territorio – prosegue Colajanni – le collaborazioni degli imprenditori vessati dalla mafia si stanno rivelando preziose. E’ un concorso di fattori che rende la situazione di quel comune quasi irripetibile altrove, ad esempio nelle province di Trapani oAgrigento dove la societa’ civile e’ piu’ resistente e il controllo del tessuto economico piu’ forte. Naturalmente speriamo in un cambiamento in senso opposto, ma li’ il contesto e’ diverso”. Un’analisi condivisa anche dal legale di Addiopizzo: “Nella sola operazione Apocalisse abbiamo seguito 25 imprenditori – spiega Caradonna – Secondo le indagini antimafia la dinamica estorsiva a Palermo ha una sua peculiarita’ dovuta alla divisione per mandamenti che rende cosa nostra titolare del diritto di riscuotere il pizzo anche tra i commercianti al dettaglio, rendendo il racket un fenomeno quasi pulviscolare. Diversa la situazione in altre province, come Trapani, dove ad essere presi di mira sono i grandi gruppi imprenditoriali. AdAgrigento e Trapani l’omerta’ e’ ancora forte, ma il numero ridotto di denunce ha comunque un peso di grande impatto, se non maggiore. Non dimentichiamo che a Palermo c’e’ una forte coscienza critica anche grazie ad associazioni come Addiopizzo che da nove anni lavorano sul territorio”.

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