Mafia, arrestato latitante Nuccio Mazzei “u carcagnusu”. (video)

Mafia, arrestato latitante Nuccio Mazzei “u carcagnusu”. (video)

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L'arresto di Nuccio Mazzei

La Squadra mobile della Questura di Catania e dello Sco di Roma hanno arrestato Sebastiano ‘Nuccio’ Mazzei, figlio di Santo Mazzei, detenuto al 41-bis, considerato uomo d’onore vicino ai noti mafiosi Bagarella e Brusca e reggente della famiglia mafiosa dei ‘carcagnusi’ catanesi. Gli agenti lo hanno catturato a Ragalna, paese etneo dove si nascondeva con la moglie. ‘Nuccio’ Mazzei’ non era armato. Nell’aprile dello scorso anno ‘Nuccio’ Mazzei era stato colpito insieme ad altri 10 soggetti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nel quadro dell’operazione ‘Scarface’ ma sfuggendo all’arresto. Il Capo della Polizia Alessandro Pansa ha già chiamato il Questore di Catania, Marcello Cardona, per complimentarsi dell’arresto. Sebastiano Mazzei, conosciuto come “Nucciu `u carcagnusu”, era latitante dall’aprile del 2014, colpito da due distinte ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e traffico illecito di sostanze stupefacenti. Le indagini condotte da personale della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo, coordinate dalla D.D.A. di Catania, hanno consentito di rintracciarlo a Ragalna. Reggente dell’omonima organizzazione mafiosa, Sebastiano Mazzei è figlio del boss Santo, uomo d’onore detenuto in regime di 41 bis. Alle sue spalle una lunga militanza tra le fila del clan, storicamente riconducibile alla Cosa nostra palermitana, in quanto il padre divenne uomo d’onore su decisione del boss corleonese Leoluca Bagarella.

Questo il resoconto fatto da www.sudpress.it: Una villa di tutto rispetto nella bellissima zona di villeggiatura di Ragalna, ai piedi dell’Etna, con giardino e vista mozzafiato. Eccolo il “covo” di Nucciu u carcagnusu, uno dei ricercati più pericolosi e boss del clan che porta il suo nome. I Mazzei, i Carcagnusi, criminali importanti nella città di Catania, ma più in generale, colonna portante della Cosa Nostra con collegamenti diretti con l’ala stragista delle famiglie palermitane.

Sono due le ordinanze di custodia cautelare di cui è destinatario Sebastiano Mazzei, scattate per i reati gravissimi di associazione per delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e traffico illecito di sostanze stupefacenti. Un boss moderno ma allo stesso tempo “all’antica” che gestisce contemporaneamente il lucroso traffico degli stupefacenti e coordina i suoi uomini ” a distanza”. Ed è proprio la necessità di comunicare, data dal ruolo apicale del boss, che ha permesso agli uomini della Polizia di Stato di risalire al suo rifugio pedemontano.

A seguito di un laborioso lavoro coordinato dalla D.D.A. di Catania e svolto dagli uomini della Squadra Mobile sin dal dicembre dello scorso anno, in stretta sinergia con lo Servizio Operativo Centrale, Mazzei è stato rintracciato all’interno di una villa in località Ragalna, in vico delle Rose, dotata di tutti i comfort, dove si trovava in compagnia della moglie e del cane. L’uomo non si faceva mancare nulla, aveva con se alcuni telefoni e, nella camera da letto, teneva sotto il materasso, a portata i mano, un’accetta.

Come racconta Antonio Salvago, dirigente della Squadra Mobile, da buon criminale di rango che si rispetti, nel momento dell’irruzione Mazzei non ha opposto alcuna resistenza. Nell’operazione che ha portato alla cattura sono stati impiegati 50 uomini che, prima di fare irruzione, hanno circondato la villa per impedirne ogni possibile fuga.

“Questa attività ha visto oggi coronamento con attività di intercettazione – racconta Antonio Salvago – grazie alla quale abbiamo capito che il soggetto aveva trovato rifugio in una villa a Ragalna. Villa molto bella che si adatta al personaggio di Mazzei che aveva come idolo Scarface. Questa fisima di copiare e adeguarsi a strutture americaneggianti si vede anche dal nome del cane “Michael” (come il boss Corleone del fil “Il Padrino”). Sotto il materasso abbiamo trovato anche un accetta e lui per giustificare ha detto “Non si sa mai”.

Il Procuratore Capo Giovanni Salvi, che teneva molto ad essere presente all’evento con la stampa ha spiegato bene il “peso” del boss all’interno della Cosa Nostra siciliana : “Mazzei è un personaggio di spicco della criminalità organizzata catanese, la quale ha rapporti diretti anche con Palermo. I carcagnusi rappresentano infatti il collegamento con l’ala stragista di Cosa Nostra nel catanese. Questo risultato mostra che siamo in condizioni di ben operare, anche se la battaglia è ancora lunga perché le organizzazioni criminali si riorganizzano “

Ma chi è davvero Nuccio u carcagnusu e quali sono i punti cardine del suo business? Sebastiano, reggente dell’omonima organizzazione mafiosa, attiva nel settore delle estorsioni, usura e stupefacenti, è figlio del noto boss Santo Mazzei, uomo d’onore a capo della predetta cosca inserita in Cosa nostra. Il giovane boss, vanta una lunga militanza tra le fila dell’organizzazione mafiosa Mazzei, storicamente riconducibile alla Cosa nostra palermitana, in quanto il padre divenne “uomo d’onore” su decisione del boss corleonese Leoluca Bagarella.

Il passato del padre tra “i Cursoti” – Santo Mazzei, dopo avere abbandonato lo schieramento dei Cursoti, dove si era contrapposto alla frangia capeggiata da Giuseppe Garozzo, aveva stretto alleanza con l’ala di Cosa nostra palermitana “stragista” guidata, dopo l’arresto di RIINA Salvatore Riina da Leoluca Bagarella e successivamente da Vito Vitale. Santo Mazzei, ergastolano, detenuto dal novembre 1992, in regime di cui all’art.41 bis era stato arrestato sempre dalla Squadra Mobile, dopo un periodo di latitanza, il 10 novembre di quell’anno, a bordo di una autovettura condotta da Girolamo Rannesi, mentre percorreva una strada nel territorio di Ragalna.In quella occasione Santo Mazzei era armato di un revolver 357 magnum.

L’iniziazione di Santo Mazzei al cospetto della cupola palermitana – Santo Mazzei venne nominato “uomo d’onore” nel 1992, mentre era latitante, a Catania, alla presenza dei boss Leoluca Bagarella, Antonino Gioè e Giovanni Brusca, giunti appositamente dalla provincia palermitana per imporre la leadership della famiglia Mazzei, quale referente dei corleonesi. Nel 1998, Santo Mazzei, detenuto al carcere di Augusta, utilizzando un cellulare, impartiva disposizioni decidendo le strategie (in cui erano previsti anche omicidi) per soppiantare la frangia della famiglia catanese di Cosa nostra, riferibile a Benedetto Santapaola.

Il passato di Nuccio Mazzei – Già nel 1998,Sebastiano Mazzei, che annovera diversi precedenti anche da minorenne, si era reso latitante dopo essere sfuggito alla cattura nell’ambito dell’operazione c.d. “Orione”, in quanto colpito da ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso perché ritenuto associato alle organizzazioni criminali dirette, al vertice, una dal predetto Vito Vitale e un’altra dal padre Santo.

Il particolare – Santo Mazzei, dopo circa 5 mesi di latitanza venne arrestato da personale di questa Squadra Mobile all’interno di una villetta in località di San Pietro Clarenza, a poca distanza dal luogo dove oggi è stato catturato il figlio. Grazie alle alleanze con le “famiglie” palermitane, la cosca Mazzei detta dei “Carcagnusi”, si è affermata nel territorio catanese e in provincia, con attività criminali che spaziano dal traffico di droga alle estorsioni.

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