Mafia, pentito D’Amico: Alfano e Schifani eletti grazie ai voti di Cosa...

Mafia, pentito D’Amico: Alfano e Schifani eletti grazie ai voti di Cosa nostra

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Il collaboratore di giustizia Carmelo D'Amico

“Tra i politici che hanno fatto accordi con Cosa nostra ci sono anche Angelino Alfano e Renato Schifani, che sono stati eletti con i voti della mafia”. Lo ha detto il pentito messinese Carmelo D’Amico deponendo al processo sulla trattativa Stato-mafia. D’Amico ha detto di avere appreso la circostanza in carcere. “Alfano – ha aggiunto – lo aveva portato la mafia, ma lui poi le ha girato le spalle”. Il collaboratore di giustizia ha anche aggiunto: “Forza Italia è nata perchè l’hanno voluta i Servizi segreti, Riina e Provenzano per governare l’Italia. Berlusconi era una pedina di Dell’Utri, Riina, Provenzano e dei Servizi”. D’Amico, infine, ha rivelato che in carcere i boss votarono tutti Forza Italia.

“Il ministro Angelino Alfano è stato eletto con i voti di Cosa nostra, sia ad Agrigento che in Sicilia. Poi ha voltato le spalle ai boss facendo leggi come il 41 bis le confische dei beni e Cosa nostra non ha votato più per Forza Italia”, ha aggiunto  il pentito di mafia Carmelo D’Amico. “Anche Renato Schifani è stato eletto con i voti di Cosa nostra – dice ancora D’Amico – All’epoca i politici hanno fatto accordi con Cosa nostra, poi quando hanno visto che tutti i collaboratori di giustizia che sapevano e non hanno parlato, si sono messi contro Cosa nostra, facendo leggi speciali, dal 41 bis alla confisca dei beni, andando in giro a dire loro erano contro Cosa nostra e che la dovevano distruggere”. D’Amico ha detto di avere appreso queste informazioni, come tutte quelle che sta riferendo nella sua deposizione, da Nino Rotolo e Vincenzo Galatolo, boss mafiosi palermitani, che furono suoi compagni di detenzione al 41 bis nel carcere milanese di Opera. Secondo Carmelo D’Amico se “Antonino Rotolo non fosse stato arrestato lui sarebbe stato il capo di Cosa nostra, dopo l’arresto di Bernardo Provenzano”.

“Oggi farò i nomi di persone capaci di tutto, di entrare anche nelle carceri, simulando finte morti, suicidi. Sono loro che dirigono la politica in Italia”. Questo l’esordio del pentito Carmelo D’Amico, ascoltato in videoconferenza come teste al processo sulla trattativa Stato-mafia, rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo. Collaboratore di giustizia dal 2014, D’Amico ha riferito di essersi pentito dopo aver sentito le parole di Papa Francesco che il 21 giugno 2014, dalla spianata di Sibari in Calabria scomunicò `ndranghetisti e mafiosi. D’Amico ha anche osservato di “temere per la sua vita”, proprio per i contenuti delle sue dichiarazioni.

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