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Mafia agrigentina: quattro “delittazzi” (più uno) in cerca d’autore

Quattro nomi, quattro “delittazzi”: Carmelo Bellavia, alias “Carnazza”, Salvatore Terranova, alias “Tito Camomilla”, Mario Jakelich ed il ferimento di Maurizio Bellavia, alias “Furia” e, infine, l’omicidio di Carmelo Ciffa. 

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Sono questi i quattro grattacapi che, negli ultimi 365 giorni, hanno inevitabilmente rotto quella apparente tranquillità che vigeva nella provincia di Agrigento. Ci siamo interrogati a lungo sulla presenza di un collegamento, di un filo logico che possa tenere ben saldi questi quattro casi.

Proviamo a ricostruirli, a conoscere i personaggi coinvolti e tracciare possibili incroci. Un asse che percorre le strade di Favara e Porto Empedocle ma anche Naro e Liegi, in Belgio.

Quello che emerge, il contesto e le modalità di uccisione, non promettono nulla di buono.

Il 27 gennaio 2015, in via Fausto Coppi, una raffica di pallottole colpisce Carmelo Bellavia, alias “Carnazza”, mentre stava per chiudere il suo deposito di bibite, attività che aveva messo su proprio poco tempo prima. Per comprendere in fondo il delitto Bellavia, però, bisogna scavare indietro nel tempo, ancora prima di quel 27 gennaio. In tal senso, sono due le date che è fondamentale tenere a mente: agosto 2003 e ottobre 2010. La prima rappresenta l’omicidio di Carmelo Milioti, braccio destro dell’ex capo mafia della provincia, Maurizio Di Gati.

Carmelo Bellavia, alias "Carnazza"

Carmelo Bellavia, alias “Carnazza”

E’ una calda mattinata di agosto quando, in un saloon nel centro di Favara, viene ucciso Milioti. Proprio da quel giorno, infatti, è cambiata la storia recente della mafia agrigentina con il passaggio di consegne della reggenza, proprio con questo omicidio, da Di Gati all’astro nascente Giuseppe Falsone.

Cambiano equilibri, cambiano alleanze, cambiano i giochi di potere e le zone di influenza. Cambia tutto.

E poi, il 23 Ottobre 2010: in viale Stati Uniti, un’arteria del quartiere “Itria” di Favara viene catturato il superlatitante, considerato il numero uno dopo l’arresto di Falsone, Gerlandino Messina.

Dove? In una abitazione di Favara nella disponibilità di Carmelo Bellavia. Quest’ultimo, arrestato in seguito per favoreggiamento, dopo aver scontato la sua pena ritorna in libertà. Ma, come dicevamo, a Favara (e non solo) gli equilibri sono cambiati e, probabilmente, a qualcuno non è piaciuto il ritorno in “pista” di Bellavia che viene freddato nel tardo pomeriggio del 27 gennaio 2015.

All’indomani dell’omicidio Bellavia, non un personaggio qualsiasi, il timore che si possa riacutizzare una escalation di violenza è dietro l’angolo.

Una macabra previsione che, puntualmente, viene confermata appena trenta giorni dopo.

Febbraio 2015: in piazza Crispi a Naro, davanti ad un negozio di elettrodomestici,  parcheggiata una Jaguar grigia. All’interno dell’abitacolo un corpo senza vita raggiunto da due colpi di fucile a pallettoni in testa: si tratta di Salvatore Terranova, alias Tito Cacomiddru”, 58 anni. Incensurato, imprenditore dall’alto tenore di vita, “Tito Cacomiddru” era un personaggio “sui generis”: non una condanna, non un provvedimento. Terranova era il classico insospettabile ma …  non troppo.

Lillo Terranova, alias "Tito Cacomiddru"

Lillo Terranova, alias “Tito Cacomiddru”

Gli inquirenti lo conoscevano bene per il fatto che il suo nome, molte, forse troppe volte, è rimbalzato da una bocca all’altra di pentiti eccellenti, come Giuseppe Sardino, suo compaesano ed ex consigliere comunale di Naro poi scopertosi braccio destro del boss Giuseppe Falsone. Sardino tira in ballo Terranova molte volte e in un caso in particolare: Sardino indica in “Tito Cacumiddru” quale partecipante al duplice omicidio di Marco Balsamo e Girolamo Di Gerlando commesso il 3 marzo 1991 nel corso del quale venne anche ferito Carmelo Marziano, ucciso due mesi dopo in un altro agguato. In particolare Sardino racconta: “Mi è così capitato di assistere ad un colloquio, in occasione di una cena in pizzeria, fra il Provenzano Giuseppe, il Gaetani Giuseppe e l’Aquilino Calogero, inteso Marino: quella sera erano presenti in pizzeria anche il Balsamo ed il Di Gerlando ed i miei commensali discussero, in mia presenza, sulla ipotesi di dare corso al duplice omicidio degli stessi già quella stessa sera. Io mi sentii letteralmente male, loro lo capirono e da allora non mi coinvolsero più in alcun modo in questo genere di discorsi. Il duplice omicidio del Balsamo e del Di Gerlando avvenne a distanza di circa un mese o forse prima rispetto a questo incontro casuale in pizzeria. Io non seppi e non chiesi nulla, anche se è ovvio che sapevo bene il contesto, il principale mandante (il Franco) ed i possibili esecutori materiali. Come ho già riferito avevamo avvicinato in quel periodo, come possibili killer, il Provenzano Giuseppe, il Terranova Salvatore, inteso Tito cacumiddu. I fatti mi vennero poi raccontati, a distanza di anni, dal Provenzano, in occasione delle elezioni che mi videro eletto al consiglio comunale di Naro. In quella occasione il Provenzano voleva il mio appoggio per la sua candidatura a sindaco ed in quel contesto ebbe a raccontarmi i particolari del duplice omicidio in danno di Balsamo e Di Gerlando. I killer furono il Provenzano che sparò con un fucile automatico o una doppietta calibro 12; ed il Gaetano con una pistola; il Terranova guidava la macchina e l’Aquilino Calogero dette un concreto aiuto andando a prenderli, per come concordato, nel luogo dove venne incendiata l’auto utilizzata per l’agguato. I racconti dei pentiti sinora non hanno trovato i riscontri dovuti e, dunque, le indagini a carico della vittima non sono mai state concluse. Oggi, però, capiamo che a “concludere le indagini” ci ha pensato qualcun altro.

Carmelo Ciffa e Mario Jakelich

Carmelo Ciffa e Mario Jakelich

Arriviamo così al terzo “delittazzo”, avvenuto lo scorso Settembre. Siamo nel quartiere di “Ostrunense”, in un condominio al numero 10 di Saint Julien, a Liegi. Proprio la cittadina belga rappresenta una roccaforte di agrigentini emigrati nel corso degli anni. I protagonisti della vicenda, appunto, ripercorrono quell’asse che passa da Porto Empedocle e Favara e arriva in Belgio: sono Mario Jakelich, 28 anni da “Marina”, e Maurizio Di Stefano, alias “Furia”. Il primo non ha avuto scampo e, una volta aperta la porta dell’appartamento, è stato letteralmente giustiziato con un colpo alla testa dal/i killer; il secondo, che secondo le prime ricostruzioni da parte degli inquirenti doveva essere l’originario bersaglio, si è salvato miracolosamente da una raffica di pallottole che lo hanno colpito alla milza, alle gambe e ai polmoni. Ancora oggi il caso è pieno di interrogativi ai quali appare quantomeno complicato trovare risposte: perché i due protagonisti erano in quel preciso istante a Liegi? Avevano appuntamento con qualcuno? E perché, ad esempio, Jakelich era partito da Parma (dove risiedeva) senza avvertire la compagna o gli amici? Tutti interrogativi ai quali stanno cercando risposta gli inquirenti.

Liegi, la polizia nella zona del delitto e la vittima, Mario Jakelich

Liegi, la polizia nella zona del delitto e la vittima, Mario Jakelich

Un ultimo caso. E torniamo ai giorni nostri, precisamente al 27 ottobre: dunque, due mesi fa circa. Ancora un delitto, ancora una esecuzione per le modalità di uccisione, ancora tanti interrogativi. A cadere sotto colpi da arma da fuoco è Carmelo Ciffa, 42 anni, di Porto Empedocle. Sono le 12.30 circa e le vie di Favara sono affollatissime di auto, di ragazzi che escono dalle scuole, di passanti. Un uomo coperto da casco integrale, probabilmente atteso da un complice/autista, raggiunge Ciffa alle spalle, impegnato a potare alcune siepi di fronte al supermercato “Paghi Poco”, e spara 7 colpi. Non tutti raggiungono l’empedoclino ma, tre di questi, sono letali. Ciffa cade a terra, vistosamente sanguinante, ma cerca con le ultime forze in corpo di raggiungere l’ingresso del supermarket per chiamare aiuto. Il killer lo insegue, lo bracca e tenta di sparare un altro colpo ma la pistola si inceppa. Non sarà necessario completare l’opera appena iniziata. Il 42enne muore subito dopo e il killer sparisce nel vuoto.

Ma chi era Carmelo Ciffa? E’ proprio questa la prima domanda che si sono posti gli inquirenti che, subito dopo l’omicidio, hanno iniziato a scavare nel passato dell’empedoclino: amicizie, rapporti, legami, precedenti penali che portano ad indagare sul mondo e i traffici di droga. Inevitabile pensare, ma non è l’unica pista seguita, al mondo del traffico di droga, tanto fiorente sull’asse Porto Empedocle – Favara come scenario principale sul fronte investigativo.

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