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Mafia: ex governatore Lombardo condannato a 2 anni (niente mafia) per voto di scambio

L’ex governatore della Sicilia Raffaele Lombardo è stato condannato in appello a due anni per voto di scambio. Ma cade l’accusa per mafia.
Il politico rispondeva di concorso esterno in associazione mafiosa.
A emettere la sentenza la presidente della Terza sezione della Corte d’Appello di Catania Cristiana Carrubba, dopo circa otto ore e mezza di camera di consiglio (iniziata stamane poco dopo le 11), insieme ai giudici a latere Anna Gloria Muscarella e Fabio Ceraolo.
L’accusa era sostenuta dal sostituto procuratore generale Sabrina Gambino e dal sostituto procuratore Agata Santanocito, applicata al processo: avevano chiesto 7 anni e 8 mesi di carcere. Lombardo in primo grado era stato condannato a 6 anni e 8 mesi.
Dunque, “Assolto dal concorso esterno all’associazione mafiosa perchè il fatto non sussiste”, ma “colpevole per voto di scambio con l’aggravante di avere favorito Cosa nostra, esclusa la violenza”, con “pena sospesa”.
E’ la sentenza della Terza Corte d’appello di Catania che riforma quella di primo grado nei confronti dell’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo. Il 19 febbraio 2014 l’ex leader del Mpa era stato condannato a sei anni e otto mesi col rito abbreviato dal Gup Marina Rizza.
Adesso l’accusa aveva chiesto la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione, un anno in più, contestando anche il reato elettorale.
La Corte ha ritenuto non sussistere il concorso esterno all’associazione mafiosa, ma il voto di scambio aggravato dall’avere favorito Cosa nostra, senza l’uso di violenza o assoggettamento.
“Per me è finto un incubo – commenta Lombardo – non ho mai avuto niente a che fare con la mafia e la sentenza di assoluzione dal concorso esterno, perchè il fatto non sussiste, lo conferma. Leggeremo le motivazioni della sentenza e sono sicuro che riuscirò a dimostrare la mia innocenza anche per il reato elettorale”.
Per il procuratore Carmelo Zuccaro è “una buona sentenza: adesso aspettiamo le motivazioni per una valutazione piu’ approfondita”.
“E’ un fatto di notevole gravità – spiega contattato dall’Ansa – che un candidato a presidente della Regione Siciliana abbia avuto i voti da Cosa nostra, e che questo abbia giovato a Cosa nostra”. Alla lettura della sentenza Lombardo non era in aula, dove invece c’era il fratello Angelo, ex parlamentare nazionale del Mpa, che è sotto processo per gli stessi reati col rito ordinario.
“Non sarò presente – aveva anticipato Lombardo – perchè ho già ricevuto una ‘schioppettata’ con la prima sentenza: ero convinto che mi avrebbero assolto”.
La Corte ha disposto “la sospensione condizionale dell’esecuzione della pena” e la “revoca della libertà vigilata”. Ha dichiarato “la sospensione dai pubblici uffici per la durata di due anni” e “sospeso dal voto e dall’eleggibilità per sette anni”.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate “entro 90 giorni”.
Secondo l’accusa per 10 anni Lombardo avrebbe avuto contatti con esponenti mafiosi. Quando l’inchiesta Iblis dei carabinieri del Ros viene a galla, nel novembre del 2010, Lombardo è un politico in ascesa, da possibile ministro del governo Berlusconi passa alla guida della Regione e con il suo Mpa è corteggiato dal centrodestra, col quale vince le elezioni nel 2008, e dal centrosinistra, col quale fa un accordo e vara una giunta ‘tecnica’ appoggiata dal Pd ricevendo l’accusa di ‘ribaltonista’ dai suoi ex alleati.
Forte di consensi popolari, che per i suoi detrattori sono frutto di ‘clientele’, Lombardo ottiene voti in crescendo. Per la Procura di Catania in parte arrivano anche da Cosa nostra. Nata da uno stralcio dell’indagine Iblis dei carabinieri del Ros di Catania su presunti rapporti tra Cosa nostra, politica e imprenditori, l’inchiesta era sfociata in un processo per reato elettorale davanti al giudice monocratico per Raffaele Lombardo e suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa.
La Procura ha poi presentato una richiesta di archiviazione per concorso esterno all’associazione mafiosa che il Gip Luigi Barone, in camera di consiglio, ha rigettato disponendo l’imputazione coatta. Nel frattempo i Pm hanno contestato l’aggravante mafiosa per il reato elettorale, atto che ha di fatto concluso il processo davanti al giudice monocratico.
Così le accuse dei due fascicoli sono confluite in un unico procedimento davanti al Gup Marina Rizza, con Raffaele Lombardo che ha scelto il rito abbreviato e il fratello Angelo quello ordinario, ancora in corso.

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