Mafia, relazione Dia “Cosa Nostra dell’entroterra diversa da quella del centro”

Giuseppe Castaldo

Agrigento

Mafia, relazione Dia “Cosa Nostra dell’entroterra diversa da quella del centro”

Pubblicato il Feb 13, 2018
Mafia, relazione Dia “Cosa Nostra dell’entroterra diversa da quella del centro”

Una Cosa Nostra dell’entroterra che si differenza sempre di più da quella del centro della provincia di Agrigento; una dicotomia tra mafia tradizionale e una più innovativa, aperta a nuovi tipi di business. La coesistenza tra una comunità civile ed una criminale che si estende su tutto il territorio. I preoccupanti collegamenti con le famiglie calabresi di Ndrangheta, le nuove frontiere della comunicazione. 

Sono tanti gli elementi che emergono dall’ultima relazione della DIA che ci consegna una fotografia sui mutamenti in seno a Cosa Nostra. Dinamiche che il direttore della Direzione Investigativa Antimafia di Agrigento, Roberto Cilona, ha voluto analizzare a margine di un incontro con la stampa. Quella svolta dalla Dia è una pura analisi previsionale del fenomeno mafioso: si cerca di capirne i contesti, studiarne le mossa, prevedere le dinamiche. E quello che emerge dal documento – oggi illustrato in conferenza stampa – ci consegna gli ultimi “movimenti” all’interno dell’organizzazione criminale agrigentina.

Il primo dato che salta fuori è una forte dicotomia tra la mafia che si potrebbe definire del centro e quella dell’entroterra: la prima in cui sono fortemente messi in discussione i “valori” di Cosa Nostra, uno stile più spregiudicato e aperto a nuovi business. Quello della droga, ad esempio, è una componente fondamentale per Agrigento centro. Cosa che invece si attenua nelle zone di “periferia” dove l’edilizia è il business principale. “Una differenza – quella che si viene a creare all’interno di Cosa Nostra – come spiega il direttore Cilona – che è importante cogliere soprattutto per i risvolti che si hanno nella governance”. Non a caso, i vertici dell’organizzazione provinciale sono espressi dalle zone dell’entroterra.

Il problema principale del nostro territorio è quello della coesistenza di una comunità civile ed una criminale. La prima – spiega Cilona – è costretta a subire la necessaria esistenza ed esigenze della seconda”. Estorsioni e usura in primis. E registriamo una forte resistenza da parte di chi subisce pressioni a denunciare questi episodi.”

Altrettanto preoccupanti sono i legami con le famiglie calabresi della Ndrangheta e la provincia di Agrigento: un territorio comune di affari illeciti che variano dalla droga all’abigeato ma con un picco preoccupante sui grandi appalti. Diverse operazioni hanno messo in rilievo questo dato che per noi è importantissimo così come altrettanto fondamentale è capire il modus operandi per truccare gare d’appalto.

“Un altro elemento che teniamo in considerazione sono le capacità di comunicazione e logistiche di Cosa Nostra che sono importanti sul territorio della provincia di Agrigento:c’è una nuova frontiera della comunicazione. I metodi classici, come i pizzini, continuano a rimanere parte importante e soprattutto ai vertici dell’organizzazione. Non è la stessa cosa per il centro dove il business, come quello della droga, necessita di esser gestito in maniera più fluida. C’è una camaleontica necessità di Cosa Nostra di venire incontro alle esigenze di mantenere il suo status.”


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