Cronaca

Mafia, croce con pennarello nero su porta del giudice Aiello

Una croce disegnata con un pennarello nero sulla porta dell’ufficio del giudice dell’udienza preliminare Nicola Aiello, che, a Palermo, sta tenendo un processo di mafia, denominato Panta Rei, con 41 imputati: l’ha trovata stamattina il personale che si occupa delle pulizie al palazzo di giustizia, che ha subito avvisato i carabinieri. Sono in corso i rilievi e l’esame delle riprese video che monitorano 24 ore su 24 i corridoi dell’edificio in cui si trova la stanza di Aiello, per capire chi possa avere disegnato quello che sembra un macabro avvertimento nei confronti del Gup. Proprio oggi c’e’ un’udienza del giudizio abbreviato, all’aula bunker del carcere dell’Ucciardone: ma c’e’ anche, a Roma, in Cassazione, l’udienza in cui la Suprema Corte decidera’ sull’istanza di ricusazione avanzata nei mesi scorsi da alcuni difensori e respinta dalla Corte d’appello.
Secondo gli imputati e i loro legali, Aiello sarebbe “incompatibile” perche’ avrebbe prorogato alcune intercettazioni dell’inchiesta, nel periodo estivo, in cui era di turno e sostituiva il collega titolare dell’indagine, scaturita da un’operazione dei carabinieri contro le cosche di Palermo e della parte orientale della costa, da Bagheria a Trabia e Altavilla. In questo modo, avevano sostenuto i difensori nella ricusazione, sarebbe entrato nel merito dell’indagine e sarebbe divenuto incompatibile, perche’ non piu’ “terzo”, come giudicante: tesi che pero’ gia’ da alcuni anni non viene piu’ ritenuta causa di astensione.
In Panta Rei c’e’ comunque un clima pesante, perche’ molti imputati sarebbero interessati a far ricominciare da zero il giudizio abbreviato, in vista di una possibile decorrenza dei termini. Gli esiti degli accertamenti dei carabinieri saranno inviati alla Procura di Caltanissetta, competente a indagare su questi fatti che riguardano i magistrati di Palermo.
Fra i processi celebrati di recente, il mese scorso il Gup Aiello aveva rinviato a giudizio i 14 imputati dell’inchiesta sulle firme false a sostegno della lista del M5S alle comunali di Palermo del 2012 e aveva condannato a 10 anni e a 4 anni e 6 mesi padre e madre di un neonato ridotto in fin di vita a suon di botte
mi-piace

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