Mafia, dopo condanna a 12 anni si aprono le porte del carcere per Angelo Middioni

Redazione

Agrigento

Mafia, dopo condanna a 12 anni si aprono le porte del carcere per Angelo Middioni

di Redazione
Pubblicato il Giu 17, 2018
Mafia, dopo condanna a 12 anni si aprono le porte del carcere per Angelo Middioni

Dodici anni di carcere. E’ questa la sentenza emessa, mercoledì scorso, dalla Corte d’appello di Palermo (presieduta da Giacomo Montalbano) nei confronti di Angelo Gioacchino Middioni 42 anni, cugino dell’ex capo di Cosa Nostra provinciale Giuseppe Falsone, riconosciuto a pieno titolo quale affiliato della famiglia mafiosa di Campobello. Vedremo se, con il deposito delle motivazioni, verrà anche riconosciuto il compito direttivo, di guida del clan.

E dopo la sentenza arriva il carcere. I Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata e quelli del Reparto Operativo del Comando provinciale di Agrigento, infatti, hanno arrestato Angelo Middioni e lo hanno portato al carcere di contrada Petrusa ad Agrigento. L’arresto è avvenuto nelle ultime ore.

Il procuratore generale Giuseppe Fici, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna a 15 anni di carcere accusandolo di aver preso le redini della famiglia mafiosa di Campobello di Licata succedendo proprio al cugino dopo il suo arresto.

A rimarcare l’atto di accusa ci avevano pensato due ex uomini d’onore che sono entrati a gamba tesa nel processo d’appello: si tratta di Giuseppe Sardino, ex consigliere comunale di Naro e vero e proprio faccendiere di Giuseppe Falsone prima di esser arrestato nel 2008 nell’operazione Mercurio, e Maurizio Di Gati, il barbiere di Racalmuto spodestato da Falsone nella lotta per la leadership di Cosa Nostra in provincia di Agrigento.

Sardino aveva dichiarato di sapere, perché riferito da Falsone, che Middioni fosse a capo della famiglia di Campobello di Licata anche se non l’aveva mai incontrato personalmente. Dichiarazioni supportate anche da quelle rese da Maurizio Di Gati.

Su questo punto, così come sul periodo limitato in cui Sardino avrebbe avuto in custodia Falsone (fino e non oltre il 2007), si era concentrata l’arringa difensiva dell’avvocato Giovanni Castronovo che aveva chiesto l’assoluzione.

Quest’ultimo, in primo grado, è stato assolto dal Tribunale di Agrigento nel 2015.


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