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Mafia, maxi blitz contro il clan Rinzivillo: preso il boss Salvatore, in manette anche due carabinieri e un avvocato: 37 arresti (tutti i nomi e vd)

Trentasette arresti in cinque regione d’Italia: Sicilia, Lazio, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. Arresti anche in Germania. Oltre 11 milioni di euro sequestrati.

E’ questo il bilancio della maxi operazione antimafia condotta da Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri contro il clan Rinzivillo, di Gela. Tra le persone finite in manette c’è anche il presunto capo clan della famiglia mafiosa, Salvatore Rinzivillo, oltre a due carabinieri e un avvocato di Roma, Giandomenico D’Ambra,  accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e considerato da inquirenti e investigatori «l’archetipo della cosiddetta zona grigia» di contiguità tra i boss e il mondo delle professioni. Uno dei due militari arrestati – per entrambi l’accusa è accesso abusivo alle banche dati delle forze dell’ordine, da cui attingevano notizie riservate e passate ai Rinzivillo – è anche indiziato di aver svolto sopralluoghi finalizzati a un’estorsione ai danni del titolare di un bar di via Veneto, a Roma. Altra figura importante, che tiene contatti con il boss Salvatore Rinzivillo, è l’imprenditore nel campo ortofrutticolo Santo Valenti.

Seicento operatori di polizia, appartenenti al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, alla Questura di Caltanissetta, al Comando Provinciale dei Carabinieri di Roma nonche’ alla Polizia Criminale di Colonia (Germania).

IL FILONE ROMANO. . Gli investigatori hanno documentato come il boss Salvatore Rinzivillo, sollecitato dal co-mandante gelese Santo Valenti, assistito da un nutrito numero di complici, con il ruolo di “ambasciatori” delle richieste estorsive e impegnati nella individuazione delle vittime, ponesse in essere chiare minacce volte a condizionare la gestione di forniture nell’ambito del mercato ortofrutticolo di Roma. Piu’ nel dettaglio, anche giovandosi dei rapporti instaurati con due infedeli “uomini di Stato”, Marco Lazzari e Cristiano Petrone, impiegati dal boss per l’acquisizione illecita di notizie sulla vittima attraverso l’abusivo accesso alle Banche Dati in uso alle Forze di Polizia, nonche’, il solo Lazzari, anche per l’effettuazione di sopralluoghi presso il Cafe’ Veneto, Salvatore Rinzivillo e Santo Valenti avrebbero compiuto atti diretti in modo non equivoco ad ottenere dalla famiglia Berti, indebitamente, la somma di 180 mila euro. I due boss sarebbero stati coadiuvati da pregiudicati e non, gelesi e romani: Angelo Golino, romano, deputato alla consegna di pizzini minatori, Salvatore Iacono, anche lui romano, che disponeva di armi, e Rosario Cattuto, gelese, anche lui responsabile di diretti atti intimidatori e minacce verbali. La vittima dell’estorsione Aldo Berti, individuato quale persona solvente ed economicamente capace di soddisfare le indebite richieste (180.000€), da un lato, ha presentato formale denuncia contro gli estorsori e, dall’altro, al fine di dirimere la controversia, si sarebbe rivolto al pregiudicato mafioso palermitano Baldassarre Ruvolo, prima collaboratore di giustizia e poi estromesso dal programma di protezione, gia’ appartenente alla famiglia mafiosa di Cosa nostra dei Galatolo dell’Acqua Santa di Palermo.

I BOSS DAL 41BIS GESTIVANO CLAN.  Le indagini coordinate dalla Dda di Roma e di Caltanissetta, che oggi hanno portato all’arresto di 37 persone, raccontano che i fratelli Antonio e Crocifisso Rinzivillo controllavano dalla cella “l’attuale operativita’” del clan attraverso la figura del ‘reggente’ Salvatore (scarcerato nel 2013 e oggi in manette a Roma) il quale, a seguito degli interventi repressivi disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta ed eseguiti dalla Squadra Mobile di Caltanissetta nel giugno e nel novembre 2015, nel contesto delle operazioni ‘Malleus’ e ‘Redivivi’, veniva richiamato in Sicilia dalla Capitale, per riorganizzare le illecite attivita’ della famiglia mafiosa e riaffermare il predominio sul territorio, coprendo la vacanza di comando venutasi a creare. Gli investigatori hanno scoperto che Rinzivillo, cosi’ investito di tale rilevante ruolo, ha intrapreso diretti rapporti con altri capi Mafia palermitani, con mafiosi operativi nella provincia di Trapani e di Catania, “mostrando un assoluto dinamismo criminale, sia rispetto alla commissione di molteplici reati volti ad agevolare l’associazione mafiosa (estorsioni, altri traffici di droga, plurimi episodi di detenzione illecita di armi da fuoco) e sia con riguardo alla diversificazione delle attivita’ commerciali-imprenditoriali riconducibili alla famiglia, con conseguente infiltrazione nell’economia legale”. L’organizzazione, peraltro, e’ risultata allo stato composta da un’ala criminale – che si occupa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsioni, intestazioni fittizie e traffico di armi – e da un’ala imprenditoriale, che si occupa invece di edilizia, di trasferimento fraudolento di beni nonche’ di commercializzare autoveicoli, alimenti in genere e prodotti ittici in particolare. Sul fronte criminale, secondo quanto accertato dagli investigatori, l’associazione mafiosa e’ risultata attiva nello storico settore delle estorsioni; in particolare, si documentava come Salvatore Rinzivllo, direttamente ovvero per il tramite di suoi stretti collaboratori, fosse solito pretendere il pagamento di somme di denaro a titolo estorsivo; richiedere modalita’ di pagamento indebite rispetto a forniture di prodotti ittici; procedere al violento recupero di crediti. La stessa organizzazione era dotata di una allarmante potenza di fuoco, potendo contare sul possesso di tante armi per eventuali intimidazioni e/o regolamenti di conti. Sul fronte imprenditoriale, invece, di primaria importanza e’ risultato l’interesse per la commercializzazione di prodotti ittici sull’intero territorio nazionale e all’estero, in forza di accordi intercorsi tra il boss gelese Rinzivillo ed importanti esponenti della Mafia palermitana

LE MANI SUL CENTRO AGROALIMENTARE DI GUIDONIA. Secondo gli inquirenti dell’operazione che ha portato oggi all’arresto di 37 persone legate alla Mafia di Gela dei Rinzivillo, il clan aveva preso di mira il Centro agroalimentare romano di Guidonia. “Erano riusciti ad imporre prezzi e forniture attraverso una delle vittime di estorsione”, sottolinea il procuratore aggiunto Michele Prestipino che sottolinea come la struttura romana del clan Rinzivillo tenesse rapporti con Gela gestendo a Roma traffico di droga, controllo di settori economici, e acquisizione di beni tramite prestanome.A gestire gli affari capitolini del clan Salvatore Rinzivillo, finito in manette, che attraverso i suoi scagnozzi faceva arrivare fin dentro il Car di Guidonia minacce tese a condizionare prezzi e forniture.Sul fronte imprenditoriale, inoltre, il clan operava nella commercializzazione di prodotti ittici sull’intero territorio nazionale e all’estero, in forza di accordi intercorsi tra il boss e importanti esponenti della Mafia palermitana.A tal riguardo, le indagini svolte dalla squadra mobile di Caltanissetta e dal Gico della guardia di finanza di Roma hanno chiarito l’esistenza di un vero e proprio accordo di spartizione territoriale per il commercio di prodotti ittici in tutta la Sicilia, con mire espansionistiche anche sui mercati romano, milanese e tedesco.  Dall’indagine emerge come il clan abbia utilizzato le società ittiche per il reimpiego dei proventi illeciti derivanti dalle attività criminali del sodalizio mafioso.Il “patto mafioso” sul commercio di pesce, peraltro, consentiva Salvatore Rinzivillo di infiltrarsi nel mercato di settore per mezzo di imprese mafiose da lui controllate, riferibili esponenti gelesi del clan.Inoltre il boss prendeva contatti con esponenti mafiosi di Mazara del Vallo (costringendo taluni imprenditori locali a fornire il pesce a credito piuttosto che a fronte di pagamento in contante all’atto della consegna), con importanti pregiudicati messinesi e perfino, scrivono gli inquirenti, “con il boss italo-americano Lorenzo De Vardo, di stanza a New York, anche per l’avvio di importanti iniziative economico-commerciali, soggetto noto sin dai tempi del maxi processo di Palermo, quale appartenente alla famiglia mafiosa Bonanno – fazione Catalano di Cosa Nostra”.

Prima del maxi blitz di oggi, che ha portato all’arresto di 37 persone, un’altra grande operazione aveva coinvolto il clan Rinzivillo: nel 2006 furono spiccati 88 mandati di custodia cautelare contro presunti affiliati della cosca Rinzivillo. L’indagine, denominata Tagli pregiati, portò al sequestro di 22 imprese.
L’intero blitz viene così descritto dalla nota ufficiale degli inquirenti:

Stamani è stata eseguita una complessa operazione antimafia, coordinata dalla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e disposta dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Roma e di Caltanissetta, nei confronti dell’associazione mafiosa Cosa nostra, segnatamente della famiglia mafiosa di Gela, nella sua articolazione territoriale denominata clan Rinzivillo.
600 operatori di polizia, appartenenti alla Polizia di Stato della Questura di Caltanissetta, al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, al Comando Provinciale dei Carabinieri di Roma nonché alla Polizia Criminale di Colonia (Germania), stanno eseguendo due ordinanze di custodia cautelare (in carcere e ai domiciliari), nei confronti di 37 soggetti, affiliati al predetto clan mafioso ovvero responsabili di plurime condotte criminali aggravate dal metodo mafioso.
In particolare, il Gip del Tribunale capitolino, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, a seguito delle indagini condotte dal Gico della Guardia di Finanza di Roma e dal Reparto operativo – Nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma, ha disposto l’arresto di 10 persone, tra cui il boss gelese Salvatore Rinzivillo, da tempo dimorante a Roma, per intestazione fittizia di società al fine di eludere la normativa antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniali, traffici di droga sull’asse Germania – Italia, destinati a rifornire il mercato della Capitale, ed un grave episodio estorsivo, aggravato dalle modalità mafiose.
A tale ultimo proposito, le indagini svolte, consistite in intercettazioni telefoniche, ambientali e complessi accertamenti economico – patrimoniali, permettevano di documentare tutte le fasi dell’estorsione nei confronti della nota famiglia Berti, titolare del rinomato Cafè Veneto, sito nella centralissima Via Veneto della Capitale.
Le sinergiche indagini della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Roma, documentavano come il boss Salvatore Rinzivillo, sollecitato dal co-mandante gelese Santo Valenti, assistito da un nutrito numero di compartecipi, con il ruolo di “ambasciatori” delle richieste estorsive ovvero serventi all’effettuazione di attività prodromiche all’individuazione e monitoraggio delle medesime vittime, ponesse in essere chiare minacce volte a condizionare la gestione di forniture nell’ambito del mercato ortofrutticolo di Roma.
Più nel dettaglio, anche giovandosi dei rapporti instaurati con due infedeli “uomini di Stato”, Marco Lazzari e Cristiano Petrone, impiegati dal boss per l’acquisizione illecita di notizie sulla vittima attraverso l’abusivo accesso alle Banche Dati in uso alle Forze di Polizia, nonché, il solo Lazzari Valenti, anche per l’effettuazione di sopralluoghi presso il Café Veneto, Salvatore Rinzivillo e Santo, coadiuvati da pregiudicati e non, gelesi e romani, individuati in Angelo Golino, pregiudicato romano, deputato alla consegna di pizzini minatori, Salvatore Iacona, pregiudicato romano, avente la disponibilità di armi, investito della materiale realizzazione di atti violenti, e Rosario Cattuto, pregiudicato gelese, anch’egli responsabile di diretti atti intimidatori e minacce verbali, compivano atti diretti in modo non equivoco ad ottenere dalla famiglia Berti, indebitamente, la somma di 180.000 euro.

La vittima dell’estorsione Aldo Berti, individuato quale persona solvente ed economicamente capace di soddisfare le indebite richieste, da un lato, presentava formale denuncia contro gli estortori e, dall’altro, al fine di dirimere la controversia, si rivolgeva al pregiudicato mafioso palermitano Baldassarre Ruvolo, prima collaboratore di giustizia e poi estromesso dal programma di protezione, già appartenente alla famiglia mafiosa di Cosa Nostra dei Galatolo dell’Acquasanta di Palermo.
Parimenti, il Gip del Tribunale nisseno, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, a seguito delle indagini condotte dalla Squadra mobile della Questura di Caltanissetta, con la collaborazione del Commissariato di Gela, e dal Gico della Guardia di Finanza di Roma ha disposto l’arresto di 31 persone, per associazione di stampo mafioso, plurimi episodi di estorsione e detenzione illegale di armi, riciclaggio e autoriciclaggio, intestazione fittizia di società al fine di eludere la normativa antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniali e traffici di droga.
In particolare, rilevata la convergenza tra le parallele indagini dirette dalle Direzioni distrettuali antimafia di Roma e Caltanissetta, la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo coordinava le relative risultanze, dando avvio a una proficua quanto straordinaria collaborazione tra la Polizia di Stato di Caltanissetta e la Guardia di Finanza di Roma.
Le sinergiche attività investigative, anche in questo caso consistite in numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, attività dinamica e mirati accertamenti economico patrimoniali, permettevano di attestare l’attuale operatività della famiglia mafiosa Rinzivillo, etero diretta dai reclusi al regime del cd. “carcere duro” Antonio Rinzivillo e Crocifisso Rinzivillo, attraverso la figura del “reggente” Salvatore Rinzivillo il quale, a seguito degli interventi repressivi disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta ed eseguiti dalla Squadra Mobile di Caltanissetta nel giugno e nel novembre 2015, nel contesto delle operazioni Malleus e Redivivi, veniva richiamato in Sicilia dalla Capitale, al fine di riorganizzare le illecite attività della famiglia mafiosa e riaffermare il predominio sul territorio, coprendo la vacanza di comando venutasi a creare.
In tal senso, emergeva come il Rinzivillo, così investito di tale rilevante ruolo di reggente della famiglia mafiosa di Gela, intraprendesse diretti rapporti con altri capi mafia palermitani, con mafiosi operativi nella provincia di Trapani e di Catania, mostrando un assoluto dinamismo criminale, sia rispetto alla commissione di molteplici reati volti ad agevolare l’associazione mafiosa (estorsioni, altri traffici di droga, plurimi episodi di detenzione illecita di armi da fuoco) e sia con riguardo alla diversificazione delle attività commerciali-imprenditoriali riconducibili alla famiglia, con conseguente infiltrazione nell’economia legale.
In altre parole, la complessa ed articolata attività investigativa svolta nell’ambito dei due distinti procedimenti penali alla sede di Caltanissetta e Roma e concentrata su soggetti appartenenti al gruppo Rinzivillo – quest’ultimo operante principalmente nel mandamento di Gela, ma con articolazioni anche nel Lazio, in Lombardia e pure in Germania – permetteva di acquisire molteplici elementi che consentono di affermare come al vertice dell’associazione mafiosa continuino ad esservi, nonostante la detenzione al regime di cui all’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario, i personaggi storici di riferimento del sodalizio, vale a dire i fratelli Antonio e Crocifisso Rinzivillo, assumendo Salvatore Rinzivillo, qualche tempo dopo la sua scarcerazione, avvenuta nel 2013, il ruolo di reggente.
L’organizzazione, peraltro, è risultata allo stato composta da un’ala criminale – che si occupa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsioni, intestazioni fittizie e traffico di armi – e da un’ala imprenditoriale, che si occupa invece di edilizia, di trasferimento fraudolento di beni nonché di commercializzare autoveicoli, alimenti in genere e prodotti ittici in particolare.
Sul fronte criminale, l’associazione mafiosa è risultata attiva nello storico settore delle estorsioni; in particolare, si documentava come Salvatore Rinzivillo, direttamente ovvero per il tramite di suoi accoliti, fosse solito pretendere il pagamento di somme di denaro a titolo estorsivo; richiedere modalità di pagamento indebite rispetto a forniture di prodotti ittici; procedere al violento recupero di crediti.

Parimenti, la stessa organizzazione è risultata dotata di una allarmante potenza di fuoco, essendo in possesso di più armi, a disposizione del sodalizio mafioso per eventuali intimidazioni e/o regolamenti di conti.
Sul fronte imprenditoriale, di primaria importanza è risultato l’interesse per la commercializzazione di prodotti ittici sull’intero territorio nazionale e all’estero, in forza di accordi intercorsi tra il boss gelese Salvatore Rinzivillo ed importanti esponenti della mafia palermitana.
A tal riguardo, le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dal Gico di Roma hanno chiarito l’esistenza di un vero e proprio accordo di spartizione territoriale per il commercio di prodotti ittici in tutta la Sicilia, con mire espansionistiche anche sui mercati romano, milanese e tedesco, nonché dimostrato come il clan abbia utilizzato le società ittiche per il reimpiego dei proventi illeciti derivanti dalle attività criminali del sodalizio mafioso.
Il “patto mafioso” sul commercio di pesce, peraltro, consentiva a Salvatore Rinzivillo di “infiltrarsi” nel mercato di settore per mezzo di imprese mafiose da lui controllate, riferibili ai gelesi Carmelo e Angelo Giannone, padre e figlio.
Ancora, Salvatore Rinzivillo prendeva contatti con esponenti mafiosi di Mazara del Vallo (costringendo taluni imprenditori locali a fornire il pesce a credito piuttosto che a fronte di pagamento in contante all’atto della consegna), con importanti pregiudicati messinesi e perfino con un boss italo-americano del calibro di Lorenzo De Vardo, di stanza a New York, anche per l’avvio di importanti iniziative economico-commerciali, soggetto noto sin dai tempi del maxi processo di Palermo, quale appartenente alla “famiglia mafiosa Bonanno – fazione Catalano di Cosa Nostra”.
Da ultimo, anche dalle indagini della D.D.A di Caltanissetta emergevano, come già documentato dalle parallele investigazioni dirette dalla D.D.A. di Roma, significativi rapporti di Salvatore Rinzivillo con clan mafiosi catanesi: appartenenti alla famiglia calatina di Francesco La Rocca, storico capomafia di San Michele di Ganzaria; appartenenti al clan dei “Carcagnusi” (Mazzei), sodalizio criminale catanese con interessi anche nella Capitale e, per esso, indirettamente, con Sergio Giovanni Galdolfo, detenuto all’estero.
A tale ultimo proposito, l’atteggiamento di Salvatore Rinzivillo nei confronti dei “Carcagnusi”, dapprima conflittuale, mutava al punto che, nel febbraio del 2016, si attivava per affidare la tutela legale del Gandolfo all’avvocato romano Giandomenico D’Ambra, facendo da tramite tra quest’ultimo ed i familiari del primo.
Come rilevato dalla D.D.A. di Caltanissetta, la figura del legale Giandomenico D’Ambra del Foro di Roma costituisce l’archetipo dell’esponente della cosiddetta “area grigia”: un professionista che si serve della criminalità organizzata e di cui quest’ultima, a sua volta, si avvale in un chiaro e diretto rapporto sinallagmatico.
Su richiesta e per conto di Salvatore Rinzivillo, l’Avv. D’Ambra ha intessuto affari illeciti di interesse comune, ha incontrato altri affiliati del clan Rinzivillo operanti in Lombardia, come Rolando Parigi e Alfredo Salvatore Santangelo, nonché, per propri fini, non ha esitato ad avvalersi dei “servizi” che gli appartenenti all’organizzazione criminale risultavano in grado di dispensare con il metodo dell’intimidazione (dando mandato a Rosario Cattuto di porre in essere un’aggressione fisica ai danni di un soggetto per rubargli, con violenza, un orologio “Philip Patek” del valore di circa quarantamila euro).
Ma v’è di più: le indagini della Dda di Caltanissetta e Roma chiarivano come l’avv. D’Ambra si preoccupasse addirittura di raccogliere notizie su indagini in corso, specie se relative a Salvatore Rinzivillo, onde poter assumere le necessarie contromisure elusive delle investigazioni. Sul punto, ai medesimi fini, Salvatore Rinzivillo fidelizzava i due nominati infedeli pubblici ufficiali Marco Lazzari e Cristiano Petrone.
In particolare, Lazzari giungeva a gestire i contatti con altri affiliati del clan mafioso, tra cui Ivano Martorana, luogotenente di Salvatore Rinzivillo in Germania ed operante nel settore del traffico illecito di sostanze stupefacenti, nonché, assecondando la volontà di Salvatore Rinzivillo circa la necessità di evitare contatti diretti con soggetti di una certa caratura criminale e ritenuti a rischio di attività investigative, fungendo da “collegamento”, unitamente a Ivano Martorana, per intermediare i contatti tra il boss gelese e Nicola Gueli, oltre a svolgere taluni “servizi” di appostamento e sopralluogo, funzionali alla realizzazione di attività estorsive, quale quella commessa ai danni della famiglia Berti.
In definitiva, sia all’Avv. D’Ambra che al Lazzari è stata contestata la condotta illecita di concorrenti esterni rispetto all’associazione mafiosa Cosa Nostra, nella componente denominata clan Rinzivillo, avendo posto a disposizione del boss Salvatore Rinzivillo i propri servigi, funzionali agli illeciti scopi.
Da ultimo, come detto, analoga operatività illecita della famiglia Rinzivillo emergeva in Germania, dove Salvatore Rinzivillo rivitalizzava la cellula criminale, operante nelle città di Karlsruhe e di Colonia, nei land tedeschi di Baden-Wüttemberg e della Renania Settentrionale-Westfalia, individuando nell’insospettabile e incensurato Ivano Martorana, di origini gelesi ma da sempre di stanza in Germania, il nuovo luogotenente, unitamente allo zio Paolo Rosa, altro gelese trasferitosi in Germania e già collegato al capo famiglia Antonio Rinzivillo, il soggetto cui demandare l’organizzazione e realizzazione di più traffici di droga ovvero la verifica della possibilità di realizzare articolati investimenti in Germania nei settori storicamente d’interesse della famiglia Rinzivillo, quali le costruzioni e quello alimentare.
In tale ambito, nel maggio 2015, la Direzione distrettuale Antimafia di Roma avviava una complessa attività rogatoriale, dapprima con la Procura di Karlsruhe, assistita dalla locale Polizia Federale, e poi, dal gennaio 2016, con la Procura di Colonia, assistita dalla locale Polizia Criminale – Commissariato nr. 23.
Le citate attività investigative, svolte in collaborazione con la Polizia tedesca, consentivano di riscontrare l’illecita operatività della cellula mafiosa, intenta a riattivare importanti traffici di droga direttamente in Germania e sull’asse Germania –Italia, anche avviando contatti con il noto Antonio Strangio, identificato nel latitante Antonio Strangio inteso “TT”, noto gestore del ristorante “Da Bruno” a Duisburg, ove avveniva la cd. “strage di ferragosto” dell’agosto 2007.
Più in particolare, in Germania, Salvatore Rinzivillo, unitamente agli stiddari Angelo Migliore e Calogero, padre e figlio, nonché con la compartecipazione del pugliese domiciliato in Germania Michele Laveneziana, oltre ai già nominati Ivano Martorana e Paolo Rosa, illecitamente acquistavano e detenevano, per la successiva vendita, 3 Kg. di cocaina.
In tale contesto, tra l’altro, nell’agosto 2015, durante le predette attività rogatoriali, la medesima Polizia Tedesca, su decreto della Pretura di Pforzheim, eseguiva una perquisizione nei confronti del Laveneziana, rinvenendo tre armi da fuoco (due pistole semiautomatiche ed un fucile a canne mozze), circostanza emersa dalle indagini tecniche disposte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.
Infine, la D.D.A. di Caltanissetta ha ottenuto il sequestro preventivo di due compendi aziendali, di partecipazioni di tre società, denaro contante e un’autovettura di grossa cilindrata, per un ammontare complessivo di circa 11 milioni di euro.
Alle operazioni odierne hanno fornito un rilevante apporto in fase esecutiva anche le Squadre Mobili di Roma, Milano, Monza, Bergamo, Varese, Brescia, Piacenza, Novara, Sassari, L’Aquila, Palermo, Trapani, Ragusa e Catania, nonché i Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Roma, Palermo, Trapani, Catania, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Siracusa, Ragusa, Milano, Novara, Sassari e del Reparto Operativo Aeronavale di Civitavecchia.
In conclusione, l’odierna operazione costituisce l’epilogo di un’eccezionale azione di contrasto alle organizzazioni mafiose sull’intero territorio nazionale e estero, che ha visto il coinvolgimento di più Autorità Giudiziarie, la D.D.A. di Roma, la D.D.A. di Caltanissetta, la Procura di Karlsruhe e di Colonia, nonché di tutte le Forze di Polizia italiane e della Polizia Criminale di Colonia, costituendo uno straordinario esempio dell’estrema efficacia della lotta coordinata e trasversale alle mafie: tutti insieme e a ogni latitudine.

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Ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa in data 22.9.2017, dal G.I.P. presso il Tribunale di Caltanissetta
1. Rinzivillo Salvatore, gelese cl.1960, residente a Roma;
2. Rinzivillo Antonio, gelese cl.1957, detenuto in regime di 41 bis ord. pen. presso la Casa Circondariale di Sassari;
3. Rinzivillo Crocifisso, inteso Ginetto, gelese cl.1960, detenuto presso la Casa Circondariale de L’Aquila;
4. Bongiorno Liborio, gelese cl.1972, residente a Gela;
5. Bongiorno Umberto, gelese cl.1976, residente a Gela;
6. —–, attualmente irreperibile;
7. Cattuto Rosario, inteso “Saro”, gelese cl.1968, residente a Gela;
8. D’Ambra Giandomenico, nato a Roma cl.1971, residente a Roma;
9. Gallo Gaetano Massimo, inteso “Tano”, Vittoriese cl. 1972, domiciliato a Gela;
10. Gallo Giuseppe Flavio, gelese cl.1995, residente a Gela, agli arresti domiciliari;
11. Giannino Filippo, nato a Paternò cl.1967, residente a Belpasso;
12. Giannone Angelo, gelese cl.1989, residente a Gela;
13. Giannone Carmelo, inteso “sigaretta”, gelese cl.1962, residente a Gela;
14. Guarnaccia Filippo Sergio Cesare, gelese cl.1955, residente a Gela;
15. Lazzari Marco, inteso “il grosso” e “il ciccione”, nato a Roma cl. 1970, residente a Roma;
16. Licata Giuseppe, inteso “Peppe”, nato a Catania cl.1965, residente a Gela;
17. Majale Francesco, inteso “Franco”, nato a Mazara del Vallo cl.1966, residente a Mazara del Vallo;
18. Maranto Antonio Giovanni, inteso “Tony”, nato a Polizzi Generosa cl.1964, residente a Castellana Sicula;
19. Martorana Ivano, inteso “dodici chili”, gelese cl.1981, residente in Germania;
20. Mauro Claudio, gelese cl.1968, residente a Gela;
21. Mule’ Vincenzo, inteso “Enzo l’americano”, gelese cl.1961, residente a Gela;
22. Parigi Rolando, inteso “Roli”, nato a Palazzo Sull’Oglio cl.1972 e residente a Capriolo (BS);
23. Passaro Antonio, nato a Niscemi cl.1951, residente a Gela;
24. Pione Aldo Dino, gelese cl.1968, residente a Busto Arsizio;
25. Pione Rosario, nato a Busto Arsizio cl.1989, residente a Busto Arsizio;
26. Rinzivillo Luigi, inteso “Lici”, gelese cl.1961, residente a Gela;
27. Romano Alessandro, nato a Novara cl.1992, residente a Novara;
28. Romano Antonino, inteso “Tonino”, gelese cl.1977, residente a Gela, agli arresti domiciliari;
29. Romano Emanuele, gelese cl.1968, residente a Novara;
30. Rosciglione Giuseppe, nato a Palermo cl.1979, residente a Palermo;
31. Santangelo Alfredo Salvatore, nato a Biancavilla cl.1969, residente a Capriolo;

responsabili a vario titolo di avere fatto parte di una associazione mafiosa denominata cosa nostra operante a Gela sul resto del territorio siciliano, nel Lazio, in Lombardia ed anche in Germania, dedita alle estorsioni, al traffico di droga, al riciclaggio e all’autoriciclaggio, ricettazione, nonché intestazione fittizia di società e illegittima detenzione di armi con l’aggravante di essere l’associazione armata.

Inoltre, con lo stesso provvedimento del giudice, venivano disposti sequestri preventivi a carico di società gelesi che commerciano all’ingrosso in prodotti della pesca congelati, e surgelati e attività connesse con le lotterie e le scommesse.

Ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa in data 06.02.2017, dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma

1. Rinzivillo Salvatore, gelese cl.1960, residente a Roma;
2. —–, attualmente irreperibile;
3. Golino Angelo, nato a Fiumefreddo Bruzio (CS) cl.1953, residente a Roma;
4. Iacona Salvatore, nato a Roma cl.1962, attualmente detenuto alla Casa Circondariale “Regina Coleli”- Roma;
5. Rosa Paolo, gelese cl.1960, residente a Colonia (Germania);

6. Cattuto Rosario, inteso “Saro”, gelese cl.1968, residente a Gela;
7. Martorana Ivano, inteso “dodici chili”, gelese cl.1981, residente in Germania;
8. Mondini Marco, nato a Roma cl.1972, residente a Roma;
9. Lazzari Marco, inteso “il grosso” e “il ciccione”, nato a Roma cl.1970, residente a Roma;
10. Petrone Cristiano, inteso “Cri”, nato a Roma cl.1973, residente a Roma;
responsabili, a vario titolo per i reati di estorsione, traffico di stupefacenti ex art. 73 D.P.R. 309/90 e 615 ter.

 

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