Mafia del pesce: sequestrati beni per 500 mila euro

Mafia del pesce: sequestrati beni per 500 mila euro

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Il sequestro ai danni di Giovanni Di Salvo

I carabinieri hanno sequestrato beni per un valore di circa 500 mila euro riconducibili a Giovanni Di Salvo, 53 anni, di Santa Flavia, nel palermitano, attualmente detenuto, condannato in primo grado a 7 anni e 2 mesi di reclusione.

Le indagini patrimoniali sono consequenziali all’operazione denominata “Reset”, del giugno del 2014, che ha consentito di trarre in arresto 31 persone, ritenute responsabili a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso.

Nell’ambito di tale operazione Giovanni Di Salvo è stato arrestato per avere fatto parte, in concorso e insieme ad altre persone, dell’associazione mafiosa Cosa nostra.

In particolare, secondo gli investigatori, per avere partecipato, in qualità di “soldato”, alla famiglia mafiosa di Bagheria, operando in stretto contatto ed alle dirette dipendenze dei capi decina Giovanni Pietro Flamia e Giorgio Provenzano e del suo capo famiglia operativo Giuseppe Di Fiore, fungendo costantemente da punto di riferimento per la gestione dei contatti fra il capo famiglia e gli altri affiliati, nonchè adoperandosi in modo diretto e sistematico nella commissione dei reati fine dell’associazione, quali estorsioni e danneggiamenti, ai danni, tra l’altro, di operatori del settore della pesca, ottenendo così anche la sua personale aspirazione ad ottenere, con l’autorizzazione e la condivisione di interessi della locale famiglia mafiosa, il controllo del mercato della vendita delle esche, particolarmente redditizio nel territorio di Porticello.

Il provvedimento di sequestro riguarda l’intero capitale sociale e relativo complesso di beni aziendali della società denominata “Martinpesca srl”, con sede a Santa Flavia; il complesso di beni aziendali relativo all’impresa individuale denominata “Francesco Pesca di Di Salvo Francesco”, con sede sempre a Santa Flavia; la somma contante di 49.670 euro già sottoposta a sequestro preventivo all’atto dell’arresto dell’indagato; 15 rapporti bancari; e quattro veicoli.

 

 

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