Mafia: duplice omicidio a Palermo, una vittima parente del boss Bontade

Mafia: duplice omicidio a Palermo, una vittima parente del boss Bontade

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Il luogo del duplice omicidio di Falsomiele, uno dei cadaveri

Per ora si tratta solo di ipotesi, ma secondo i primi accertamenti, ad uccidere Volo e Bontà potrebbero essere stati dei conoscenti con cui i due avevano avuto, di recente, grossi alterchi, per la realizzazione di un muro di cemento in campagna. Proprio questa mattina, dopo l’ennesima lite con le persone nel mirino degli investigatori, le due vittime, come ricostruito dalla Squadra mobile di Palermo, dovevano raggiungere una zona di campagna per realizzare un muro. Ma, con ogni probabilità, sono stati raggiunti dai due o tre sicari, che li hanno uccisi. Con tanto di colpo di grazia. Sembra così sfumare, al momento, l’ipotesi dell’omicidio mafioso, ipotizzato soprattutto dopo avere appreso che una delle due vittime, Vincenzo Bontà, era il genero del boss Giovanni Bontade, quest’ultimo fratello di Stefano Bontade, ‘il principe di Villagrazia’, ucciso nella guerra di mafia negli anni Ottanta. I due sono stati freddati in stile mafioso, con colpi di pistola al torace e alla nuca. Per tutto il pomeriggio sono proseguiti gli interrogatori di parenti e amici nei locali della Questura di Palermo.

Le due vittime, secondo le prime ricostruzioni erano su una Fiat 500 L, quando sono state affiancate dai killer. A quel punto sono scese dall’auto e hanno cercato di fuggire. Uno dei due è stato colpito al torace e alla nuca, l’altro al torace e al volto.

Una delle due vittime del duplice omicidio di Palermo è il genero del boss mafioso Giovanni Bontade, fratello di Stefano Bontade, ucciso negli anni Ottanta a Palermo durante la guerra di mafia tra corleonesi e palermitani.

Si tratta di Vincenzo Bontà, sposato con la figlia del boss Giovanni Bontade, fratello di Stefano Bontade. La sorella della vittima è sposata con un altro presunto mafioso dell’entroterra palermitano.

L’altra vittima si chiamava Giuseppe Vela e aveva 53 anni. Il cadavere è stato identificato solo poco fa dagli uomini della Squadra mobile di Palermo, dal momento che l’uomo era sprovvisto di documenti di identità.

I killer potrebbero averlo inseguito e raggiunto mentre cercava di mettersi in salvo. Sul posto, oltre al personale del 118, ci sono gli investigatori della Squadra mobile e della Polizia scientifica per effettuare i rilievi nonchè  il procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci e i pm Claudio Camilleri e Sergio Demontis.

 

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