Mafia, Dia: “Nuova epoca, si allenta leadership Messina Denaro”

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Cronaca

Mafia, Dia: “Nuova epoca, si allenta leadership Messina Denaro”

di Redazione
Pubblicato il Feb 6, 2018
Mafia, Dia: “Nuova epoca, si allenta leadership Messina Denaro”

Dopo la morte di Salvatore Riina non pare ancora attribuibile ad alcuno la guida di Cosa Nostra. E’ ancora imprescindibile il ruolo di Matteo Messina Denaro, “per quanto si colgano segnali interessanti rispetto ad una lenta ma progressiva minore pervasività operativa della sua leadership”.

Lo segnala la relazione semestrale della Direzione nazionale antimafia (prima metà del 2017), trasmessa alla Camera.

“Si prospetta – rileva la Dia – la formale apertura di una nuova epoca – quella della mafia 2.0. – sempre più al passo con i tempi, che confermerà definitivamente la strategia della sommersione. Conseguentemente non dovrebbero profilarsi guerre di mafia per sancire la successione di Riina”. Appare, infatti, superata per sempre, aggiunge, “l’epoca della mafia violenta, che ha ceduto il passo a metodologie volte a prediligere le azioni sottotraccia e gli affari, sovente realizzati attraverso sofisticati meccanismi collusivi e corruttivi”.

La relazione ipotizza la possibilità di un accordo tra i capi più influenti per ricostituire una sorta di “cabina di regia”, simile ma diversa dalla Commissione provinciale (che non risulta essersi più riunita dopo l’arresto dei capi storici), intesa quale organismo unitario di vertice, con un prevedibile ritorno in scena dei “palermitani”.

Le indagini evidenziano che la “nuova mafia” è sempre più “silente e mercatistica”, privilegiando un modus operandi “collusivo-corruttivo: gli accordi affaristici non sono stipulati per effetto di minacce o intimidazioni, ma sono il frutto di patti basati sulla reciproca convenienza”. Tra i settori ad alto rischio di corruzione c’è quello dei trasporti marittimi, destinatario di ingenti finanziamenti pubblici, anche comunitari.

“Sicuramente è il momento delle scelte – sottolinea la Dia – Per troppi anni si è protratta una situazione di stallo, tradottasi nell’affidamento di responsabilità, anche rilevanti, a reggenti non sempre all’altezza, per leadership e carisma, di rendere pienamente operativo un organo di raccordo sovra familiare, indispensabile nella risoluzione dei conflitti e nella gestione delle emergenze di alto profilo. Reggenti che non poche volte hanno dovuto fare ricorso ai consigli di anziani uomini d’onore, chiamati a garantire il rispetto delle fondamentali regole interne”. “Nell’attuale fase di confusione e sbandamento, in una cosa nostra decimata nei suoi assetti di vertice, crescono le possibilità che gruppi interni decidano di sovvertire ulteriormente gli equilibri consolidati – è lo scenario prospettato nella relazione – per scalare posizioni di potere, con sconfinamenti, indebite ingerenze, candidature autopromosse o provando a costituire addirittura nuove articolazioni mafiose. Le difficoltà che attraversa cosa nostra, il restringersi della sua sfera d’influenza, il venir meno della compattezza di una struttura complessa e articolata, in passato caratterizzata da connotazioni rigorosamente gerarchiche, i repentini sovvertimenti nelle posizioni apicali in conseguenza anche delle diverse operazioni anticrimine, rendono ancor più imprevedibili le future propensioni evolutive dell’organizzazione mafiosa”.

“L’organizzazione sembra attendere, così, una successione al potere ritenuta oramai prossima: un passaggio obbligato ed epocale – si legge nella relazione – considerato necessario per il compimento di scelte fondamentali. Si potrebbe, in questo modo, arrivare all’affermazione di un nuovo vertice, riconosciuto da tutte le famiglie, e di una nuova strategia condivisa”.


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