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Mafia, “In casa Ciancimino ‘pizzino’ con minacce a Berlusconi”

Durante la perquisizione nell’abitazione di Massimo Ciancimino, nel 2005, l’allora capitano dei Carabinieri Antonello Angeli trovò una scatola “con all’interno diversi documenti, tra cui un foglio di carta, una sorta di ‘pizzino’, un manoscritto contenente una minaccia a Silvio Berlusconi”. Lo rivela in aula lo stesso ufficiale dei Carabinieri, oggi tenente colonnello dell’Arma, deponendo come teste al processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in corso davanti alla Corte d’Assise di Palermo. La perquisizione fu decisa nell’ambito di una inchiesta per riciclaggio a carico del figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. “Non ricordo se ci aprì il fratello di Massimo Ciancimino, entrammo, e ricordo che ho proceduto a perquisire la sala-soggiorno, il personale andò nelle camere, e il personale della Guardia di Finanza riceveva di volta in volta le carte che i Carabinieri gli portavano, per fare una valutazione immediata su importanza carte”, racconta Angeli. “Avevamo come obiettivo il rinvenimento di un assegno di 30 milioni di Silvio Berlusconi custodito in una carpetta contenente tutte le carte di Vito Ciancimino e che si trovava in un magazzino – spiega ancora l’ufficiale dei Carabinieri – Presumevamo che questo magazzino fosse situato nelle vicinanze del negozio gestito da Massimo Ciancimino. Poi trovammo la scatola nell’abitazione dello stesso Ciancimino all’Addaura. Trovammo un foglio con una minaccia a Silvio Berlusconi. C’erano diversi memoriali, uno intitolato ‘Le mafie’, uno ‘I carabinieri’, e un altro intitolato ‘La Politica’, e poi e una lettera che riguardava Silvio Berlusconi”. “Chiamai il mio superiore, il maggiore Francesco Gosciu che mi disse: ‘Ok, bravi’. Ma subito dopo mi richiamò e mi disse: ‘Quella documentazione è falsa, ce l’abbiamo già’. Io rimasi basito da questa cosa e ricordo che quando chiusi a conversazione – dice ancora il tenente colonnello Angeli – il maresciallo Migliore mi chiese cosa fosse successo e io dissi: c’è qualcosa che non va”. Anche perché in quel periodo c’era il processo Dell’Utri e pensavo che quella lettera potesse essere interessante dal punto di vista investigativo”.

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