Mafia, per i giudici “Riina deve restare in carcere”

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Mafia, per i giudici “Riina deve restare in carcere”

di Redazione
Pubblicato il Lug 19, 2017
Mafia, per i giudici “Riina deve restare in carcere”

Totò Riina resta detenuto in regime di carcere duro. Il tribunale di Sorveglianza di Bologna ha infatti respinto la richiesta di differimento pena o, in subordine, di detenzione domiciliare presentata dai legali del capo di Cosa nostra. Il boss 86enne al momento si trova nella sezione dell’ospedale di Parma riservata ai detenuti. L’avvocato del padrino corleonese, Luca Cianferoni, ha annunciato la volontà di ricorrere contro la decisione del tribunale bolognese.- Salvatore Riina “non potrebbe ricevere cure e assistenza migliori in altro reparto ospedaliero, ossia nel luogo in cui ha chiesto di fruire della detenzione domiciliare”: e’ un passaggio dell’ordinanza con cui i giudici del tribunale di Sorveglianza di Bologna hanno rigettato il ricorso presentato dalla difesa del boss mafioso sul differimento dell’esecuzione della pena. Riina, sottoposto al regime del 41 bis ed in precarie condizioni di salute e’ ricoverato presso la sezione detentiva dell’Ospedale Maggiore di Parma, dal gennaio 2016. La difesa aveva chiesto il differimento della pena nella forma di detenzione ospedaliera. I giudici nel rigettare il ricorso hanno sottolineato che e’ “palese l’assoluta tutela del diritto alla salute sia fisica che psichica del detenuto a fronte di idonea sistemazione, da oltre un anno e mezzo, nel reparto detentivo ospedaliero” in una stanza con tutti i presidi assistenziali e medici necessari alla cura di una persona anziana affetta da diverse patologie. La nuova pronuncia della Sorveglianza arriva dopo la sentenza della Cassazione ( il 5 giugno scorso) che sottolineando il diritto ad una “morte dignitosa” aveva annullato con rinvio l’ordinanza (del maggio 2016) con cui gli stessi giudici bolognesi avevano rigettato la richiesta dei difensori del boss. Secondo il tribunale della Sorveglianza di Bologna, in sostanza, il diritto di morire dignitosamente, ovvero in condizioni di rispettabilita’ e decoro, non e’ violato considerando le condizioni con cui viene assistito il boss in ospedale. A Riina “vengono non solo somministrate cure e terapie di altissimo livello – spiegano i giudici della Sorveglianza – con estrema tempestivita’ di intervento ma anche e soprattutto, prestata assistenza di tipo geriatrico con cadenza quotidiana ed estrema attenzione e rispetto della sua volonta’ al pari di qualsiasi altra persona che versi in analoghe condizioni fisiche”.


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