Mafia: beni sequestrati; giudice indagato cambia sezione

Mafia: beni sequestrati; giudice indagato cambia sezione

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Il giudice Lorenzo Chiaramonte

Un altro giudice della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo lascia il suo posto dopo la bufera giudiziaria che si è abbattuta sull’ormai ex Presidente Silvana Saguto, accusata di corruzione. A lasciare la sezione, dopo Silvana Saguto, è Lorenzo Chiaramonte, indagato per abuso d’ufficio. A darne conferma, con una nota, è il Presidente del Tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale: “Preso atto della disponibilità di Lorenzo Chiaramonte, giudice della sezione Misure di prevenzione, a essere destinato ad altra sezione del Tribunale, ha designato al posto di Chiaramonte Luigi Petrucci, finora gip, dando esecuzione immediata al provvedimento”. Secondo i pm di Caltanissetta, che coordinano l’inchiesta, il giudice Chiaromonte, nel conferire un incarico non si sarebbe astenuto nonostante si trattasse di una persona ritenuta a lui molto vicina. “Questa determinazione – scrive Di Vitale – intende tempestivamente garantire la continuità e la piena funzionalità di un organo giudicante, da anni centrale nella strategia di contrasto dello Stato alla criminalità mafiosa. Il provvedimento mira, altresì, ad agevolare i doverosi accertamenti in corso che potranno svolgersi in un clima di serenità idoneo a favorire i più dettagliati approfondimenti”. Intanto, è il laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin il relatore al Csm del fascicolo che è stato aperto sui magistrati di Palermo coinvolti nell’inchiesta della procura di Caltanissetta sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia e che vede al centro dell’attenzione Silvana Saguto, presidente dimissionaria della sezione Misure di prevenzione del tribunale. Il fascicolo è stato assegnato alla Prima Commissione di Palazzo dei marescialli, che già in settimana potrebbe decidere le prime iniziative. E’ prassi che il primo atto della Commissione sia in genere la richiesta di una relazione ai vertici degli uffici giudiziari, che hanno compiti di vigilanza sui magistrati del distretto: il presidente della Corte d’appello e il Procuratore generale. Solo dopo solitamente si valuta se disporre delle audizioni.

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