Stato-mafia: Martelli “Per Falcone omicidio di Salvo Lima ruppe equilibrio”

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Stato-mafia: Martelli “Per Falcone omicidio di Salvo Lima ruppe equilibrio”

di Redazione
Pubblicato il Giu 9, 2016
Stato-mafia: Martelli “Per Falcone omicidio di Salvo Lima ruppe equilibrio”

Secondo il giudice Giovanni Falcone, l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima del 12 marzo 1992 “aveva rotto un equilibrio”. Lo disse lo stesso Falcone all’allora ministro della Giustizia Claudio Martelli, come racconta oggi l’ex Guardasigilli deponendo al processo per la trattativa tra Stato e MAFIA a Palermo. “Dopo l’omicidio di Lima, Falcone mi disse ‘si è rotto un equlibrio’ – spiega Martelli – Io gli chiesi se lima fosse un mafioso e Falcone mi disse: ‘Secondo Buscetta no, era vicino a Cosa nostra ma non si può dire che era affiliato’. Falcone era allertato, nel senso che in lui prevaleva sempre la professionalità di chi cercava di capire. Come se si fosse accesa una lampadina, questa è stata la sua reazione. Poi siamo tornati sul’argomento e Falcone vide una connessione con la sentenza definitiva del maxiprocesso di gennaio, sentenza che lui aveva atteso con molta ansia”. “Ne parlai anche con Cossiga e Andreotti nel’immediato – dice Martelli – Andreotti era come sempre impassibile, più pallido del solito, era un uomo suo, era molto legato a lui. Cossiga in quell’occasione disse: ‘Se devo andare a Palermo a fare una scenata, io ci vado’, voleva insomma dare un segno di reazione. Cossiga era molto attento a proteggere Andreotti, lo era sempre stato”. Poi, parlando ancora del suo rapporto con Falcone, che nel 1991 chiamò a dirigere la Direzione degli Affari penali del Ministero della Giustizia, dice: “Non mi piace l’idea di farne una immaginetta, un santo, anche di attribuirgli cose che non erano nel suo orizzonte, dal punto di vista della revisione del processo penale, soprattutto al crimine organizzato aveva le idee chiarissime, dal punto di vista ordinamentale molto meno”. E, sulla Superprocura nazionale, dice: “Non la inventammo né io né Falcone, ma Leo Valiani”. E sulla creazione della Dia racconta che “c’era una grande resistenza dei carabinieri”


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