Mafia, Scarantino: “Mi picchiavano perchè fossi nuovo Buscetta”

Mafia, Scarantino: “Mi picchiavano perchè fossi nuovo Buscetta”

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Vincenzo Scarantino in una foto d'archivio

“Arnaldo La Barbera voleva che io fossi come Buscetta. Mi facevano continue pressioni, mi minacciavano e picchiavano. Volevano i nomi di coloro che avevano provocato la strage”. A sostenerlo, è stato Vincenzo Scarantino, deponendo oggi nell’aula bunker del carcere di Caltanissetta nell’ambito del Borsellino quater. Il falso pentito, oggi in veste di imputato ha spiegato che i vertici della polizia sapevano benissimo che i suoi familiari vivevano alla Guadagna e che le manette erano pronte per suo padre. “Non mi sembrava di parlare con un esponente dello Stato, tutt’altro”. Scarantino ha anche detto, che per convincerlo a collaborare gli “mettevano vermi nel cibo e urina nella minestra”.  “Io per La Barbera ero una creatura importante”, ha aggiunto il teste, “della strage non sapevo niente. Mi hanno costretto a fare una cosa mostruosa”. Sul luogo della strage di via d’Amelio, ha proseguito Scarantino, l’allora capo della Squadra Mobile di Palermo “trovò i resti di una bombola d’ossigeno. Trovò le briciole. Fu lo stesso La Barbera a riferirmelo. Quella bombola, le cui tracce nei vari processi si sono perse, conteneva un materiale esplosivo che avrebbe distrutto una montagna. Il nome della sostanza chimica era particolarmente complicato. Mi era stato scritto in un pizzino. Mi ricordo che conteneva molte lettere G e K”. Il processo riprenderà domani alle 9, sempre con l’esame di Scarantino.

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