Mafia, blitz “Icaro”: il Tribunale del Riesame vuole in carcere metà...

Mafia, blitz “Icaro”: il Tribunale del Riesame vuole in carcere metà degli indagati

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Grandaangolo 6 del 13 febbraio 2016 sito

L’operazione antimafia “Icaro” del dicembre scorso, con provvedimento cautelare richiesto dai Pubblici ministeri Maurizio Scalia, Rita Fulantelli e Emanuele Ravaglioli, della Direzione distrettuale antimafia ed accolto dal Gip del Tribunale di Palermo,  Giangaspare Camerini, aveva portato in carcere sei persone: Antonino Iacono, 61 anni, indicato come il capo della “famiglia” di Agrigento; Francesco Messina, 58 anni, ritenuto il capo della “famiglia” di Porto Empedocle; Francesco Capizzi, inteso “il milanese”, 50 anni; Francesco Tarantino, inteso “Paolo”, 29 anni; Gioacchino Cimino, 61 anni, e Giuseppe Picillo, 53 anni, di Favara. Per altre quattro persone il Gip aveva disposto invece gli arresti domiciliari: Pietro Campo, 63 anni, di Santa Margherita Belice; Giacomo La Sala, 47 anni, anche lui di Santa Margherita Belice e per Emanuele Riggio, 45 anni, di Monreale; obbligo di presentazione alla Pg, invece, per Vito Campisi, 45 anni, e Antonino Grimaldi, 49 anni, entrambi di Cattolica Eraclea; Santo Interrante, 34 anni, e Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, di Santa Margherita Belice.

Ma la richiesta di misura cautelare riguardava ancora un’altra ventina di persone ma il Gip non aveva accolto. Immediato il ricorso al Tribunale del Riesame di Palermo che ha sostanzialmente ribaltato le conclusioni del Giudice per le indagini preliminari. Gran parte dei ricorsi sono stati accolti, dando lustro alla ricostruzione investigativa della Squadra mobile di Agrigento ed al lavoro del Pm della Direzione distrettuale di Palermo, e adesso 14 indagati rischiano di finire in galera se non ci sarà pronunciamento differente da parte della Suprema Corte. Dunque, il Tribunale del Riesame di Palermo (diverse composizioni di collegio) ha accolto i ricorsi che miravano alla cattura di molti degli indagati perchè ritenuti organici in Cosa nostra, disponendo in difformità di quanto disposto dal Gip per: Tommaso Baroncelli, 40 anni, di Santa Margherita Belice; Vito Campisi, 45 anni, di Cattolica Eraclea; Pietro Campo, 63 anni, di Santa Margherita Belice, Mauro Capizzi, 47 anni, di Ribera; Roberto Carobene, 38 anni, di Motta Sant’Anastasia (accolto obbligo di dimora); Diego Grassadonia, 54 anni, di Cianciana; Antonino Grimaldi, 55 anni, di Cattolica Eraclea; Santo Interrante, 34 anni, di Santa Margherita Belice; Giacomo La Sala,  47 anni, di Santa Margherita Belice; Vincenzo Marrella, 41 anni, di Montallegro; Vincenzo Marrella, 60 anni, di Montallegro; Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, di Santa Margherita Belice; Ciro Tornatore, 80 anni, di Cianciana; Francesco Tortorici, 36 anni, di Montallegro. Tutti, tranne Carobene, finiranno dietro le sbarre, se gli inevitabili quanto provvidenziali ricorsi (che bloccano al momento la cattura) degli avvocati difensori non coglieranno nel segno e la Corte di Cassazione confermerà quanto deciso dal “Riesame”.

Con l’operazione “Icaro”, gli investigatori hanno verificato come non si sia mai interrotto lo storico sodalizio tra “Cosa Nostra” palermitana ed agrigentina, così come dimostrato dai documentati summit andati in scena nelle campagne agrigentine tra ruderi ed appezzamenti di terreno.

Le indagini hanno investito il capoluogo agrigentino e la zona occidentale di Agrigento, permettendo di ricostruire la pianta organica dell’associazione mafiosa “Cosa Nostra” in quel territorio ed, in particolare, di raccogliere numerosi elementi indiziari a carico del capo famiglia della cosca di Agrigento,  Antonino Iacono, agrigentino, cl.  1954 e del capo famiglia della cosca di Porto Empedocle, Francesco Messina, nato a Porto Empedocle, cl.1957. Questi ultimi, in particolare, operavano con metodo mafioso ed estorsivo per condizionare l’attività di ristrutturazione del rigassificatore di Porto Empodecle. Tutti, comunque, ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, illegale detenzione di armi, detenzione di sostanze stupefacenti.

Dalle risultanze investigative, oltre alla supremazia dei due “capifamiglia”, sono emersi i ruoli di spicco di numerosi soggetti organici all’associazione, quali Giuseppe Piccillo, uomo di fiducia di Iacono, delegato all’organizzazione di incontri con esponenti mafiosi di altre famiglie locali e per conto del quale si è reso responsabile di più azioni intimidatorie, finalizzate ad estorcere il pizzo a numerose imprese locali attive nel settore del “calcestruzzo”; Francesco Capizzi e Francesco Tarantino,  organici alla famiglia mafiosa di “Porto Empedocle” e soggetti di fiducia di Francesco Messina, per conto del quale si sono resi responsabili di azioni estorsive in pregiudizio di imprese edili operanti in quel centro.  Questi avrebbero tentato di condizionare il trasporto da e per l’isola di Lampedusa, nonché l’attività di ristrutturazione di alloggi popolari a Porto Empedocle.

Questo l’elenco completo degli indagati dell’inchiesta “Icaro” (tra parentesi le decisioni del Tribunale del Riesame: Antonino Abate, 29 anni, di Montevago (rigetto); Tommaso Baroncelli, 40 anni, di Santa Margherita Belice (accolta); Domenico Bavetta, 34 anni, di Montevago (respinto); Carmelo Bruno, 47 anni, di Motta Sant’Anastasia (Catania); Vito Campisi, 45 anni, di Cattolica Eraclea (accolto); Giovanni Campo, 25 anni, di Santa Margherita Belice (respinto); Pietro Campo, 63 anni, di Santa Margherita Belice (accolto); Francesco Capizzi, inteso “il milanese”, 50 anni, di Porto Empedocle (rigetto); Mauro Capizzi, 47 anni, di Ribera (accolto); Roberto Carobene, 38 anni, di Motta Sant’Anastasia (accolto obbligo di dimora); Gioacchino Cimino, 61 anni, di Porto Empedocle; Domenico Cucina, 48 anni, di Lampedusa (respinto); Rocco D’Aloisio, 46 anni, di Sambuca di Sicilia (respinto); Diego Grassadonia, 54 anni, di Cianciana (accolto); Antonino Grimaldi, 55 anni, di Cattolica Eraclea (accolto); Piero Guzzardo, 37 anni, di Santa Margherita Belice (rigetto); Antonino Iacono, 61 anni, di Giardina Gallotti (frazione di Agrigento); Gioacchino Iacono, 36 anni, di Realmonte (rigetto); Santo Interrante, 34 anni, di Santa Margherita Belice (accolto); Giacomo La Sala,  47 anni, di Santa Margherita Belice (accolto); Giuseppe Lo Pilato, 44 anni, di Giardina Gallotti (frazione di Agrigento) rigetto; Leonardo Marrella, 38 anni, di Montallegro (respinto); Stefano Marrella, 59 anni, di Montallegro (respinto); Vincenzo Marrella, 41 anni, di Montallegro; Vincenzo Marrella, 60 anni, di Montallegro (accolto); Francesco Messina, 58 anni, di Porto Empedocle; Francesco Pavia, 35 anni, di Porto Empedocle (respinto); Giuseppe Picillo, 53 anni, di Favara (respinto); Emanuele Riggio, 45 anni, di Monreale (respinto); Pasquale Schembri, 53 anni, di Montallegro (respinto); Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, di Santa Margherita Belice (accolto); Francesco Tarantino, inteso “Paolo”, 29 anni, di Porto Empedocle (rigetto); Ciro Tornatore, 80 anni, di Cianciana (accolto); e Francesco Tortorici, 36 anni, di Montallegro (accolto).

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