Mafia, la festa religiosa organizzata da Cosa Nostra per gli affiliati: 11 arresti (ft e vd)

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Mafia, la festa religiosa organizzata da Cosa Nostra per gli affiliati: 11 arresti (ft e vd)

di Redazione
Pubblicato il Mag 22, 2018
Mafia, la festa religiosa organizzata da Cosa Nostra per gli affiliati: 11 arresti (ft e vd)

Le mani della mafia erano arrivate anche sulla festa religiosa rionale del sacro Cuore di Gesu’ studiata e gestita da Cosa Nostra per raccogliere quanto piu’ denaro possibile da destinare agli uomini d’onore e ai familiari dei detenuti mafiosi.

E’ l’ultimo capitolo della gestione del racket, tra sacro e profano, emerso dall’inchiesta della dda di Palermo culminata nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di 11 tra boss, gregari ed estortoti del clan Noce di Palermo. Dall’inchiesta, condotta dalla polizia, e’ emerso che i venditori ambulanti ammessi a montare le bancarelle nella zona della festa erano costretti a versare nelle casse mafiose l’intero ricavato delle vendite.

Piu’ di 100 gli uomini della Squadra Mobile di Palermo impegnati nel blitz.

Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Sono in corso numerose perquisizioni e sono stati eseguiti provvedimenti di sequestro di diversi beni mobili e immobili riconducibili agli indagati. Dalle indagini e’ emerso, tra l’altro, che i vertici della famiglia mafiosa della Noce esercitavano un capillare controllo del territorio attraverso l’imposizione del pizzo. Chi non si piegava alle richieste del clan era colpito da pesanti ritorsioni: come nel caso di un commerciante a cui fu incendiata la casa per non voleva sottomessi al racket.

L’inchiesta e’ stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvo De Luca e dai pm Roberto Tartaglia, Annamaria Picozzi e Amelia Luise.

“Il parroco ha assunto una posizione ibrida, tecnicamente è un ‘condizionato’: non si è rivolto a noi prima che scoprissimo la vicenda, ma ha spiegato quanto accadeva solo dopo”.

Lo ha detto il capo della Squadra mobile di Palermo Rodolfo Ruperti, in riferimento al blitz antimafia che ha assestato un duro colpo al clan della Noce che condizionava anche la festa religiosa del Sacro Cuore di Gesù, esercitando pressioni per ottenere la sponsorizzazione religiosa in occasione dell’evento, “interamente studiato e gestito da Cosa nostra” al fine di raccogliere quanto più denaro possibile da destinare al sostentamento degli affiliati e dei familiari dei detenuti mafiosi. Anche in questo caso, gli ambulanti ammessi a montare le loro bancarelle nella zona della festa erano costretti a versare nelle casse mafiose l’intero ricavato delle vendite.

Per Ruperti un “episodio eclatante che conferma la capacità di condizionare per intero persino una festa che doveva essere religiosa, ma che è stata esclusivamente l’occasione per riaffermare il proprio controllo sul territorio, condizionando la volontà di un parroco perchè predisponesse una richiesta per le luminarie e tesa ad avere il permesso per fare la festa”.

I guadagni dovevano servire a foraggiare Cosa nostra e i commercianti che cosi’ non avrebbero potuto dire no alle richieste di pizzo”.

Non solo 11 arrestati.

Per altri sette indagati, per lo più incensurati, il Giudice per le indagini preliminari, pur ritenendo di non dover applicare misure cautelari, ha quasi integralmente condiviso l’ipotesi investigativa formulata e riconosciuto i gravi indizi di colpevolezza.

In manette sono finiti i vertici della cosca mafiosa della Noce, individuati in Giovanni Musso, 48enne di Palermo, peraltro coinvolto nella rapina miliardaria alle poste nel 1995, insieme a esponenti di Cosa nostra palermitana, quali Fabio Chiovaro e Aurelio Neri; ha rapidamente scalato le gerarchie fino a diventare il capo indiscusso della famiglia della Noce. Ricostruiti alcuni episodi di estorsione.

Il più cruento, ai danni del titolare di un negozio di Compro oro che non si era piegato alle richieste di pizzo: è stato costretto a subire, in un primo momento, il danneggiamento della serratura della saracinesca che assicura l’esercizio e, successivamente, una rapina in casa durante la quale i malviventi hanno appiccato fuoco all’abitazione costringendolo ad assistere e rivolgendogli ulteriori minacce. Di quell’estorsione. Da segnalare anche il caso di un venditore ambulante che aveva allestito un punto vendita di bibite e panini a piazza Noce, in occasione della festa rionale; per volere diretto dei vertici della famiglia, è stato costretto a rinunciare all’intero ricavato ed a consegnarlo agli emissari dell’organizzazione mafiosa. Proprio la festa del quartiere ha rappresentato una ulteriore opportunità di ostentazione del potere, condizionando il parroco che non ha denunciato le pressioni prima che queste venissero scoperte dalla polizia. L’organizzazione mafiosa, in occasione della festa, ha ottenuto la sponsorizzazione religiosa, con il prete che ha fatto la necessaria richiesta tesa ad avere l’autorizzazione per le luminarie e l’evento stesso. Oltre il controllo di tutte le attività connesse all’organizzazione dell’evento, Musso, insieme al suo braccio destro, il 49enne Massimo Bottino, è stato a lungo presente durante la serata al fine di rendere chiaro il suo ruolo.

Un riconoscimento puntualmente registrata quando la speaker, dal palco, ha salutato “Giovanni del terzo piano”, con chiaro riferimento a Musso, in quel momento, affacciato dal balcone di casa. Sotto sequestro due agenzie di scommesse, alcune società, come la Royal Cafè, un’autovettura e alcuni conti corrente. Oltre a Musso sono finiti in carcere per associazione mafiosa i più stretti collaboratori come Bottino e Giovanni Di Noto, 44 anni; e poi Calogero Cusimano, 57 anni, Cristian Di Bella, 30 anni; Fabio La Vattiata, 42 anni, Salvatore Maddalena, 42 anni, Saverio Matranga, 40 anni, Nicolo’ Pecoraro, 26 anni, Salvatore Pecoraro, 55 anni; risponde, di tentata estorsione aggravata Giulio Vassallo, 48 anni, ai domiciliari.

 


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