Mafia, Riina: “Mi fici arristari Binnu Provenzano. Andreotti un galantuomo”

Mafia, Riina: “Mi fici arristari Binnu Provenzano. Andreotti un galantuomo”

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Totò Riina al momento dell'arresto ed oggi

A me mi hanno fatto arrestare Bernardo Provenzano e Ciancimino e non come dicono i carabinieri”. Lo avrebbe detto il boss Toto’ Riina all’agente di polizia penitenziaria Michele Bonafede, il 21 maggio 2013 nel carcere Opera di Milano. L’episodio, ricordato oggi dal poliziotto durante il processo Stato-mafia, confermerebbe quanto detto dal figlio di Ciancimino, Massimo, che per primo ha parlato del ruolo del padre e del capomafia di Corleone nella cattura di Riina. Al boss i carabinieri sarebbero arrivati grazie all’indicazione del covo segnata da Provenzano nelle mappe catastali fattegli avere dal Ros attraverso Vito Ciancimino. “Ma e’ vera la storia del bacio ad Andreotti?”, gli chiese l’agente approfittando dell’insolita loquacita’ di Riina. “Appuntato, lei mi vede a baciare Andreotti? – rispose il boss – Le posso solo dire che era un galantuomo e che io sono stato dell’area andreottiana da sempre”. Su un’altra frase del boss, raccolta da Bonafede e da un altro agente, Francesco Milano, il 31 maggio 2013 mentre si recavano nell’aula per le videoconferenze del carcere (“Io non ho cercato nessuno, erano loro che cercavano me”), in aula sono emerse due versioni discordanti. Bonafede ricorda che il boss avrebbe aggiunto “per trattare”, mentre Milano ha riferito che il capomafia disse in siciliano stretto: “Il non cercai a nuddu (nessuno, ndr), furono iddi (loro, ndr) a cercare a mia (a me, ndr)”. Senza aggiungere altro, ne’ spiegare il contesto.

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